Una notte da leoni 2

The Hangover Part II

USA - 2011
Una notte da leoni 2
Dopo la catastrofica avventura dell'addio al celibato a Las Vegas, Phil, Stu, Alan e Doug hanno una nuova destinazione: la Tailandia. Stu, infatti, sta per sposare la bella Lauren, di origine tailandese, e le nozze si svolgeranno nel bel paese orientale. Per evitare i guai della volta precedente, Stu ha deciso di non celebrare l'addio al celibato, ma una folle notte di bagordi a Bangkok riserverà ai quattro amici ancora una volta vicende al di là di ogni immaginazione...
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: TODD PHILLIPS, DANIEL GOLDBERG, DAVID SIEGEL, JEFFREY WETZEL PER LEGENDARY PICTURES, GREEN HAT FILMS, LIVING FILMS, SHANGRI-LA ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 25 Maggio 2011

TRAILER

RECENSIONE

di La redazione
Se un americano decide di giocare in casa a fare l'ubriaco/drogato/molesto, scappa con gli amici a Las Vegas. Ma se opta per la trasferta, allora la Tailandia non può che essere una delle prime mete della lista, luogo ideale per vincere il campionato delle sbornie. E Todd Phillips sembra saperlo bene, esperto com'è di quelle che sono le distrazioni preferite degli americani quando decidono di fare follie. In questo secondo capitolo la formula rimane quella (che fu vincente) del primo: Phil (Cooper), Stu (Ed Helms) e Alan (Galifianakis) si svegliano in un motel di Bangkok ricordando poco o nulla di cosa è successo la notte prima, e attraverso indizi e folli testimonianze cercheranno di capire cosa li ha portati in quell'inferno, con la compagnia di un'improbabile quanto divertentissima scimmietta spacciatrice. Ma questa volta a separarli dal loro obbiettivo - la scomparsa di un compagno di sbronze - e dall'esotico mondo che li circonda, c'è un gap linguistico e culturale, vuoto che porta a situazioni comiche al limite del razzismo/sessismo che una sceneggiatura seppur singhiozzante ma dal ritmo comico spedito non trova il tempo di giustificare o scusare. That's the american way!

CRITICA

"Quella prima sera fu davvero da leoni, questo, beh, è il mattino, con quel che proverbialmente consegue. Spiace, perché 'Una notte da leoni' non era 'Tutto in una notte' ma aveva deliziato il pubblico (468 milioni di dollari) e convinto la critica. (...) Ma la Thailandia ce lo riconsegna spelacchiato. La colpa? Gli sceneggiatori Craig Mazin e Scot Armstrong non valgono i precedenti Jon Lucas & Scott Moore ('La rivolta delle ex') e barattano gag e scorrettezze politiche con trivialità e oscenità, comprese scimmiesche fellatio. Pollice verso anche per la colonna sonora: dov'è la splendida 'It's Now or Never', dov'è Phil Collins? Torna solo l'ugola d'ottone di Mike Tyson, un peso massimo e patetico sulla sorte del film. Peccato, Cooper è sempre più divo e sempre ben disposto alla sbornia, ma stavolta Bangkok si è preso anche lui: davvero, questo secondo matrimonio non s'aveva da fare." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 26 maggio 2011)

"Pur col complesso del film fotocopia 'Una notte da leoni 2' ('The Hangover 2') assolve ai suoi compiti di divertimento usa e getta, con un gran ritmo in modo che non ripensi al come quando e perché di quel che vedi, una carambola di parossistiche situazioni, indecifrabili complotti. Cambiano panorami (da Las Vegas all'esotica Bangkok), gangster (un mellifluo orientale va subito nel freezer), caratteristi (un monaco muto) e bestiola (dalla tigre alla scimmietta spacciatrice), ma Paul Giamatti offre un personale tocco di classe. Per il resto c'è sempre una notte assai movimentata che in questo caso parte su una spiaggia a tutta birra, nel senso vero del termine. E Todd Phillips, specialista in amicizie e inimicizie virili ('Parto col folle' oltre alla prima 'Notte da leoni') - con subconscio di chiara anche se non dichiarata omosessualità, tanto che il matrimonio anche stavolta è in bilico fino all'ultimo - richiama in servizio i suoi quattro simpatici 'immaturi'. (...) Anche se la sceneggiatura a sei mani è parca di battute, meno che mai maliziose o raffinate, le occasioni di suspense con risata sono tutte affidate all'action, a qualche sparsa volgarità coatta e alle maschere dei personaggi. In fondo è un po' come un cinepanettone americano, ma in confronto ai nostri questo sembra di Lubitsch perché è sempre salvo il tasso di incredulità, è assicurato professionismo (a pieno budget), il montaggio garantisce contro gli inconvenienti del soggetto e gli attori sono ormai sintonizzati, consolidati." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 27 maggio 2011)

"Era il giugno del 2009 quando nelle sale italiane irrompeva il fenomeno 'Una notte da leoni', film sul quale in pochi avrebbero scommesso, a livello di successo, ma che divenne, ben presto, se non un culto, almeno un punto di riferimento del settore commedie. Il segreto, se così si può considerare, fu quello di catturare un pubblico eterogeneo pur nella sfrontatezza del suo stile comico (più idoneo ad un pubblico giovanile) miscelando, con intelligenza, la goliardia più pazza e pura all'archetipo del noir. Due anni dopo, Todd Phillips ci riprova puntando sull'usato sicuro, mantenendo, cioè, gli ingredienti di base del primo episodio. A partire dagli stessi protagonisti del precedente Hangover alle prese con l'ennesimo addio al celibato finito male. (...) Chi non ha visto l'episodio precedente si divertirà in misura maggiore di coloro che, invece, non possono più contare sull'effetto sorpresa. Poco male, perché di scene dove si sorride se ne contano diverse e, alla fine, pur con situazioni paradossali tirate al massimo (alcuni misteri sono svelati solo nei titoli di coda con il solito trucco delle foto scattate durante la nottata), grazie all'alchimia dei protagonisti, si ha la sensazione che tutto possa essere realmente accaduto; anche se con la povera scimmia hanno esagerato oltre il limite del fastidio." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 27 maggio 2011)

"Piacerà a chi ha amato l'episodio precedente. Imprevedibilmente amato. Il sottoscritto (come tanti, da dove sono arrivati i 460 milioni di dollari?) andò alla prima 'Notte' con l'idea di infilarsi in una farsaccia qualunque e si ritrovò una schidionata di gag decisamente sopra la media per quantità e inventiva. Qui Todd Phillips assistito da un budget quasi triplo ha cercato di moltiplicare le occasioni di divertimento (folli inseguimenti in auto, scontri con fanatici buddisti e con gangsters americani). Non s'è scordato il solito "cameo" di Mike Tyson. Insomma il pasticcione gustoso l'ha ancora cucinato. Anche se non c'è più la fragranza della novità." (Giorgio Carbone, 'Libero', 27 maggio 2011)

"L'hanno rifatto un pochino peggio e 'Una notte da leoni 2' è il classico sequel obbligatorio (l'originale è la commedia sboccata più redditizia della storia di Hollywood), dal potente fascino produttivo ma dalla bassa creatività. (...) Il regista (che ha girato il sequel insieme a 'Parto col folle') punta su una comicità volgare che gioca con la violenza per concludere le gag in modo fin troppo rassicurante. E gli yankee in trasferta non sembrano mai soffrire l'ostilità di Bangkok. Il folle Alan è ancora il personaggio più divertente, ancora una volta interpretato con brio dal panciuto Zach Galifianakis." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 27 maggio 2011)

"'Una notte da leoni 2' non potrà che confermare il successo del n. 1 per un semplice motivo: il regista Todd Philipps lo ha realizzato al motto 'quel che ha già funzionato funzionerà', limitandosi a trasporre la cornice in Thailandia. (...) Indovinata squadra di interpreti, frenetico ritmo d'azione, comicità spregiudicata, morale anarchico-liberatoria: meglio lo sfogo di una notte da leoni che altro." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 27 maggio 2011)

"Vorrà dire qualcosa - e se sì, che cosa? - se il personaggio più simpatico di un film risulta una scimmietta? La domanda è ovviamente retorica: se è più simpatica la scimmietta degli attori in carne ed ossa vuol dire che questi ultimi lo sono meno di lei: monsieur de La Palisse ringrazia. Scherzi a parte la seconda puntata delle avventure di quattro moschettieri della demenza, parte in salita scontando il fatto della prevedibilità del suo assunto narrativo. Lo spettatore che abbia visto il film precedente ('Una notte da leoni', 2009), conosce già il meccanismo narrativo e i caratteri dei personaggi protagonisti. Questo fatto provoca due fenomeni: il primo è una certa dose di rassicurazione (ci si aspetta una conferma delle aspettative), il secondo è invece, all'opposto, l'effetto 'sorpresa' che il film deve comunque suscitare per non sembrare semplicemente la fotocopia del precedente. (...) Succede però che per alzare i toni il film abbassa la guardia: si lascia andare ad una comicità sempre più sbracata, deve ricorrere ad una volgarità sempre più insistita e nemmeno divertente, si compiace di rimestare in un certo turbidume linguistico-scatologico non certo edificante. Anche se, naturalmente, recupera nel finale zuccheroso tutto quello che di laido aveva seminato nel corso della folle notte dei quattro amici." (Andrea Frambrosi, 'L'Eco di Bergamo', 27 maggio 2011)
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