Una strega chiamata Elvira

Elvira: Mistress of the Dark

USA - 1988
Una strega chiamata Elvira
Appreso che la zia Morgana l'ha nominata sua erede, Elvira - una appariscente star di filmetti pubblicitari - va a prendere possesso di una vecchia casa in provincia, di un cagnolino e di un polveroso libro di ricette. E proprio il libro ciò che interessa a Vincent - fratello della defunta - poichè fra le ricette vi sono alcune parole magiche che potranno crearlo padrone delle tenebre. Da ciò le persecuzioni alla ragazza, tanto più che in un baule nella soffitta ci sono le prove che essa è figlia di una strega. Il malvagio Vincent, che intanto ha fatto prigioniero un certo Bob, incontrato sul posto dalla nipote, accusa quest'ultima di stregoneria e i bempensanti della cittadina legano Elvira con le corde e la condannano al rogo in piazza. In qualche modo, però, le magie funzionano: Bob si libera e libera la ragazza la quale, infilato al dito un anello materno, sconfigge il suo perfido parente fulminandolo con raggi micidiali. Distrutta la casa e ormai erede dei molti soldi dello zio, Elvira se ne va con Bob a Las Vegas, per mettere su quel fastoso spettacolo che da tempo aveva in mente di fare.
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: COMICO
  • Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI
  • Produzione: NEW WORLD PICTURE N. 13 -C PRODUCTIONS
  • Distribuzione: ITALIAN INTERNATIONAL FILM (1989) - VIDEOGRAM, FONIT CETRA VIDEO

CRITICA

"Il film mescola generi diversi, l'horror, il sexy, la commedia per ragazzi, il filone fantasy, e l'azione è ambientata in una cittadina quanto mai puritana del Massachusetts. Qui, alla guida della sua inseparabile automobile di culto, una Ford d'antiquariato tappezzata di stoffa leopardata, arriva Elvira con ghigno da Crudelia Demon, battute sempre pronte e scollatura mozzafiato. Il prologo aveva presentato un esilarante viaggio, una fermata omicida a una stazione di benzina e una spassosissima sosta in un motel, Elvira sogna di essere l'interprete di uno show a Las Vegas e scopo del viaggio è la riscossione di una eredità lasciatale da una parente e che la renderà proprietaria di un misterioso e magico libro di ricette e filtri, di un barboncino e di una bicocca vittoriana degna di un racconto gotico anglosassone o di 'Psycho'. Il film è davvero divertente, nuovo e riuscito e presenta una galleria di ritrattini molto riusciti interpretati da Daniel Greene nei muscoli del fusto locale e da Susan Kellerman e Pat Crawford Brown. Costumi, scenografie, montaggio e musica firmata da James Campbell sono appropriati ai toni da riuscissimo fumetto iperrealistico." (Giovanna Grassi, 'Il Corriere della Sera')

"Cassandra Peterson, formosa e stralunata vedette della televisione Usa, ha scritto con due collaboratori un film come un sarto potrebbe farsi un abito per sé. La strega del titolo è assai simile al personaggio dell'attrice. Ne beneficiano la precisione e il ritmo di una commediola di mezza estate e la comica stravaganza delle situazioni. Ma, si sa, è così difficile perdonare la routine...
Elvira eredita nel Massachusetts una casa e uno strano manuale di cucina. E una dose di repulsione da parte della cittadina in cui decide di stabilirsi: le sue maniere, il suo volto così truccato, i modi bruschi, le scollature mozzafiato le procurano qualche guaio. Che lei combatte, a suo modo. Magia, sortilegio? Elvira è una strega. Si oppone alle falsità e agli inganni. Che vada al rogo. Qualche colpo di scena, qualche buona battuta e una carrellata di mostriciattoli salvano il film ed Elvira. Che, speriamo, non si ripresenti per un'altra puntata." (Silvio Danese, 'Il Giorno', 16 Giugno 1989)

"Horror disincantato e trasgressivo, 'Una strega di nome Elvira' è una via di mezzo tra gli Adams e 'The Rocky horror picture show'. L'eroina del film è interpretata da Cassandra Peterson, attrice popolarissima in Usa per via di una serie tv che è divenuto vero e proprio oggetto di culto tra gli estimatori del genere, i post punk innamorati del nero borchiato, e qualche maritino voyeur. Lei, Cassandra, 40 anni portati con disinvoltura liftata, possiede indubbie doti di showgirl mattacchiona tanto che, negli anni della swinging Rome e della dolce vita, colpì nel segno l'esperto Fellini (ebbe una particina nel 'Roma'). Altrettanto disinibita e bontempona la regia di James Signorelli, in passato autore off off e documentarista al seguito delle campagne dei Kennedy, giudiziosamente in sintonia con i ritmi e le stravaganze del testo." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 22 Maggio 1989)
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