Una fredda mattina di maggio

ITALIA - 1990
A Milano, nel 1976, inizia il periodo dei tremendi "anni di piombo" italiani: proliferano i NAP, le BRIGATE ROSSE ed altri movimenti di estrema sinistra e di estrema destra, seminatori di terrore e di sangue, passati rapidamente dalle intimidazioni, gli attentati-avvertimento e i sabotaggi a forme sempre più violente di terrorismo ideologico e politico. Fra questi, PRIMA LINEA comincia ad affermarsi anche a Milano, fin negli ambienti "bene" di una borghesia disinvolta e permissiva. L'affermato giornalista milanese di un importante quotidiano, Ruggero Manni - ad appena trent'anni già inviato speciale e stimato esponente sindacale - spicca fra coloro che cercano di scoprirne le motivazioni e le cause. Non troppo ben visto nell'ambiente redazionale del quotidiano, a motivo delle sue idee e del suo prestigio, si trova via via sempre più isolato dopo che ignoti terroristi, a titolo dimostrativo, hanno sparato alle gambe di un anziano collega. A Manni capita di leggere un volantino rivendicatore dell'attentato, contenente espressioni che l'hanno allarmato: solo qualcuno che frequentava personalmente il collega poteva usare quelle frasi. Non ne parla con nessuno, ma comincia a indagare attentamente, con metodo, con ostinata precisione e determinazione, per individuare i responsabili, imponendosi orari stressanti al punto da trascurare la moglie Lia e il figlio, ai quali è attaccatissimo. Avverte così indubbi segni di ostilità tra i colleghi, nella redazione del medesimo giornale, e scopre la militanza, nelle file di un'organizzazione sovversiva, di giovani insospettabili, figli di amici. Gli giunge pure qualche chiaro avvertimento che lo colloca "primo nella lista" delle prossime esecuzioni. Consapevole del rischio che corre, non ripiega, ma prosegue nelle sue indagini con crescente determinazione e mirabile coraggio morale, convinto di dover fare la propria parte, costi quel che costi, perchè "possa essere meno assurda la società" in cui, un decennio più avanti, si troverà a vivere la propria adolescenza il figlio tanto amato. Cadrà assassinato con sei colpi di pistola, recandosi come di consueto al giornale, una fredda mattina di maggio.

CAST

CRITICA

"Le manifestazioni e gli scontri a Milano erano più cupi, isterici e devastanti di come appaiono in 'Una fredda mattina di maggio'". (Alfio Cantelli, Il Giornale)

"E' un volenteroso sceneggiato, che magari scende in una diligente ma infruttuosa ricerca filologica per riscoprire il 'parlato'del tempo ma non quell'atmosfera di aggressività colma di livori e frenesie punitive da cui Milano era stretta d'assedio."(Mirella Poggialini, L'Avvenire)

"Destinato al piccolo schermo, 'Una fredda mattina di maggio' è un film interessante e istruttivo. L'impianto narrativo è semplice, diretto e descrittivo." (Claudio Siniscalchi, Il Messaggero)

"A dieci anni di distanza, un tentativo di rieleggere 'in controluce' la drammatica vicenda di Walter Tobagi. Ma questi film hanno un grande limite: sembrano un finto telegiornale. In più, questo di Sindoni non riesce neanche ad appassionare." (Francesco Mininni, Magazine italiano tv)
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