Vandal

FRANCIA - 2013
4/5
Vandal
Il ribelle e solitario 15enne Chérif è figlio di genitori separati e ha un pessimo rapporto con la madre. Il ragazzo viene mandato a Strasburgo, città del padre con cui lui non ha contatti dal divorzio, per vivere con gli zii sperando che, cambiando ambiente, possa mettere la testa a posto. La vita nella nuova città sembra scorrere tranquilla fino a quando il cugino, apparentemente un classico bravo ragazzo, timido e introverso, introdurrà Chérif nel suo vero ambiente, quello dei graffitari, rivelandogli un nuovo mondo...
  • Durata: 84'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP (1:1.85)
  • Produzione: LES FILMS DU BÉLIER, TARANTULA, IN COPRODUZIONE CON RHÔNE-ALPES CINÉMA, HÉRODIADE FILMS; CON LA PARTECIPAZIONE DI: CANAL+, CINÉ+

RECENSIONE

di Angela Prudenzi

Ancora un ragazzo protagonista del concorso del Torino film festival. Dopo il venezuelano Pelo malo, ritratto di un ragazzino sofferente per l’anaffettività della madre, ecco irrompere sullo schermo Chérif, adolescente alle prese con la difficoltà di crescere. Siamo in Francia, precisamente a Strasburgo, dove il giovane alquanto turbolento è stato spedito a casa degli zii nella speranza che un ambiente diverso sia sufficiente a tenerlo fuori dai guai. Ma lontano dalla madre e sopratutto dall’amato fratellino, Chérif ha grandi difficoltà a trovare il proprio posto nel mondo. Pieno di rabbia, della sana rabbia che anima tutti alla sua età, ha il problema di capire come veicolarla in modo sano e liberatorio. A questo pensa l’apparentemente irreprensibile cugino, di giorno studente modello di notte graffitaro. La scoperta del mondo che cercava.
Facile catalogare Vandal come l’ennesima fotografia di adolescente inquieto che il cinema francese sforna con invidiabile facilità. È vero, lo è, per arrivare tuttavia a certi risultati bisogna avere la mano felice e una sensibilità speciale. Cisterne, alla sua opera prima, racconta con straordinaria adesione il cammino del ragazzo, mai eccedendo nel sentimentale o nel drammatico. Narratore già maturo si limita a mostrare gli eventi lasciando che a conquistare il cuore dello spettatore sia la battaglia interiore che il giovane compie con se stesso, fino alla scoperta dell’arte come possibile via di salvezza. Il tutto accompagnato da dialoghi perfettamente aderenti alla realtà e facce di contorno di imbarazzante realismo. Resta da chiedersi dove le trovino, vista la povertà cui ci ha abituato il nostro cinema. Per non parlare del protagonista, intenso e sofferente senza strafare. Un esordio di alto livello, e un possibile candidato al premio finale.

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO AL 31. TORINO FILM FESTIVAL (2013).
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy