Uomini che odiano le donne - Il film

Män som hatar kvinnor

DANIMARCA, SVEZIA - 2009
4/5
Uomini che odiano le donne - Il film
Il giornalista economico in crisi Mikael Blomkvist, accetta la proposta di un ricchissimo industriale che gli chiede di indagare sulla sparizione, avvenuta diversi anni prima, di sua nipote Harriet Vanger. Le indagini di Blomkvist, condotte con l'aiuto della hacker tatuata e senza scrupoli Lisbeth Salander, porteranno alla luce una sconvolgente e oscura storia, zeppa di segreti che i componenti della famiglia Vanger cercheranno di difendere ad ogni costo.
  • Altri titoli:
    Millénium
    Millennium - Uomini che odiano le donne
    The Girl with the Dragon Tattoo
  • Durata: 152'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Tratto da: romanzo omonimo di Stieg Larsson
  • Produzione: YELLOW BIRD FILMS, NORDISK FILM, SWEDISH TELEVISION, ZDF ENTERPRISES
  • Distribuzione: BIM - DVD: BIM/01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2010) - BLU-RAY: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2010)
  • Data uscita 29 Maggio 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

I fanatici della MillenniumTrilogy – un caso editoriale da 10 milioni di copie vendute – stiano tranquilli: Uomini che odiano le donne è un bel film e una convincente trasposizione del primo dei tre bestseller di Stieg Larsson. Va dato atto al regista Arden Oplev –  che scarsa stima vantava presso i “larssoniani” e ancora meno tra i cinefili – di aver trovato la quadratura del cerchio: fedeltà al romanzo nel libero gioco del suo tradimento. Apparentemente è il classico thriller, con un sottobosco che ricorda Twin Peaks e un climax che rimanda al Silenzio degli Innocenti. Un giallo sullo sfondo dell’algida provincia svedese che tocca a due improvvisati ispettori risolvere: l’incorruttibile Mikael Blomkvist, giornalista d’inchiesta e incubo di “malfattori e potenti” (nel film, come nel libro, di equazione si tratta) e Lisbeth Salander, hacker prodigiosa e intrattabile sociopatica. Dovranno scoprire che fine ha fatto Harriet Vanger, giovane ereditiera di una famiglia d’industriali, scomparsa quarant’anni prima. Difficile capire cosa posso legare la coppia di protagonisti – lei ha pure tendenze lesbo – e anche di più stabilire la natura dei rapporti all’interno della famiglia Vanger o i torbidi retroscena dietro la sparizione di Harriet. Niente è ciò che sembra, e nessuno se ne scandalizza. Il milieu di Uomini che odiano le donne ristagna nel solco tra l’apparire e l’essere, come fosse il suo habitat naturale. E il taglio di regia si adegua: asciutto nella forma, esasperato nella sostanza. La violenza è esibita, enfatizzata, sporca, ma non ha riverberi sulla sintassi (che resta lineare e pulita) né sui corpi che la subiscono. I personaggi vi impattano come farebbero gli spettatori di oggi di fronte a una guerra vista da un cinegiornale. L’effetto è museale. La chiave metalinguistica. Come Harriet, il mondo è già sparito da un pezzo, le sue tracce nascoste tra i reperti delle tante copie virtuali: fotografie, filmati d’archivio, tracciati informatici, sono loro i protagonisti. Indagare non spetta più alla polizia, ma ai maghi della comunicazione, gli esperti di fantasmagorie, hacker e giornalisti. Al sapiente lavoro di scavo di Blomkvist e alla “memoria fotografica” di Lisbeth, personaggi-ponte tra l’attuale e il virtuale, carnali e simbolici, vivi solo per la presenza scenica di Michael Nyqvist e il magnetismo animale di Noomi Rapace. Archeologia per immagini, dove il presente è solo un calco del tempo e a contare è il passato, principio e fine di tutto. Ogni scena è illuminata, evidente, tangibile, ma il suo contenuto sovrascrive una realtà situata altrove, accaduta prima. Come un fantasma del visibile che alcuni vorrebbe ricacciare nel fuoricampo. Uomini che odiano le donne e il cinema.

NOTE

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 22 MARZO 2011 HA ELIMINATO IL DIVIETO AI MINORI DI 14 ANNI.

CRITICA

"Il montaggio, serrato senza isterismi, riesce a bilanciare la mancanza di iper-tecnologie. 'Uomini che odiano le donne' è un film d'azione biologico, privo cioè di finte scene, ricostruzioni al computer e via di seguito. Una crime-story un po' d'altri tempi, di quelle dove ci sono i cattivi veri, e dietro i cattivi veri una società che fa acqua, anche se non si vede." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 29 maggio 2009)

"La narrativa poliziesca di Larsson è perfetta e affascinante, il film lo è molto meno: manca il ritmo, il lavoro di sceneggiatura è inesistente come lo charme, nel contesto conservatore e pacato la ragazza Noomi rapace, nervosissima e piena di piercing, fa l'effetto d'una macchia, d'uno strappo." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 29 maggio 2009)

"Si dice che dai buoni libri nascano brutti film e viceversa. Da un (triplice) romanzo svedese meno che mediocre affidato a un ultrapiatto regista danese, nasce un piatto antikolossal mediocre: filmIkea in cui cercare l'appiglio più maneggevole per accomodarsi senza spendere troppo (di sé) e pisolare con rari sobbalzi di attenzione. (...) Sullo schermo è un fiacco detective improvvisato che mette in fila gli indizi improbabili e le sorprese riciclate assemblate da uno scrittore che ammirava Marlowe, ma dal 'noir dei duri' ha preso solo l'idea facilona che, trovata una fotografia dopo 40 anni, sia proprio quella in cui la vittima bionda guarda il suo assassino. Il libro ha venduto molto? Lo esaltano critici e copertine? Brutti segnali culturali. Le uniche scene che funzionano del tetro film extralarge sono quelle di sesso sadico. Segno pessimo." (Alessio Guzzano, 'City', 29 maggio 2009)

"All'inizio lo spettatore si trova davanti il solito investigatore improprio, quarantenne ma idealista, dalla vita disordinata ma dagli amici devoti. La più connotata aiutante appare gradualmente nella storia, viene violentata, esacerbando l'odio per un certo tipo di uomini, ma dà egualmente il suo contributo di deviante alla 'legalità democratica'. La sua omosessualità resta in ombra, benché le spalle possenti della Parace facciano pensare a un travestito. La connotazione antifascista si risolve in una connotazione antiborghese, dove borghese è chiunque abbia i soldi e metta la cravatta. Quanto a psicologia, quella di Larsson si taglia con l'ascia: quella di Oplev, col coltello." (Maurizio Cabona, 'Il giornale', 29 maggio 2009)

"Altro merito di Plev, il colpo di scena finale, la soluzione del mystery. Giusta, puntuale, fulminante, mentre in genere in questi film troppo lunghi, troppo affollati di personaggi e scene madri, lo scioglimento è sempre deludente. Last but not least, una morale che non dispiacerà ai vetero-comunisti. I cattivi son quasi tutti affaristi danarosi. La morale brechtiana è che è più criminale fondare una banca che sfondarla ritrova qui un inaspettato revival." (Giorgio Carbone, 'Libero', 29 maggio 2009)

"La tela di fondo su cui agiscono funge da condensato dei mali dell'epoca (in versione svedese):
capitalismo e crisi economica, sessismo e fascismo di ritorno. La buona notizia è che il primo film ricavato dalla trilogia Millennium (altri due seguiranno) riesce a preservare l'atmosfera del romanzo, il clima funesto e sinistro in cui il Male trova il suo terreno di coltura. Buona premessa per un tipo di racconto dove l'interesse principale è che i personaggi grattino la superficie delle cose, rivelandone le verità nascoste. Peccato che, poi, la sceneggiatura si accontenti di soluzioni spesso prevedibili, dove nuovi indizi arrivano a intervalli regolari per avvicinare gli investigatori alla soluzione. Il tutto intervallato da episodi di violenza e da scene ad effetto, studiate per non perdere l'attenzione dello spettatore non 'iniziato' alla saga. Niente di male; quanto basta, però, a fare del film di Oplev un prodotto efficiente ma un po' anodino, formattato per l'esportazione." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 29 maggio 2009)

"Ormai sapete tutto: uomini che odiano le donne è il primo romanzo della cosiddetta trilogia di Millennium, nonché il primo dei tre film ispirati ai libroni di Stieg Larsson; Che una storia così profondamente svedese (vedrete cosa succede nel secondo e nel terzo film!) sia prodotta e diretta da danesi è un dettaglio che lasciamo al gossip scandinavo: ciò che vorremmo ribadirvi oggi è che il film funziona soprattutto se non avete letto i libri. Se invece siete fans della trilogia dovrete
rassegnarvi a robusti tagli nella trama del resto inevitabili. Se invece siete vergini eccovi un bel giallo di 2 ore e mezza in cui un giornalista integerrimo viene assunto da un magnate per
indagare sul torbido passato della sua famiglia. C'è di mezzo una serie di omicidi, ma il
giornalista non ne verrebbe mai a capo senza l'aiuto di una geniale hacker capace di infilarsi con il computer nei segreti di chiunque. C'è anche un po' di sesso, e gli uomini non fanno una bella figura. Dirige Niels Arden Oplev (efficace), i protagonisti sono Michael Nyqvist (corretto) e Noomi Rapace (incredibile). Buon divertimento." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 29 maggio 2009)
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