Un'altra vita - Mug

Twarz

POLONIA - 2018
2,5/5
Un'altra vita - Mug
Jacek lavora in un cantiere vicino al confine polacco-tedesco dove viene costruita la statua più grande del mondo del Gesù. Ma la sua vita cambia all'improvviso a causa di un terribile incidente sul lavoro che lo deturpa completamente. Dopo un'operazione innovativa gli viene praticato un trapianto della faccia. Tornato nella sua città natale è celebrato come un eroe nazionale, ma non si riconosce più allo specchio e nessuno di fatto lo riconosce. Per tutti è un perfetto estraneo...
  • Altri titoli:
    Mug
    Face
  • Durata: 91'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:2.39)
  • Produzione: JACEK DROSIO, MALGORZATA SZUMOWSKA, MICHAL ENGLERT PER NOWHERE SP. Z O.O., IN COPRODUZIONE CON NINA, KBF, TVN, DREAMSOUND SP Z O.O., DI FACTORY, PLATIGE FILMS SP Z O.O., PIRAMIDA FILM, LESNODORSKI, SLUSAREK I WSPÓLNICY, KINO SWIAT
  • Distribuzione: MOVIES INSPIRED
  • Data uscita 24 Aprile 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Jacek (Mateusz Kościukiewicz) è un tipo bizzarro quanto bonario, metallaro sfegatato e innamorato perso della sua Dagmara (Małgorzata Gorol). Operaio edile nel cantiere di quella che dovrebbe diventare la statua di Cristo più alta del mondo, subisce un gravissimo infortunio, cadendo all’interno della stessa: ne esce sfigurato, tanto da decidere di sottoporsi al primo trapianto facciale effettuato in Polonia.

Settimo lungometraggio della polacca classe 1973 Małgorzata Szumowska (Elles, In the Name of… e Copri, Orso d’Argento per la regia a Berlino 2015), è Mug, ovvero “muso, grugno”, da noi tradotto in Un’altra vita.

Tanti i temi pesanti e pensanti che mette in scena, dall’istituzione religiosa al senso del sacro, dal cinismo dei media al rifiuto e lo stigma del mostro, il dramma con qualche notazione parabolica riflette sulla bisettrice tra il miracolo divino e la possessione demoniaca, echeggiando in Jacek l’Elephant Man di David Lynch.

Non mancano, dunque, i motivi di interesse, innestati nel dato di cronaca della statua di Cristo di Świebodzin, inaugurata nel 2010 come la più alta al mondo dopo cinque anni di lavori finanziati dai fedeli, ma tutto è troppo geometrico e meccanico, ovvero didascalico e programmatico, per rendere giustizia al racconto, all’intelligenza – almeno da presumere – dello spettatore, e in definitiva al cinema stesso.

Se nell’Eucaristia ingurgitiamo il Corpo di Cristo, a Jacek accade il contrario, viene traumaticamente ingurgitato dal Cristo stesso: Małgorzata Szumowska si bea della trovata, ma non (si) va oltre. Peccato, è il caso di dirlo.

NOTE

- ORSO D'ARGENTO GRAN PREMIO DELLA GIURIA AL 68. FESTIVAL DI BERLINO (2018).

CRITICA

"Jacek ha tre amori. Il cane. La fidanzata. L'heavy metal.(...) Un trapianto facciale - il primo in Polonia - cambierà la sua vita. E pure quella del pubblico, stremato da tanta bruttezza, ipocrisia clericale e disprezzo umano che allontanano dalla religione e dal cinema. E, questo sì, è... un peccato." (Stefano Giani, 'Il Giornale', 25 aprile 2019)

"Pluripremiato l'anno scorso a Berlino, 'Un'altra vita - Mug' è un film difficile da etichettare. Una commedia nera, forse, ma dai toni aspri e duri. I personaggi sono alcolizzati razzisti o fanatici religiosi: eppure la regista non li osserva con odio, piuttosto con pietà e mestizia per il mondo in cui ci tocca abitare. (...) Che cosa significa - letteralmente - perdere la faccia? Che accade quando non ci si rispecchia più nello sguardo degli altri? È ciò che il film si (ci) chiede, con sobrietà d'immagini ma appellandosi al diritto di esprimere giudizi morali." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 25 aprile 2019)
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