V per vendetta

V for Vendetta

USA - 2005
V per vendetta
In un futuro "alternativo", la Germania, vincitrice della Seconda Guerra Mondiale, ha trasformato la Gran Bretagna in un Paese nazista. "V", un misterioso rivoluzionario deciso a sconfiggere la dittatura con atti di terrorismo estremo, rapisce la giovane Evey per reclutarla per la sua causa. La ragazza, quando arriva a scoprire il passato del ribelle mascherato, decide di aderire alla sua causa e di portare avanti con lui la lotta per la libertà...
  • Durata: 132'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, FANTASCIENZA, THRILLER
  • Specifiche tecniche: 35 MM, CINEMASCOPE
  • Tratto da: romanzo illustrato David Lloyd
  • Produzione: JOEL SILVER, GRANT HILL, ANDY E LARRY WACHOWSKI PER SILVER PICTURES, WARNER BROS. PICTURES, VIRTUAL STUDIOS, ANARCHOS PRODUCTIONS INC.
  • Distribuzione: WARNER BROS. ITALIA
  • Data uscita 17 Marzo 2006

RECENSIONE

di Diego Giuliani
Un regime dispotico che governa con gli strumenti della paura e del sospetto. Emigrati, emarginati e dissidenti inviati nei campi di concentramento. La televisione che copre le menzogne di governo, parlando d'altro. E come se non bastasse, un vendicatore pronto a farsi saltare in aria con tutto il Parlamento, per restituire la libertà al popolo. Durante il festival di Berlino Variety ha bollato V per Vendetta come facile strumentalizzazione della controcultura di oggi. Ci sono tanta politica e attualità, è vero. Ma V per Vendetta è molto di più, dal punto di vista sia formale che contenutistico. Anche se soltanto ombre dell'originale, scenari e fotografia evocano comunque l'affascinante fumetto ideato, non a caso all'epoca del thatcherismo di ferro, dalla coppia Alan Moore e David Lloyd. Delle cupe ambientazioni della striscia rimangono oggi chiari rimandi all'opprimente immaginario orwelliano, così come estetica e atmosfere, che a tratti ricordano il celebre The Wall di Alan Parker, figlio degli stessi anni. Repressione, omologazione, censura sociale e politica: non è un caso che i Wachowski abbiano trovato pane per i loro denti. In forma e contesti diversi, ma paure e denuncia sono le stesse del primo Matrix, come l'ex cattivo Hugo Weaving e l'allora assistente McTeigue, questa volta promosso in regia. In più, dalla loro hanno questa volta anche una potente trama romantica e una (studiata?) coincidenza politica. Si partecipa molto al film, ma non solo per gli inevitabili accostamenti agli attuali scenari internazionali. Gran parte del merito va all'affascinante Mr V. Molto più di un semplice vendicatore, e del kamikaze a cui le semplificazioni l'hanno costretto, incarna infatti appieno l'eroe romantico del nuovo millennio. Vittima prima ancora che vendicatore, esalta poi con la maschera l'universalità del suo messaggio. Non è solo uno, ma anche nessuno e centomila come nelle suggestive scene che concludono il film. Perché, come ripete con un po' di enfasi retorica, gli uomini muoiono, ma le idee no.

NOTE

- FUORI CONCORSO AL 56MO FESTIVAL DI BERLINO (2006).

- ALAN MOORE, AUTORE DEL ROMANZO A FUMETTI ILLUSTRATO DA DAVID LLOYD, NON E' STATO ACCREDITATO DALLA PRODUZIONE PER MOTIVI LEGALI.

CRITICA

"Qualcuno li prende sottogamba, ma sui film tratti dai fumetti ormai si discutono fior di tesi all'università. Questo non vuol dire che dall'incontro tra i diversi linguaggi nascono solo capolavori; ma il nuovo sottogenere possiede qualità catalizzatrici dello spirito del tempo. Fuori concorso, per esempio, ha fatto ieri la sua ottima figura 'V for Vendetta' basato sulla sceneggiatura di Andy e Larry Wachowski e, naturalmente, sull'omonima graphic novel di culto di Alan Moore: in quanto a tenuta narrativa, suggestione scenografica e spettacolarità d'azione, insomma, uno di quei kolossal di primo livello che non si limitano a fare il verso alle compiaciute passioni under 18. L'esordiente australiano James McTeigue, del resto, vanta un prestigioso curriculum d'assistente alla regia e nella fattura sbucano da ogni fotogramma le competenti citazioni dei maestri per cui ha lavorato, da Proyas ('Dark City') a Lucas ('Star Wars episodio II - L'attacco dei cloni') e gli stessi fratelli Wachowski (i tre capitoli di 'Matrix'). (...) Lo spunto della trama non è particolarmente sorprendente né particolarmente sofisticato e l'abilissimo disegnatore britannico si limita nel suo testo (risalente agli anni '80) a dare un colpo al cerchio e uno alla botte, cavalcando a briglia sciolta una serie di opinioni dal retrogusto probo, moderato e, perché no, scontato. Meno onnipotente di 'Spider-Man' e molto meno freak degli 'X-Men', 'V' si giova di un carisma da vecchio lord, di maniere acculturate e di un vigore da spadaccino degno dei sempreverdi avventurosi che si gode in dvd nelle pause del servizio: ma in quanto a tormentosi traumi nascosti dall'ombra del passato non è secondo a nessuno ed è pronto a dimostrarlo nel fragore del finalissimo catartico. Natalie Portman esegue bene la parte dell'umiliata & offesa anche se, quando trionfano le magnifiche scene di massa, non può che farsi idealmente da parte per applaudire i virtuosismi del regista." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 12 febbraio 2006)

"'V for Vendetta' è solo una truculenta fiaba, sceneggiata dai fratelli Andy & Larry 'Matrix' Wachowski a partire da un romanzo a fumetti degli anni '80 di Alan Moore; senza contare che, per simulare Londra, la produzione ha scelto set berlinesi. (...) Per una megaproduzione accurata e con dovizia di effetti speciali, non si capisce bene a quale pubblico il film, diretto da James McTeigue, e presentato fuori concorso a Berlino, sia destinato. I giovani potranno apprezzarne l'aspetto molto gotico, molto dark; oltre alla tipologia dell'eroe, sadico, sfortunato e romantico quanto il Fantasma dell'Opera. Con ogni probabilità, però, lo troveranno troppo parlato, moderatamente dinamico e, in definitiva, al disotto delle aspettative. Quanto al protagonista Hugo Weaving, difficile prevedere per lui un salto di carriera: non si toglie la maschera nemmeno in un'inquadratura, lasciando cavallerescamente tutta la scena a Natalie Portman." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 14 febbraio 2006)

"Questi film sono generalmente modesti, partecipano però ai grossi festival per attrarre il pubblico giovanile e - nel caso di 'V come vendetta' - perché sono girati nel Paese ospitante. Il regista di 'Vi come vendetta' John McTeigue ha fatto però una buona scelta, che in parte bilancia la cattiva (ispirarsi alle storie di Alan Moore e David Lloyd, manipolate dai Wachowski): ha per protagonista Hugo Weaving, l'agente dell'FBI nei 'Matrix'." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 14 febbraio 2006)

"A realizzarlo dovevano essere infatti i fratelli Wachowski già prima di 'Matrix' (e dell'11 settembre). Alla fine invece figurano solo come produttori (con una nuova società battezzata Anarchos), ma 'V for Vendetta' porta impresso il loro marchio su ogni fotogramma. Massimo impatto spettacolare, ma anche estrema attenzione alle idee. Cura visiva senza pari, e tesi paradossali quanto ben argomentate. Naturalmente nei limiti del cinema d'azione. (...) Ispirato al personaggio storico del cattolico Guy Fawkes, che nel 1605 tentò di far saltare in aria la House of Lords ma fu imprigionato e torturato, l'ineffabile V, diciamolo, è uno dei personaggi più complessi mai visti in un film-fumetto. Altro che Batman, Spider-Man e le loro risibili nevrosi. Questo ribelle senza volto né morale vive in un covo un po' arca e un po' museo, zeppo di libri, quadri, sculture, oggetti d'arte e di modernariato fra cui si riconoscono le tele di Holbein ma anche il manifesto di 'Furia umana', il grande gangster-film con James Cagney. Vede e rivede senza sosta 'Il conte di Montecristo' con Robert Donat. Uccide solo i membri del governo e i loro sgherri. E se non fosse per un lungo combattimento all'arma bianca gonfio dei più vieti cliché, sarebbe anche l'eroe di un film molto elegante per il suo genere. Anche perché McTeague e i suoi collaboratori (foto, scene, costumi sono di prim'ordine) ci sanno fare. E se le immancabili scene d'azione sono quasi sempre molto più inventive del consueto, l'alternanza di toni gravi e buffoneschi, orridi e satirici, è una vera sorpresa. Basti per tutti lo show anti-Cancelliere che il bravissimo Stephen Fry, presentatore tv, manda temerariamente in onda prima di finire manganellato e rapito dai soliti agenti di regime. Un portento di ironia sul tema della maschera e del doppio da far morire d'invidia i Monty Python. E scusate se è poco." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 febbraio 2006)

"Il FilmFest grida vendetta, un richiamo che nel cinema è sempre fortissimo; ma lo è anche in letteratura, basti pensare a 'Il conte di Montecristo' ripetutamente menzionato in 'V for Vendetta'. (...) L'opera prima di Jack McTeigue, aiuto per 'Matrix' dei fratelli Wachowski che gli hanno anche scritto la sceneggiatura, trasferisce sullo schermo l'ultraventennale fumetto di Alan Moore, un maestro molto apprezzato dagli amatori del genere. I quali non saranno delusi quando il film arriverà su tutti gli schermi perché le immagini incalzano suggestive, le sorprese si susseguono e gli attori sono di prima scelta: da John Hurt sanguinario dittatore di un'Inghilterra fascistizzata a Sinéad Cusack scienziata serva del potere, dal problematico detective Stephen Rea alla bella Natalie Portman tratta in salvo dall' eroe senza volto. Il legame fra V e la bella deriva da 'Il fantasma dell'opera' di Leroux, ma se fra gli interpreti non ho nominato il bravo protagonista Hugo Weaving un motivo c'è e va tenuto segreto." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 14 febbraio 2006)

"Con la roba di cult bisogna andarci cauti, perché i fans prendono fuoco facilmente. E poiché la graphic novel da cui 'V per vendetta' deriva lo è, esistono buone probabilità che una quotaparte de 'cult' transiti sul film. Salvo un paio di sequenze suggestive, però, il tam-tam mediatico che ne ha preceduto l'uscita appare eccessivo. Scartate le improbabili implicazioni politiche, la truculenta favola orwelliana potrà piacere ai giovani per l'aspetto molto gotico, molto dark; oltre che per la tipologia dell'eroe, sadico, sfortunato e romantico. Però è troppo parlata, moderatamente dinamica e anche un po' deprimente." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 17 marzo 2006)

"Pur avendone in dote le caratteristiche, dai produttori-sceneggiatori i fratelli Wachowski-Matrix, il fumetto tratto dalla graphic novel di Moore e Lloyd, è un fantasy con un cuore di tenebra sociale ispirato dal regime Thatcher. (...) Pretenzioso e irrisolto nel dialogo, litigioso, il tenebroso ammonimento rimette in circolo la polemica terroristi e-o partigiani con l'efficace regìa di James McTeigue. Natalie Portman si fa radere il cranio per la causa e Hugo Weaving porta la sua inquietante maschera: è la solitudine, bellezza." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 17 marzo 2006)

"Non è detto che i film ispirati dai fumetti riescano sempre bene, ma certo il neogenere esibisce qualità catalizzatrici, nel bene e nel male, dello spirito del tempo. Di primo acchito sembrerebbe riuscito, per esempio, 'V per Vendetta', basato sulla sceneggiatura di Andy e Larry Wachowski e sull'omonima graphic novel (1981-89) di Alan Moore e David Lloyd: in quanto a suggestioni atmosferiche e scenografiche siamo, insomma, al cospetto di uno di quei kolossal che non s'accontentano di scatenare in platea il tifo giovanile. L'esordiente australiano James McTeigue vanta un nutrito curriculum d'assistente alla regia e non a caso nell'ordito del film sbucano da ogni fotogramma le citazioni dei maestri per cui ha lavorato, da Alex Proyas ('Dark City') a George Lucas ('Star Wars Episodio II - L'attacco dei cloni') e agli stessi fratelli Wachowski (i tre capitoli di 'Matrix'). (...) Meno onnipotente di Spider-Man e molto meno freak degli X-Men, V si giova di un carisma da vecchio lord, di maniere acculturate e di un vigore da spadaccino degno dei cult-movies d'avventura che si gode in dvd nel suo covo-museo sotterraneo: ma, in quanto ai tormentosi traumi nascosti dall'ombra del passato, non è secondo a nessuno ed è pronto a dimostrarlo nel fragore del finalissimo catartico. Purtroppo i dialoghi banalissimi e la farraginosa alternanza di toni apocalittici e farseschi finiscono con lo smascherare - è proprio il caso di dirlo - tutta la pretensione del testo e della trasposizione e con l'evidenziare come gli autori attualizzino il tenebroso fantasy con una serie di demagogiche tirate, per così dire, antagoniste, se non addirittura con sinistre strizzatine d'occhio pro-terroristi." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 17 marzo 2006)

"Tratto dalla famosa graphic novel di Alan Moore e David Lloyd, 'V for Vendetta' è un 1984 pulp aggiornato all'epoca del terrorismo globale e dei poteri occulti. Uscito a puntate fra il 1981 e il 1989, il fumetto sparava le sue bordate contro le nefandezze dell'era Thatcher. Nel film l'Inghilterra del prossimo futuro vale per l'intero Occidente opulento, sempre più arroccato e tentato dalla soppressione delle libertà individuali. Dopo la colossale montatura tecno-paranoica di 'Matrix', i Wachowski (che dovevano anche dirigere, oltre a scrivere e produrre) guardano insomma ad Orwell. (...) Altro che Batman: questo ribelle senza volto vive in un covo un po' arca e un po' museo, zeppo di libri, quadri, sculture, oggetti d'arte e di modernariato. Vede e rivede senza sosta 'Il conte di Montecristo' con Robert Donat. Uccide solo i membri del governo e i loro sgherri. Peccato che, rispetto al fumetto, sia semplificato e banalizzato il rapporto con Natalie Portman, la giovane figlia di ribelli che salva e conquista. Ma l'alternanza di toni gravi e buffoneschi, orridi e satirici, è una vera sorpresa. E fra tante scene d'azione si impone un'attenzione alle immagini e al loro senso nascosto (le immagini mentono, sta a noi saperle decifrare) decisamente inconsueta in un film spettacolare." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 marzo 2006)
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