Una doppia verità

The Whole Truth

USA - 2016
3/5
Una doppia verità
L'adolescente Mike Lassiter uccide il padre violento. Un caso facile, un colpevole già scritto per tutti, ma non per l'ostinato avvocato difensione Richard Ramsey, che ha promesso alla madre di Mike di scagionare suo figlio. Dopo l'omicidio il ragazzo decide di trincerarsi in un silenzio ostinato, non rispondendo ad alcuna domanda, dopo aver detto in prima battuta "andava fatto tanto tempo fa". Un'apparente ammissione di colpa che non convince però Ramsey, intenzionato a portare alla luce la verità a qualunque costo. Tra menzogne, false piste e colpi di scena, il processo si trasforma in una corsa disperata contro il tempo e contro ogni evidenza. Ma se tutti mentono, qual è la verità?
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Produzione: LIKELY STORY, PALMSTAR ENTERTAINMENT, IN ASSOCIAZIONE CON MERCED MEDIA PARTNERS, ATLAS ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: VIDEA (2017)
  • Data uscita 15 Giugno 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Gianfrancesco Iacono
Keanu Reeves è Ramsay, un avvocato della Louisiana incaricato di difendere l’adolescente Mike, accusato di aver pugnalato a morte il padre. Le prove contro il ragazzo, che si è chiuso in un ostinato mutismo, sembrano essere schiaccianti e il verdetto finale appare scontato ancora prima dell’inizio del processo, ma l’avvocato Ramsay è deciso a provare in aula l’innocenza del suo cliente.

Una doppia verità, diretto da Courtney Hunt, parrebbe un thriller giudiziario come tanti, e in effetti, lo è, ma si segnala per una sua ambiguità di fondo che è poi l’ambiguità asfittica di tante famiglie disfunzionali. Ambientato quasi interamente nell’aula di un tribunale, il film è costellato di tanti piccoli flashback, evocati dalle parole dei testimoni, che ricostruiscono le sequenze del delitto e il contesto in cui questo è maturato.


Le parole, come le immagini, possono essere ingannevoli (non era questa la lezione di un capolavoro del genere come I soliti sospetti?), e la verità giudiziaria è spesso frutto dell’emozione suscitata, in chi è chiamato a giudicare, dai tremendi eventi rievocati in aula. A queste premesse intelligenti, tuttavia, il film non appone una chiusa adeguata, poggiando lo scioglimento su di un finale a sorpresa che appare incongruo e forzato.

Le secche di sceneggiatura vengono a galla soprattutto nella seconda parte, quando l’esigenza di un colpo di scena a tutti i costi, in grado di sparigliare le carte e le attese dello spettatore, diviene percepibile a discapito della verosimiglianza.

Venendo al cast, tasto innegabilmente interessante, Keanu Reeves curiosamente sembra immune allo scorrere del tempo (potrebbe anche essere lo stesso personaggio visto in azione ne L’avvocato del diavolo), a differenza di Renée Zellweger che, nel ruolo della debole madre dell’imputato, appare a tal punto emaciata da essere irriconoscibile; James Belushi, nei panni del padre violento, è laido e repellente a sufficienza.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE NICHOLAS KAZAN.

CRITICA

"Da quanto non si vedeva un bel «court movie», quelli che si svolgono in tribunale con sorpresa in attesa dopo la sentenza alla Perry Mason; mirando alto alla 'Testimone d'accusa' e 'Anatomia di un omicidio'. E si resta con la voglia, intendiamoci, ma il giallo di Courtney Hunt (...) si diverte a chiederci se, come e perché sia colpevole o innocente un giovane, ammutolito parricida minorenne (Jim Belushi vittima odiosa). (...) l'avvocato Keanu Reeves di rara fissità e poco credibile (meglio quando difese Pacino nell''Avvocato del diavolo') (...) Renée Zellweger (...) chi la riconosce è bravo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 15 giugno 2017)

"Legal thriller o giallo giudiziario, sottogenere di potente tradizione sia scritta (da Perry Mason in poi) che filmata ('Il caso Paradine' di Hitchcock, 'Testimone d'accusa' di Wilder ), come vuole la convenzione il film di Courtney Hunt (...) si svolge in gran parte dentro l'aula di un processo, con i necessari flashback e qualche diramazione esterna. (...) Tutto terribilmente torbido - grande atmosfera - e si sente puzza di bruciato anche se è difficile capire da dove venga. (...) Tensione e sorprese in giusta misura. Dimostrazione di come una storia possa risultare avvincente anche se di basso budget (relativamente: siamo pur sempre a Hollywood) e di scarsa azione." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 15 giugno 2017)

"(...) 'court drama' diretto senza infamia né lode da Courtney River, che pure veniva dal più che discreto 'Frozen River' con Melissa Leo. Sì, l'approdo tardivo nelle nostre sale a metà giugno denuncia il saldo estivo, e quel che vediamo non fa nulla per smentire. Eppure, ancor prima di addentrarci nel film un motivo di interesse c'è già, ed è il volto di Keanu: non ha una ruga una, è liscio come il Neo di 'Matrix' o, addirittura, il Johnny Utah di 'Point Break' di 26 anni fa. Splendido splendente - soprattutto se l'espressività facciale non è per voi imprescindibile - e liftato 'ad maiora', il nostro Reeves. Per un crudele scherzo del destino, 'Una doppia verità' consegna anche il rovescio della chirurgia estetica: scommettiamo che nessuno riconoscerà Renée Zellweger, ovvero ravviserà la sua mera presenza nel cast? Non esageriamo, potreste addirittura pensare a un refuso sulla locandina, perché della Bridget Jones che fu (...) è quasi impossibile trovare traccia in questa avvizzita e smunta Loretta. Dopo essersi pompata di tutto e di più, Renée è qui in versione palloncino sgonfiato: un'altra persona. (...) Nonostante il puzzo di bruciato si respiri dalle prime inquadrature, il film per un'ora abbondante fa di tutto per non abbandonarsi all'inverosimile e, ancor prima, al cialtronesco, ma il respiro drammaturgico è corto, le incongruenze affamate, il ridicolo affiorante." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 15 giugno 2017)

"Piacerà a chi ama i 'legal thriller' al cinema, almeno quelli confezionato come Dio comanda. Qui a confezionare abbiamo la riverita firma di Courtney Hunt, un nome che dice poco agli spettatori domenicali, ma molto al pubblico più raffinato dei 'legal'. Suo è quel 'Frozen River' che otto anni fa collezionò premi e lodi della critica oltre la media di solito riservata ai thriller. Per 'Una doppia verità' ha scelto una chiave d'intrigo ironica (anzi sarcastica) fin dal titolo originale 'The Whole Truth' (l'intera verità). (...) Di smontaggio in smontaggio si arriva al tagliente finale dove la Hunt non smentisce le benemerenze acquisite otto anni fa. Tanto più che gli attori sono migliori di quelli di 'Frozen River'. Nonostante le apparenze (il cast non è di primissima scelta). Keanu Reeves, è vero, ha sempre la stessa faccia. Che però stavolta serve bene il film per rendere la cocciutaggine di Ramsay. Renée Zellweger era un bel tempo che non la vedevamo così in parte (anzi così fuori dalle solite parti, ed è per questo che funziona). E James Belushi (che sembrava sparito) ritorna alla grande col più sconcio e divertente 'vilain' della stagione." (Giorgio Carbone, 'Libero', 15 giugno 2017)

"(...) legal thriller che ha come protagonista l'irrigidito Keanu Reeves, poco credibile avvocato difensore di un ragazzo a processo per aver ucciso il padre. (...) Siamo più dalle parti del film tv, con un divenire soporifero della trama." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 15 giugno 2017)

"Vent'anni dopo 'L'avvocato del diavolo', Keanu Reeves torna in abiti legali: ma in film ben più canonico e procedurale. (...) Non sta nella trama, o nei colpi di scena telefonati, il buono del film di Courtney Hunt; né nel blando ragionamento sulla differenza che passa tra la Verità e la Giustizia: in questo è ordinario quasi fino all'anonimato. 'Una doppia verità' è però insolito, rispetto ai canoni del genere, nella scelta di un andamento molle e rallentato, domenicale, che ti si appiccica addosso come melassa. Un thriller attendista, che aspetta con pazienza di portare a segno il colpo del ko: come fece a Kinshasa Alì contro Foreman, nel celebre match citato proprio da Reeves." (Federico Gironi, 'Il Messaggero', 16 giugno 2017)
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