Vado... l'ammazzo e torno

ITALIA - 1967
Vado... l'ammazzo e torno
Il convoglio ferroviario addetto al trasporto dell'oro della "Southern Bank" è attaccato dalla banda del celebre fuorilegge Monetero. Lo Straniero, un cacciatore di taglie da tempo all'inseguimento di Monetero, assiste non visto all'assalto senza intervenire e può così notare che, mentre il capobanda tiene a bada la scorta del convoglio, Pajondo, suo luogotenente, si è impadronito del bottino. Evidentemente esiste un appuntamento tra i due fuorilegge per spartirsi il ricavato del colpo. Terminata l'azione banditesca, infatti, Monetero si lancia sulle tracce di Pajondo, sempre pedinato dallo Straniero. Pajondo, inseguito dalle guardie, viene ucciso prima di poter rivelare a Monetero il nascondiglio dell'oro: unica indicazione del nascondiglio è un medaglione che Pajondo ha lasciato, prima di morire, al suo capo. Quando Monetero cade prigioniero delle guardie, lo Straniero riesce a liberarlo, ricevendo in cambio del suo aiuto la metà del medaglione. Durante la fuga, Monetero perde però la propria metà del medaglione che cade nelle mani di Clayton, un funzionario della "Southern Bank", anch'egli desideroso di impossessarsi dell'oro rubato. Le due mezze medaglie passano ripetutamente nelle mani ora dell'uno ora dell'altro degli interessati, con improvvisi ed inaspettati colpi di scena, finché i tre uomini si ritrovano insieme nella chiesetta diroccata in cui è nascosto l'oro. Dopo essere stati sul punto di battersi per il possesso dell'intero bottino, i tre optano per un'equa spartizione della refurtiva, più che sufficiente a render ricco ciascuno di loro.
  • Altri titoli:
    Je vais, je tire et je reviens
    Go Kill and Come Back
  • Durata: 98'
  • Genere: WESTERN
  • Specifiche tecniche: TECHISCOPE, TECHNICOLOR
  • Produzione: EDMONDO AMATI PER FIDA CIN.CA
  • Distribuzione: FIDA

CRITICA

"Non è che questo film rinunci, fin dal titolo, alla brutale violenza che ammucchia cadaveri su cadaveri (...) ma il regista sorride talvolta allo spettatore (...) le scazzottature (...) conseguono alla fine il ritmo giocoso d'una comica d'altri tempi (...). Nell'ironia (...) consiste la via d'uscita che potrà (...) liberarci di tante pellicole allucinate ed irrealistiche (...)". (Orio Caldiron "Cinema Sud", n. 44 del 1968).
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