Unknown - senza identità

Unknown

GIAPPONE, GRAN BRETAGNA, FRANCIA, CANADA, USA, GERMANIA - 2011
Dopo essersi risvegliato dal coma, il Dottor Martin Harris scopre che qualcuno gli ha rubato l'identità e che nessuno, neanche i suoi familiari, sembra riconoscerlo. Con l'aiuto di Gina, giovane e preziosa alleata, Martin cercherà di scoprire cosa sia successo e di riprendersi la sua identità...

CAST

NOTE

- FUORI CONCORSO AL 61. FESTIVAL DI BERLINO (2011).

CRITICA

"Nel nuovo thriller ora in testa agli incassi americani, c'è tutto quello che v'aspettate dal bel filmone d'una volta dove conta solo il verosimile del cinema. Cioè il mistero, il sospetto, la Berlino del Kempinski, dei vicoli e delle spie, rigurgiti di nazisti e comunisti doc (plausi a Bruno Ganz, irriconoscibile, bravissimo), strani incidenti, smemoratezze, ospedali, coma profondo, perdita di identità e scoperta di un doppio, valigette, passaporti, aeroporti, documenti segreti, mogli smemorate, cianuro accanto al tè, computer, chiavette e files segreti che passano di mano mentre impazza l'happy hour; oltre naturalmente a rampe di garage dove avvengono i più turpi regolamenti di conti. (...) Al contrario dei geniali fratelli Coen che col 'Grinta' girano un western pieno di dubbi e dialoghi ma con un rispetto al classico che diventa la stessa modernità del film, il furbo Collet-Serra si limita a ristabilire tutte le convenzioni a partire da questo Martin Harris, studioso da conferenza che, come in 'Intrigo a Stoccolma' di Robson, all'improvviso si trova in circostanze straordinarie e non sa spiegarci come, quando e perché." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 25 febbraio 2011)

"Che gran pasticcio. Un giallo aggrovigliato e inverosimile come pochi, che sottrae tutti gli spunti a celebri film del passato. Parte esattamente come 'Frantic' di Polanski, con la differenza che siamo a Berlino anziché a Parigi. Poi avanza, a tentoni, parafrasando 'Intrigo internazionale' e 'L'uomo che sapeva troppo' di Hitchock. Passando per 'Intrigo a Stoccolma' con Paul Newman, 'Arabesque' con Peck e la Loren e 'Il fuggitivo' con Harrison Ford. Insomma, un fritto misto da immediato mal di stomaco, che il giovane e impudente regista catalano Jaume Collet-Serra, già autore del delirante parahorror 'Orphan', ha tratto da un romanzo. Certo, i più giovani, che probabilmente non conoscono i film bellamente depredati potrebbero anche restare coinvolti, perché di suspense indubbiamente ce n'è. Anche se la storia non sta in piedi. (...) Il regista imbroglia di continuo le carte facendo prendere all'imperturbabile Liam Neeson più botte di De Niro in 'Toro scatenato'. Ben gli sta, così impara a fare film così brutti." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 25 febbraio 2011)

"Che lo scrittore - non questo romanzo - abbia vinto il Goncourt rimane un triste mistero: Didier van Cauwelaert non è Littel né Houllebecq, per citare due recenti premiati. Soprattutto, il regista Jaume Collet-Serra non è Hitchcock, ma è la minore delle colpe: sul patibolo finiscono libro e sceneggiatori (Oliver Butcher e Stephen Cornwell), rei di uno sciagurato viaggio oltre i confini del verosimile. Lo spacciano per thriller, 'Unknown', e indi non faremo spoiler, ma il protagonista Liam Neeson, professore di botanica americano in trasferta berlinese, fa un incidente e gli rubano l'identità, complice un intrigo internazionale in cui gli Ogm non sono i cattivi. C'è pure la bella immigrata Diane Kruger a boccheggiare in un mare magnum di incongruenze e risibilità assortite: chi ci dovesse vedere 'Hitch', 'Frantic' o 'Bourne', forse dovrebbe farsi vedere." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 25 febbraio 2011)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy