Uomini e lupi

ITALIA - 1956
Uomini e lupi
In un paese dell'Abruzzo si danno appuntamento tutti i cacciatori più bravi per una gara di caccia al lupo. Il premio è di ventimila lire. Arriva Giovanni con la bella moglie e spera di catturare un esemplare vivo per venderlo ad un giardino zoologico. Ricuccio, invece, si spaccia per luparo ma è uno sbruffone più che altro interessato a conquistare le ragazze. La morte di Giovanni e la discesa di un branco di lupi che minaccia il villaggio cambierà ogni cosa.
  • Durata: 94'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: CINEMASCOPE, EASTMANCOLOR
  • Produzione: GIOVANNI ADDESSI PER TRIONFALCINE, TITANUS
  • Distribuzione: TITANUS

NOTE

- LA LUNGHEZZA ORIGINALE DEL FILM E' DI 3.300 METRI MA LA PRODUZIONE CHIESE CHE NON SUPERASSE I 2.800 METRI. DE SANTIS RIFIUTO' OGNI TAGLIO E LASCIO' IL LAVORO. MONTAGGIO, MUSICHE E MISSAGGIO NON FURONO SEGUITI DAL REGISTA CHE CERCO' - SENZA SUCCESSO - DI FAR TOGLIERE IL SUO NOME DAI TITOLI. RITENUTO UN REGISTA SCOMODO RIUSCI' A DIRIGERE UN FILM, MA NON ITALIANO, NEL 1957. DAL 1960 - ANNO IN CUI IN ITALIA DIRESSE IL COMMERCIALE "LA GARÇONNIERE" - AL 1972 DIRESSE SOLO DUE FILM.

CRITICA

"Ancora una storia del sud per il vigoroso cinema popolare di De Santis, conoscitore di luoghi e persone e capace di rappresentarli al meglio. Il neorealismo era ormai tramontato, e il regista stava evolvendo verso una solida drammaturgia "rusticana". Molto bravi i protagonisti." (Francesco Mininni, Magazine italiano tv).

"Nel film, che ha soprattutto valore spettacolare, riescono particolarmente interessanti la descrizione dell'ambiente e le pagine corali, come l'attacco dei lupi al villaggio e la lotta che ne consegue. Discretamente efficace la regia, buona l'interpretazione dei protagonisti." ("Segnalazioni cinematografiche", vol. 41, 1956).

"Naturalmente tutte queste considerazioni non hanno niente a che fare col vero scopo che è quello di mettere in piedi un grosso affare finanziario (...) Perciò questi film non sono del regista, ma del produttore. Il regista esegue e firma. In questo caso: f.to De Santis". (Filippo Sacchi, "Al cinema col lapis", Mondadori, 1957)
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