Un sogno chiamato Florida

The Florida Project

USA - 2017
La piccola Moonee ha 6 anni e un carattere difficile. Lasciata libera di scorrazzare nel Magic Castel Hotel alla periferia di Disney World, la bambina passa il suo tempo con un gruppo di monelli del posto e i suoi scherzi non sembrano preoccupare troppo la giovane madre Halley che, dovendosi barcamenare in una situazione precaria come gli altri abitanti del motel, è troppo concentrata su come riuscire ad andare avanti, più o meno onestamente. L'unico che cerca di tenere insieme le cose è Bobby, il manager del Hotel...

CAST

NOTE

- SELEZIONATO ALLA 49. QUINZAINE DES RÉALISATEURS (CANNES, 2017).

- FILM DI CHIUSURA AL 35. TORINO FILM FESTIVAL (2017).

- WILLEM DAFOE È STATO CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2018 COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA.

- WILLEM DAFOE È STATO CANDIDATO ALL'OSCAR 2018 COME MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA.

CRITICA

"(...) stupendo squarcio trans girato con iPhone sul Sunset Boulevard di L.A., città vista come una bellissima bugia confezionata. Idem per Orlando, regno di favole disneyane, dove si svolge questo racconto neo realista con tre bambini di 8 anni, proprio come nei film di De Sica e Rossellini. Canaglie ma non simpatiche, vittime invisibili di una civiltà umiliata ai confini del sogno Usa diventato incubo. (...) Scene quotidiane di degrado, perfino allegre, di vite ai margini, di slanci e rancori di cuore, corsa verso un finale indimenticabile. Nel colorato squallore post Hopper di fast food, piscine e outlet, questo mondo di cartapesta è visto all'altezza di tre bambini che già hanno svenduto magia e innocenza. Dice l'autore: la location è la star. Di un film di una verità ed empatia impressionanti, in grado di trascinarti lontano." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 22 marzo 2018)

"Per questo film si è parlato di atmosfere neorealiste, perché c'è in effetti il pedinamento (anche letterale, con macchina da presa a mano) dei personaggi, l'amalgama tra attori professionisti e no, i bambini che ci guardano. Eppure, se talvolta la macchina pedina o è ad altezza di bambino, l'inquadratura più tipica del film è il campo medio frontale di un luogo straniante, con il personaggio che lo attraversa o si affaccia. Il modello è più certa fotografia alla Martin Parr o certa pittura; più che neorealismo, è iperrealismo. E i bambini, più che portatori di uno sguardo, sono vettori che servono a farci esplorare uno spazio, e a tratti sembrano essi stessi generati dal luogo. Una anti-Disneyland filmata in pellicola, che diventa un paradossale luogo di fiaba, tra case colorate e squallide, chioschi assurdi, tra un continuo decollare di elicotteri e l'improvviso apparire di fuochi d'artificio o arcobaleni che ricordano appunto il logo Disney. Più che i personaggi, in fondo già visti, e il tono che cade a volte nel patetico, è questa la vera forza del film." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 22 marzo 2018)

"Girato nella galassia di motel cresciuti alla periferia di Disney World, nei dintorni di Orlando, e oggi popolati di famiglie rimaste homeless, 'Un sogno chiamato Florida' usa le architetture approssimativamente esotiche, i rosa e gialli vivaci, i fast food a forma di arance giganti e la vegetazione tropicale che sembra sbucare dall'asfalto, per evocare un senso di fiabesca avventura infantile. Ma i bambini del nuovo lavoro del regista di 'Tangerine' ricordano piuttosto le 'Simpatiche canaglie' di Hal Roach, monelli impuniti in una serie di cortometraggi, realizzati tra gli anni venti e i quaranta, in piena Grande depressione. (...) Willem Dafoe, in un'interpretazione sfumatissima e geniale che gli ha procurato una nomination all'Oscar ma non la statuetta che gli si deve da molto tempo (...). Usando con abilità un cast di non professionisti reclutato in gran parte via instagram, e con una sceneggiatura basata su decine di interviste condotte nell'arco dei mesi vissuti nella zona dove è stato girato il film, Baker adotta il punto di vista dei bambini per dare una dimensione avventuroso fantastica allo squallore. Ma non è mai lezioso, edulcorato o falso - ogni primo piano tenuto solo quel tanto che basta per evitare l'impressione di un «giudizio» o - peggio ancora - di «pena»; il timing di ogni malefatta dei bambini dosato prima che diventi slapstick, a partire dalla scena iniziale in cui Moonee e amici coprono inesorabilmente di sputo la macchina di un nuovo cliente del motel. E il film squarcia da dentro la sua atmosfera sognante con drammatici istanti di pericolo (...) per coglierne la precarietà, il dolore e la drammatica ingiustizia." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 22 marzo 2018)

"Amaro dramma, attorno a un'America miseranda, a due passi dal turismo di massa. Un paese degradato, anche nel linguaggio, visto con gli occhi innocenti di tre bambini. (...) Magnifici la mini esordiente Brooklyn Prince e Willem Dafoe, rassegnato factotum della struttura, candidato al recente Oscar." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 22 marzo 2018)

"'Un sogno chiamato Florida' è un volto dell'America povera e senza futuro, di una verità e grazia commoventi, allegro e malinconico, per la sapienza del regista Sean Baker e la genialità assoluta dei suoi interpreti, bambini qualsiasi scelti con casting locali: Baker ha avuto la sapienza di non farne degli attori, ma di lasciarli alla loro verità e spontaneità, alle corse, ai discorsi, alle risate, ai dispetti, alle gare di sputo, alle parolacce: alla felicità che l'infanzia sa trovare anche nella povertà, nel cibo trash, nell'amicizia paritaria tra i tre bambini che dividono anche il cono gelato che si sono fatti pagare da qualche grassona. (...): 'Un sogno chiamato Florida' (...) lungo il suo viaggio nei festival ha ricevuto molti premi ed è certamente tra i più belli dell'anno." (Natalia Aspesi, 'La Repubblica', 19 marzo 2018)

"(...) Baker esplora un paese relegato, letteralmente parlando, alla soglia del Magic Kingdom. Girato nella galassia di motel cresciuti alla periferia di Disney World, nei dintorni di Orlando, e oggi popolati di famiglie rimaste homeless, 'The Florida Project' usa le architetture approssimativamente esotiche, i rosa e gialli vivaci, i fast food a forma di arance giganti e la vegetazione tropicale che sembra sbucare dall'asfalto, per evocare un senso di fiabesca avventura infantile non dissimile da quello del film di Todd Haynes, 'Wonderstruck'. Ma i bimbi del suo nuovo lavoro (in gran parte non attori, come il resto del cast) ricordano piuttosto i 'Little Rascalas' di Hal Roach, monelli impuniti in una serie di corti, realizzati tra gli anni 20 e i 40, in piena Grande depressione. (...) Usando con abilità un cast reclutato in gran parte via instagram, Baker adotta il punto di vista dei bambini per dare una dimensione avventuroso fantastica allo squallore - ma poi squarcia quel sogno con drammatici istanti di pericolo (...) per coglierne la precarietà, il dolore e la drammatica ingiustizia." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 24 maggio 2017)
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