Una sirena a Parigi

Une sirène à Paris

FRANCIA - 2020
3/5
Una sirena a Parigi
Tutto accadde nell'estate del 2016; una pioggia torrenziale inonda le strade di Parigi, la Senna esonda e la città è immersa in un'atmosfera apocalittica. I dispersi aumentano di ora in ora mentre il fiume trascina con se detriti e oggetti di ogni tipo. Gaspard Snow viene attratto da un canto melodioso e seguendone il suono, scopre il corpo ferito di una sirena adagiata sotto un ponte. Decide di condurla a casa sua per curarla ma nel frattempo lei svela a Gaspard il suo potere misterioso; chiunque ascolti il suo canto cade vittima del suo fascino e si innamora perdutamente di lei. É un incantesimo al quale non può sottrarsi neanche Gaspard, così convinto di essere immune all'amore. Insieme troveranno il modo di superare ogni oggettiva avversità dovuta alle loro diverse "nature" e non ultimo, riusciranno a mettere in salvo il Floweberger, il locale di arte e musica creato da Gaspard e situato a bordo di un'imbarcazione.
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, FANTASY, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: HD
  • Tratto da: omonimo romanzo di Malzieu (Ed. Feltrinelli)
  • Produzione: SÉBASTIEN DELLOYE, GRÉGOIRE MELIN
  • Distribuzione: VISION DISTRIBUTION, CLOUD 9 FILM
  • Data uscita 20 Agosto 2020

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane
Il cinema ci ha insegnato che la notte a Parigi può essere magica. Da Jean Vigo a Woody Allen, passando per principesse e cenerentole (ve li ricordate Audrey Hepburn e Fred Astaire?), la città più romantica del mondo si è fatta teatro di passioni, relazioni impossibili, ed esplosioni spumeggianti di fantasia. Una sirena a Parigi è una storia d’amore figlia del suo tempo, sospesa tra La forma dell’acqua di Guillermo Del Toro e lo spirito visionario di Jean-Pierre Jeunet. Ma è anche la cartina di tornasole di un’industria sempre pronta a osare, a cimentarsi con i generi, a interpretare i canoni del contemporaneo.

Non è un caso che nelle pochissime sale aperte ci siano tre film francesi: Un’intima convinzione, opera prima di Antoine Raimbault, High Life, una coproduzione internazionale firmata Claire Denis, e dal 20 agosto Una sirena a Parigi di Mathias Malzieu. Tre storie agli opposti, nati dall’inventiva d’oltralpe: un legal thriller, un ottimo esempio di fantascienza intimista e una commedia che fa sognare a occhi aperti. E in più i ritorni di fiamma di I miserabili, La Belle Epoque, e per fortunati che possano afferrarlo, quel gioiellino di Nel nome della terra. Tutti titoli di qualità, tra i quali si inserisce anche Una sirena a Parigi.

Siamo dalle parti di Splash – Una sirena a Manhattan? Forse. Non c’è Tom Hanks che fa il grossista ortofrutticolo, ma un rocker che si imbatte in una fanciulla in difficoltà lungo la Senna. La bella ha un viso angelico, le squame, una lunga coda, e una voce letale. I toni sono quelli della favola. L’invito è di abbandonarsi all’immaginazione, a non porsi domande, a credere nell’impossibile. La chiave è lasciarsi sorprendere. Mentre le atmosfere anche un po’ noir si mescolano ai colori accesi, e le femme fatale spengono l’ultima sigaretta per mettere la testa a posto.


 

[caption id="attachment_147466" align="aligncenter" width="300"]Una sirena a Parigi Una sirena a Parigi[/caption]

Il regista Malzieu adatta il suo omonimo romanzo e trova una giusta misura tra i diversi linguaggi. Animazione (il richiamo è al suo Jack et la mécanique du cœur), momenti da videoclip, e tanta musica: non a caso Malzieu è la voce dei Dyonisos, gruppo rock originario di Valence. L’elemento fantastico ricorre nei testi delle sue canzoni, nei contenuti dei suoi libri, e scorre anche attraverso la macchina da presa. Una sirena a Parigi scalda il cuore, sa regalare il sorriso e, come cantava la mitica Ornella Vanoni in Bello amore, fa riflettere su che “dolce malattia è volersi bene”.    
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