Una vampata d'amore

Gycklarnas afton

SVEZIA - 1953
Una vampata d'amore
Albert è il direttore di un piccolo circo. Insieme alla sua amante, la giovane e capricciosa Anne, al clown Frost e a sua moglie Alma, si sposta continuamente da una città all'altra, dividendo con i suoi compagni di viaggio le difficoltà e la costante mancanza di soldi. Giorno dopo giorno, Albert si scopre sempre più frustrato, stanco e deluso della sua vita da guitto e del suo inutile girovagare. Anche il rapporto con Anne non lo rende felice, benché non abbia smesso di amarla e di esserne geloso. Quando in una città riceve l'ennesimo smacco dal direttore del teatro stabile, che rifiuta di prestargli i costumi per il suo spettacolo, mentre la polizia municipale sequestra i cavalli del circo, Albert ha un crollo. Capisce improvvisamente di non voler più vivere una vita ai margini e decide di tornare da sua moglie Agda, che ha abbandonato tre anni prima, chiedendole di poter rientrare a casa e vivere un'esistenza decorosa al suo fianco. La donna, però, lo riceve con freddezza, per poi rifiutare la sua proposta. Albert dovrà affrontare Anne e la sua gelosia, incassando l'ennesima umiliazione e scoprendo la propria solitudine.
  • Altri titoli:
    Un'estate d'amore
    Sawdust and Tinsel
    The Naked Night
    Sunset of a Clown
  • Durata: 99'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: SANDREWS PRODUKTION
  • Distribuzione: GLOBE (1959)
  • Riedizione INDIPENDENTI REGIONALI (1982) CON IL TITOLO "UN'ESTATE D'AMORE"
  • Vietato 16

NOTE

- PRIMA PROIEZIONE 14-9-1953.

CRITICA

"E' un'opera di notevole impegno, che presenta sequenze efficaci. L'interpretazione è espressiva e piena di drammaticità; la fotografia è molto curata. Indovinato anche il commento musicale." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 46, 1959)

"Un'estate d'amore vuol dire un bilancio, una riflessione sul senso della vita, il cui corso è irreversibile. I personaggi sono creature in crisi di identità, alla ricerca di se stessi, in balia di un destino che non lascia scampo. Una crisi esistenziale dove i 'valori' umani e spirituali (religione, arte, amore) ad uno ad uno vengono lucidamente smantellati per dar luogo ad un pessimismo amaro senza vie d'uscita. Il senso dell'angoscia, la ricerca della sincerità con se stessi (Marie davanti allo specchio nel finale del film) non sembrano bastare a dissipare l'impressione della vacuità della vita e del nulla che domina l'esistenza della protagonista." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 94, 1983)
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