Un été brûlant

FRANCIA - 2011
1/5
Un été brûlant
Dopo essere stato lasciato dalla moglie attrice, un pittore decide di togliersi la vita. Il film ripercorre attraverso flashback questa tumultuosa storia d'amore.
  • Altri titoli:
    That Summer
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SCOPE
  • Produzione: RECTANGLE PRODUCTIONS, WILD BUNCH, FARO FILM, PRINCE FILM
  • Distribuzione: WAVE DISTRIBUTION (2012)

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Frédéric (Louis Garrel), giovane pittore, si schianta volontariamente con l'auto contro un albero. Muore. Paul (Jérome Robart), aspirante attore e suo caro amico, ci ricorda come si sono conosciuti, la loro estate romana e i loro rispettivi amori. Il primo, sposato con l'attrice Angèle (Monica Bellucci), lascia che il rapporto si sbricioli giorno dopo giorno davanti ai suoi occhi; il secondo è nel pieno di una nuova relazione, con Elisabeth (Céline Sallette), ragazza che lo accompagna in Italia per la visita all'amico.
A sei anni da Les amants réguliers (Leone d'argento e Osella al miglior contributo tecnico), Philippe Garrel torna in Concorso a Venezia con un film dal respiro cortissimo, poggiato su uno script sbilenco (nato in seguito al dolore per la perdita di "un caro amico", il padre Maurice, firmato dal regista insieme al sodale Marc Cholodenko e Caroline Deruas-Garrel) e caratterizzato da alcune scene madri (la Bellucci che piange, la Bellucci che sospira, la Bellucci che fissa un punto) che non faticheranno ad entrare nella top ten degli scult di questo 2011 cinematografico.
Riflessione su amore e amicizia, arte e politica, questa estate bollente squaglia non proprio il cuore, ma i residui di pazienza: alla fine su tutto vincono verbosità anacronistiche (ancora campano le dissertazioni su rivoluzioni sperate e sulla differenza tra tradimento borghese e infedeltà libera!) e interpretazioni al limite del sopportabile, con il figlio del regista, Louis, per la terza volta consecutiva protagonista di un film del padre, ormai "settato" su un nichilismo alla Vincent Gallo dei poveri e Monica Bellucci in un ruolo che - metacinematograficamente parlando - non può non far pensare alla Bardot del godardiano Le Mépris, con tanto di "calco" iniziale della scena distesa nuda sul letto. Giochino che purtroppo non riesce a colmare di senso un film più inutile che brutto. Acquistato dalla Wave, arriverà nelle sale italiane in autunno. Forse.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 68. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2011).

CRITICA

"Diciamolo subito: 'Un été brúlant' non è un film riuscito ma nemmeno quel fallimento che qualcuno vorrebbe. Piuttosto racconta una difficoltà (le immagini e le parole non riescono a restituire la forza del reale) ma non sa indicare una possibile via d'uscita, nonostante alcune buone idee, come quella di utilizzare due piccoli film nel film per dare forma - grottesca e riduttiva - a quello che la vita racconta meglio. Garrel vorrebbe coniugare le «vecchie» domande della Nouvelle Vague (qui si sprecano i riferimenti a Godard) a un mondo che sta cambiando ma ottiene solo dissonanze. Proprio come quando sceglie Monica Bellucci per un film che poi fa di tutto per respingerla, trasformandola in un personaggio «antipatico» e lontano. Generosa l'attrice ad accettare la sfida, masochista il regista a utilizzarla in maniera così punitiva." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 3 settembre 2011)

"Il pubblico degli addetti ai lavori ha (...) riservato fischi e risate in momenti tutt'altro che comici al secondo film in concorso ieri, 'Un été brûlant' di Philppe Garrel, dove un nudo integrale di Monica Bellucci era già uno degli sciocchi 'scandali annunciati'. (...) La precarietà dei sentimenti e dell'esistenza stessa sono ancora una volta al centro dell'opera del regista, ma tutto sembra così finto e stonato da essere quasi una parodia." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 3 settembre 2011)

"Philippe Garrel gira invece a Roma 'Un'estate bruciante'. Il suo affascinante, complesso, libero 'home movie', con il figlio Louis, il padre Maurice (nell'ultima interpretazione), i nipoti tutti nel quadro. Film minnelliano in tutti i sensi. Una sperimentazione di situazioni cromatiche da musical, con combattimenti/accordi tra verde e rosso, grigio e rosso, blu e giallo, marrone e blu scuro, marrone e rosso ruggine, nero bianco e rosso nello stesso piano. (...) È un perturbante assoluto: è dentro/fuori un ruolo che finalmente «è degno delle sue capacità», come si legge in una recensione interna al film, e che già ben descrive in anticipo 'Un été brûlant'. Quel che non va nel film non è mai la parte scritta. Né la recitazione. È il fumo. L'arte, a causa della sua assoluta identità con il divertimento, non ha nessun conto da rendere. Non ha bisogno, come in molti film di Garrel, di elevarsi nel sublime. Cerca di spiegarlo Fred Astaire a Jeffrey Cordova in 'Spettacolo di varietà'. E invece mentre i fuochi minnelliani non fanno fumo, quelli garrelliani, cioè di chi fa gerarchie di generi, fanno troppo fumo. Si veda la scena iniziale..."(Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 3 settembre 2011)

"Presto, un corso di recitazione per la matronale Monica Bellucci e una bottiglia di shampoo per Louis Garrel del bertolucciano 'The Dreamers'. Sono parigini, artisti, vedono gente, dipingono, naturalmente parlano di rivoluzione. (...) Deve averlo selezionato un direttore di festival cieco e sordo." (Mariarosa Mancuso, 'Il Foglio', 3 settembre 2011)
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