Una lunga domenica di passioni

Un long dimanche de fiançailles

FRANCIA, USA - 2004
Una lunga domenica di passioni
Francia, 1919. Mathilde, una ragazza di 19 anni rimasta claudicante in seguito alla poliomielite, ha perso in guerra il suo fidanzato Manech, partito due anni prima per il fronte e destinato ad andare a combattere sulla Somma. La ragazza è convinta che lui sia ancora vivo nonostante le informazioni avute da un sergente che ha conosciuto Manech, che le confida di aver assistito alla fucilazione del soldato e di altri quattro commilitoni presso Bingo Crepuscolo. I cinque infatti erano stati condannati a morte dalla corte marziale per essersi automutilati allo scopo di lasciare il fronte. Tra incertezze e false speranze Mathilde inizia una disperata ricerca per scoprire le sorti di Manech e dei suoi sfortunati compagni...
  • Altri titoli:
    A Very Long Engagement
  • Durata: 133'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, GIALLO, GUERRA, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, TECHNOVISION
  • Tratto da: Romanzo omonimo di Sébastien Japrisot
  • Produzione: FRANCIS BOESPFLUG PER 2003 PRODUCTIONS, TF1 FILMS PRODUCTION, TAPIOCA FILMS, WARNER BROS., CANAL+
  • Distribuzione: WARNER BROS. ITALIA (2005)
  • Data uscita 11 Febbraio 2005

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Dopo il planetario successo ottenuto con Il favoloso mondo di Amélie, Jean-Pierre Jeunet torna a dirigere Audrey Tautou in questa ambiziosa trasposizione del romanzo omonimo di Sebastien Japrisot. L'adattamento di Una lunga domenica di passioni, curato insieme a Guillaume Laurant (già cosceneggiatore di Amélie), conferma ancora una volta l'innegabile dote di Jeunet nel saper raccontare per immagini quello che la penna non sempre può far vedere: la macchina da presa si muove con eleganza, le carrellate all'indietro disvelano luoghi e volti indimenticabili e l'utilizzo di una narrazione ad incastro rende sempre intrigante il racconto. Una giovane ragazza francese, Mathilde (costretta alla zoppia sin dall'infanzia ed impersonata dalla Tautou con grazia), nel 1920 inizia un'impossibile ricerca per ritrovare il fidanzato Manech (Gaspard Ulliel), tre anni prima condannato a morte dalla Corte Marziale insieme ad altri quattro soldati e poi abbandonato nella terra di nessuno, tra le trincee francesi e tedesche. Ufficialmente il ragazzo è morto, ma lei - mossa da testardaggine e spirito indomabili - cerca ugualmente di mettersi sulle sue tracce. Attraverso i ricordi (alcuni vissuti direttamente, altri per vie traverse) delle persone che riuscirà ad avvicinare, la giovane campagnola verrà a conoscenza degli orrori della guerra, ma non smetterà mai di sperare... Pellicola d'indubbio fascino, non riesce però a nascondere una leggera furbizia di fondo: la netta dicotomia tra splendida storia d'amore e miserevoli vicende della guerra, l'esasperata ricercatezza estetico formale che sfiora il manierismo e alcuni tramonti da cartolina rischiano di vanificare quanto di buono proposto, dalla ricostruzione dell'intreccio all'interpretazione generale, questi sì davvero convincenti. Due piccole curiosità: l'attore Dominique Pinon (nel film è Sylvain, lo zio di Mathilde) è presente in tutti e cinque i lavori finora diretti da Jeunet, mentre il compositore Angelo Badalamenti torna a collaborare con il regista dopo quasi dieci anni (La città dei bambini perduti).

NOTE

- DUE CANDIDATURE AGLI OSCAR 2005: MIGLIORE FOTOGRAFIA (BRUNO DELBONNEL) E MIGLIORE SCENOGRAFIA (ALINE BONETTO).

CRITICA

"La protagonista di 'Una lunga domenica di passioni' si chiama Mathilde come la passionale amante del capolavoro di Truffaut 'La signora della porta accanto', ma zoppica come la signora Jouve, il personaggio narrante dello stesso film. Non è l'unica citazione-omaggio del film di Jean-Pierre Jeunet, il regista francese baciato dal successo mondiale de 'Il favoloso mondo di Amélie' che ha imposto la fragile, dolce e infantile bellezza di Audrey Tautou. Jeunet ha costruito un'altra storia su misura per lei impregnandola di riferimenti cinematografici, letterari, figurativi tra i quali l'attrice si muove con leggerezza e ostinazione." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 14 febbraio 2005)
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