Una femmina

ITALIA - 2021
2,5/5
Una femmina
Rosa è una ragazza inquieta e ribelle, vive con sua nonna e suo zio in un paesino della Calabria, tra monti e fiumare secche.
La sua quotidianità viene improvvisamente stravolta da qualcosa che emerge dal suo passato, un trauma che la lega indissolubilmente alla misteriosa morte di sua madre. Quando Rosa si ritrova vittima di un destino già segnato, decide di tradire la sua famiglia e cercare la propria vendetta di sangue. Ma quando questa famiglia è la 'Ndrangheta ogni passo può rivelarsi fatale.
  • Altri titoli:
    The Code of Silence
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: liberamente ispirato al libro 'Fimmine Ribelli. Come le donne salveranno il paese dalla n'drangheta' di Lirio Abbate (ed. Bur, 2013)
  • Produzione: O' GROOVE, TRAMP LIMITED, EDOARDO DE ANGELIS, ATTILIO DE RAZZA, NICOLA PICONE, PIERPAOLO VERGA
  • Distribuzione: MEDUSA FILM (2022)
  • Data uscita 17 Febbraio 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

La madre, le sovviene, fu immolata dai familiari ‘ndranghetisti: la giovane Rosa (Lina Siciliano) decide che non farà la stessa fine, e cerca vendetta. Liberamente ispirato al libro Fimmine ribelli. Come le donne salveranno il Paese dalla ‘ndrangheta di Lirio Abbate, anche soggettista con il co-produttore Edoardo De Angelis, e sceneggiatore, è Una femmina, co-scritto e diretto da Francesco Costabile, selezionato alla 72esima Berlinale nella sezione Panorama.

Dopo il bel documentario su Pier Paolo Pasolini In un futuro aprile, realizzato a quattro mani con Federico Savonitto nel 2019, Costabile esordisce al lungometraggio dirigendo un’assoluta esordiente, Lina Siciliano, scovata durante una serie di provini in Calabria: per entrambi, non è un’impresa facile, perché un film sulla ‘ndrangheta dal punto di vista femminile porta con sé due sguardi, uno antropologico-criminale e l’altro poetico-melò, da sintetizzare.

Per il primo corno ci sono due modelli, o comunque precedenti, nel nostro cinema: Anime nere (2014) di Francesco Munzi e la trilogia di Gioia Tauro di Jonas Carpignano, e segnatamente l’ultimo capitolo A Chiara (2021). Per il secondo c’è, nella filmografia dello stesso Costabile, la trasfigurazione, lì anche traslitterazione, di In un futuro aprile. La sintesi guarda a Il vizio della speranza di De Angelis, echeggiato anche nella rassomiglianza fisica tra Siciliano e la protagonista, nonché moglie del regista, Pina Turco, per il voltaggio poetico-criminale, per il prospetto femminile nell’accostare, ovvero trascendere, ovvero trasgredire, il milieu.

Bocca muta e sguardo fiero, Rosa è premessa di rigore etico e promessa di felicità cinematografica, fintanto che rimane spada di Damocle, minaccia silente, soluzione in potenza, il problema è lo scioglimento, vale a dire l’assestarsi e il farsi del film sui binari del revenge movie, in cui quella indeterminata femmina del titolo diviene questa Rosa, in coincidenza con l’uscita di scena del suo primo e primario antagonista, ovvero lo zio familias Fabrizio Ferracane. Il secondo tempo non ha alternative all’altezza, ma personaggi e attori – il boss Ciccio incarnato da Vincenzo Di Rosa e il love interest Gianni di Mario Russo, per tacere del cugino macchiettistico Natale interpretato da Luca Massaro – figli di una drammaturgia, e ancoraggio al reale, minore, rispetto ai quali agevolmente, e vieppiù perniciosamente, Rosa assurge a eroina, caricando il film di una esemplarità e paradigmaticità troppo schietta per non risultare scontata.

Il mosaico trascolora nel monito, la femmina si piglia Una femmina, avvinghiando l’antropologico nelle spire del melodrammatico, la secchezza – e l’opacità – dei fatti nella superfetazione del racconto. Il vizio della performanza, si direbbe, che trasforma la bella immagine – sapevamo di cosa fosse capace Costabile, e non si smentisce: si veda la luna estatica, le montagne incombenti – in vizio di forma.

Se c’è, il peccato è originale, in quello strattonarsi di generi e registri che si sacrificherà sull’altare, appunto, dell’esemplare e dell’edificante. A scapito della materia prima della realtà: l’ambiguità, l’incomprensibilità, l’elusività. Ci si può bruciare, di messa a fuoco.

NOTE

- CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO DELLA CULTURA; CON IL SOSTEGNO DI FONDAZIONE CALABRIA FILM COMMISSION.

- IN CONCORSO AL 72. FESTIVAL DI BERLINO (2022), SEZIONE PANORAMA.

- CANDIDATO AI 67. DAVID DI DONATELLO (2022) PER MIGLIORE ESORDIO ALLA REGIA.
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