Un été brûlant

FRANCIA - 2011
Dopo essere stato lasciato dalla moglie attrice, un pittore decide di togliersi la vita. Il film ripercorre attraverso flashback questa tumultuosa storia d'amore.

CAST

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 68. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2011).

CRITICA

"Diciamolo subito: 'Un été brúlant' non è un film riuscito ma nemmeno quel fallimento che qualcuno vorrebbe. Piuttosto racconta una difficoltà (le immagini e le parole non riescono a restituire la forza del reale) ma non sa indicare una possibile via d'uscita, nonostante alcune buone idee, come quella di utilizzare due piccoli film nel film per dare forma - grottesca e riduttiva - a quello che la vita racconta meglio. Garrel vorrebbe coniugare le «vecchie» domande della Nouvelle Vague (qui si sprecano i riferimenti a Godard) a un mondo che sta cambiando ma ottiene solo dissonanze. Proprio come quando sceglie Monica Bellucci per un film che poi fa di tutto per respingerla, trasformandola in un personaggio «antipatico» e lontano. Generosa l'attrice ad accettare la sfida, masochista il regista a utilizzarla in maniera così punitiva." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 3 settembre 2011)

"Il pubblico degli addetti ai lavori ha (...) riservato fischi e risate in momenti tutt'altro che comici al secondo film in concorso ieri, 'Un été brûlant' di Philppe Garrel, dove un nudo integrale di Monica Bellucci era già uno degli sciocchi 'scandali annunciati'. (...) La precarietà dei sentimenti e dell'esistenza stessa sono ancora una volta al centro dell'opera del regista, ma tutto sembra così finto e stonato da essere quasi una parodia." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 3 settembre 2011)

"Philippe Garrel gira invece a Roma 'Un'estate bruciante'. Il suo affascinante, complesso, libero 'home movie', con il figlio Louis, il padre Maurice (nell'ultima interpretazione), i nipoti tutti nel quadro. Film minnelliano in tutti i sensi. Una sperimentazione di situazioni cromatiche da musical, con combattimenti/accordi tra verde e rosso, grigio e rosso, blu e giallo, marrone e blu scuro, marrone e rosso ruggine, nero bianco e rosso nello stesso piano. (...) È un perturbante assoluto: è dentro/fuori un ruolo che finalmente «è degno delle sue capacità», come si legge in una recensione interna al film, e che già ben descrive in anticipo 'Un été brûlant'. Quel che non va nel film non è mai la parte scritta. Né la recitazione. È il fumo. L'arte, a causa della sua assoluta identità con il divertimento, non ha nessun conto da rendere. Non ha bisogno, come in molti film di Garrel, di elevarsi nel sublime. Cerca di spiegarlo Fred Astaire a Jeffrey Cordova in 'Spettacolo di varietà'. E invece mentre i fuochi minnelliani non fanno fumo, quelli garrelliani, cioè di chi fa gerarchie di generi, fanno troppo fumo. Si veda la scena iniziale..."(Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 3 settembre 2011)

"Presto, un corso di recitazione per la matronale Monica Bellucci e una bottiglia di shampoo per Louis Garrel del bertolucciano 'The Dreamers'. Sono parigini, artisti, vedono gente, dipingono, naturalmente parlano di rivoluzione. (...) Deve averlo selezionato un direttore di festival cieco e sordo." (Mariarosa Mancuso, 'Il Foglio', 3 settembre 2011)
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