Ustica

ITALIA, BELGIO - 2016
Il 27 giugno 1980, un DC9 appartenente alla compagnia aerea Itavia scompare dagli schermi radar senza lanciare alcun segnale di emergenza e si schianta tra le isole di Ponza e Ustica. Muoiono 81 persone. Roberta Bellodi, una giornalista siciliana che ha perso la figlia in quella tragica notte e Corrado di Acquaformosa, deputato al Parlamento italiano, membro della commissione incaricata di far luce sul disastro del DC9, cercano di scoprire la verità, rimanendo invischiati in un labirinto di depistaggi, scomparsa di prove e testimoni chiave.

CAST

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DI: MIBACT, REGIONE TOSCANA, REGIONE BASILICATA, REGIONE SICILIA, REGIONE LAZIO E IN ASSOCIAZIONE CON (AI SENSI DEL TAX CREDIT): DOROTEA E LA FERLA PIETRO.

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2017 PER I MIGLIORI EFFETTI DIGITALI.

CRITICA

"Mistero brutto, già al cinema con 'Il muro di gomma' di Marco Risi (1991), su cui ora torna Renzo Martinelli 'inconfutabilmente - ipse dixit - supportato da materiale documentale': il suo Ustica non ipotizza un cedimento strutturale, il missile o la bomba, bensì il triangolo con caccia libici e americani. (...) Coraggio produttivo e impegno civile gli vanno riconosciuti, eppure Martinelli (...) continua a scambiare il cinema per la nostrana, e nemmeno la migliore, fiction tv: primi piani come se piovesse, doppiaggio indifferenziato, parentesi sentimentali degne di un'esterna di 'Uomini e donne'. Più che i giochi di guerra tra le nuvole, temi un'imboscata di Gabriel Garko." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 31 marzo 2016)

"Il mistero di Ustica, raccontato dal cinema per la terza volta (salvo errore). Raccontato in maniera più che plausibile. (...) Piacerà a chi apprezza il cinema onesto e documentato di Martinelli. Dopo aver ricostruito (bene) il massacro di Porzus e il disastro del Vajont ha accostato uno dei misteri d'Italia senza virate fantapolitiche o pregiudizi ideologici. Non sarà un gran cinema il suo ma è probo, rigoroso, utile." (Giorgio Carbone', 'Libero', 31 marzo 2016)

"Il regista Renzo Martinelli, a cui non mancano né fantasia né coraggio, ricostruisce a suo modo una vicenda tuttora oscura. (...) Chi non sa nulla si appassionerà, gli altri un po' meno." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 31 marzo 2016)

"A ciascun nuovo titolo Martinelli promette verità e rivelazioni sui grandi misteri della nostra storia, quei buchi neri che punteggiano l'Italia con le conseguenze che sappiamo: le stragi, i silenzi, le omissioni di stato, le complicità omertose, le verità distorte (...) ma in questa sua bramosia di rivelazioni rimane sempre intrappolato. È un po' il problema di chi puntando solo sulla «macchinazione» finisce per mettere la realtà che vuole illuminare sullo sfondo. E soprattutto opacizza il cinema e le sue infinite possibilità di impatto sulla cosiddetta storia ufficiale. (...) Che il cinema sia strumento politico e civile, di coscienza e risonanza per storie note eppure dimenticate è senza dubbio una parte importante della sua natura (...) ma non giustifica un brutto film. Perché questo è 'Ustica', enfatico, fracassone, recitato malissimo, quasi peggio di una pessima fiction tv italiana, a cominciare dalle prime scene (...). I personaggi sono rivisti drammaturgicamente in una linea narrativa anch'essa a effetto (...). Però per dirci «guardate è tutto vero» Martinelli monta immagini di repertorio, i familiari delle vittime in lacrime all'obitorio di Palermo, i tg. Chiaramente la convinzione che il soggetto basti da sé - il regista ha detto di avere lavorato sulle cinquemila pagine dell'istruttoria del giudice Rosario Priore - è alla base del suo modo pensare le immagini. Ma questa cosa non può funzionare, non funziona mai, e anzi a quanto si vuole proteggere - mancando un punto di vista proprio che non può essere solo «io sto dicendo la verità» - finisce per nuocere cancellando forza, ragionamento, pensiero, dubbi, domande che sono indispensabili." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 1 aprile 2016)

"«Ustica» non è un film inchiesta, bensì a tesi, e l'errore sta a monte, nel considerare inconfutabile l'assunta Martinelli cade sempre in sceneggiature scritte con l'accetta: un cinema che non conosce le sfumature, né in ciò che racconta né nel modo; sempre meno riesce a suscitare interesse o dibattito, solo polemiche di breve durata. Bisogna prendere atto che le cose siano andate così e farsi prendere la pancia dal carico di retorica e di ricatto morale, tra madri che non accettano la morte della figlia e aspettano sulla spiaggia che torni a nuoto e mogli eroine che sanno leggere un messaggio in arabo del pilota libico. Il regista gioca a fare l'americano, ma le immagini sono inerti, non c'è vera tensione e non servono le insistite inquadrature sghembe: un'altra occasione mancata." (Nicola Falcinella, 'L'Eco di Bergamo', 1 aprile 2016)
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