Un tranquillo posto di campagna

ITALIA, FRANCIA - 1968
Un tranquillo posto di campagna
Leonardo Ferri, pittore di gran successo, sentendosi venir meno la capacità di lavorare, si trasferisce in una antica villa veneta. Su una parete della casa è dipinto il ritratto, sbiadito dal tempo, di una giovane donna. Un uomo, il fattore Attilio Bressan, depone di quando in quando dei fiori ai piedi di un muro crivellato di colpi. Le stanze della villa risuonano di strani rumori, le porte si chiudono senza che mano le tocchi, gli oggetti cadono da soli. Irresistibilmente spinto a indagare, Leonardo apprende la storia di Wanda, la giovane contessina che abitava nella villa con sua madre e che era stata, (prima di morire colpita dai proiettili sparati da un aereo) molto generosa di sé con tutti gli uomini del paese. Ella continua a vivere, in forma di fantasma, tra i muri della villa e suoi sono i tentativi di uccidere Flavia, l'amante di Leonardo, sentita come un'intrusa. Che ciò accada veramente ad opera di Wanda, o che gli attentati siano inconsciamente compiuti dallo stesso pittore, il fatto è che Leonardo, convinto di aver ucciso l'amante, finisce in manicomio da dove continuerà a inviare sul mercato, con grande successo, i suoi quadri.
  • Altri titoli:
    A Quiet Place in the Country
    Un coin tranquille à la campagne
  • Durata: 116'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANORAMICA, TECHNICOLOR
  • Produzione: ALBERTO GRIMALDI PER P.E.A. (ROMA), LES PRODUCTIONS ARTISTES ASSOCIES (PARIGI)
  • Distribuzione: P.E.A.- U.A. - DURIUM HOME VIDEO, DELTAVIDEO

NOTE

- REVISIONE MINISTERO MARZO 2000.

- I QUADRI SONO DI JIM DINE.

- NEL FILM APPARE ANCHE IL CANE SNOOPY, IL FOX TERRIER DI ELIO PETRI.

- PRESENTATO AL XIX FESTIVAL DI BERLINO.

- PRESENTATO ALLA 66. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009) NELLA SEZIONE "QUESTI FANTASMI 2".

CRITICA

"I tentativi di un artista di liberarsi dai condizionamenti di una società prettamente mercantile, soffocaytrice di ogni autentica ispirazione, sono descritti in modo confuso e velleitario, né quella parte del film che riguarda la figura della morta riesce a integrarsi coerentemente con il resto, da sembrare una 'storia nella storia' e da incrinare irrimediabilmente l'unità del lavoro. Dignitosa l'interpretazione." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 66, 1969)
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