Un re allo sbando

King of the Belgians

BELGIO, OLANDA, BULGARIA - 2016
3,5/5
Un re allo sbando
Il Re Nicola III è una persona sola, che ha la netta sensazione di vivere una vita non sua. Insieme a un regista inglese, Duncan Lloyd, incaricato dal Palazzo di ravvivare l'alquanto ingrigita immagine della monarchia, parte per una visita di Stato a Istanbul. Proprio allora arriva la notizia che la Vallonia, la metà meridionale del Belgio, si è dichiarata indipendente. Il Re non si perde d'animo e decide di tornare di corsa per salvare il suo regno. E per una volta, dichiara, se lo scriverà lui stesso, il suo maledetto discorso! Ma proprio mentre stanno organizzando il rientro, si scatena una tempesta solare che mette fuori uso le comunicazioni e il traffico aereo. I telefoni non funzionano più, gli aerei restano a terra. A peggiorare le cose, la sicurezza turca respinge seccamente la proposta del Re di tornare via terra. Ma il Re non ha nessuna intenzione di aspettare che la tempesta finisca. Lloyd, fiutando l'occasione di una vita, si inventa un piano di fuga talmente assurdo da prevedere abiti fiorati e cantanti bulgare. È così che ha inizio questa Odissea attraverso i Balcani sotto mentite spoglie, un viaggio carico di imprevisti, incontri inaspettati e momenti di pura euforia, che rappresenteranno un'inimmaginabile occasione di rinascita e libertà per il re.
  • Durata: 94'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: SONY RAW 4K, DCP (1:1.85)
  • Produzione: PETER BROSENS, JESSICA WOODWORTH PER BO FILMS, IN COPRODUZIONE CON ENTRE CHIEN ET LOUP, TOPKAPI FILMS, ART FEST
  • Distribuzione: OFFICINE UBU (2017)
  • Data uscita 9 Febbraio 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Nico Parente

In concorso nella sezione Orizzonti alla 73. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Un Re allo sbando dei cineasti belgi Peter Brosen e Jessica Woodworth è un road movie intelligente, capace di mescolare al suo interno comicità, politica internazionale, dramma, scambio interculturale e religioso.

Il regista inglese Duncan Lloyd, incaricato dal Palazzo di ravvivare l’alquanto ingrigita immagine della monarchia, parte per una visita di Stato a Istanbul assieme a Re Nicolas III e al suo staff. Durante il soggiorno del re in Turchia, la Vallonia, la parte meridionale del Belgio, dichiara l’indipendenza. Il re deve immediatamente rientrare, ma un’improvvisa tempesta solare mette fuori uso le comunicazioni e il traffico aereo. Così Nicolas III, grazie a un folle piano ideato da Lloyd, riesce a eludere la sicurezza turca e a varcare il confine via terra. Ha così inizio un improvvisato viaggio attraverso i Balcani carico d’imprevisti, incontri inaspettati e momenti di pura euforia, che rappresentano una straordinaria occasione di rinascita e libertà per il re.

Quanto emerge da questo falso documentario è l’anima inquieta, consapevole di ricoprire un ruolo a lui non adatto, di un uomo introverso, timido e insicuro che si trova a dover affrontare una crisi di vaste proporzioni nel suo Paese, il Belgio. Ciò che i registi mirano a porre in evidenza sono pregi e difetti della loro nazione, il tutto attraverso la più alta carica politica e quindi rappresentativa del Paese. Più che una fuga verso casa, quella intrapresa dal re belga si presenta come un viaggio all’interno della propria individualità, un Tu per Tu avvenuto per caso ma che l’inconscio del Re reclamava da tempo. Assistiamo a un sovrano costretto a travestirsi e fingere di essere donna per scampare alle autorità, apprezzare la semplice cucina bulgara e mangiare kebab, muoversi con mezzi pubblici, prendere parte a una ricorrenza in un piccolo paese e improvvisarsi giornalista e conduttore televisivo. Conoscerà l’umiltà della povera gente, sarà toccato profondamente dall’ospitalità delle persone comuni, che pur non (ri)conoscendolo, lo accolgono e lo aiutano. Un vero e proprio viaggio spirituale che muterà, prima ancora che il re, l’uomo che si cela dietro la corona.

Una commedia divertente e al contempo profonda, come non se ne vedevano da tempo. Un road movie originale e toccante, realizzato con pochi mezzi e bravi attori che ancora una volta fa balzare agli onori di cronaca la coppia Brosen-Woodworth.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI: FLANDERS AUDIOVISUAL FUND (VAF), FLANDERS IMAGE, NETHERL ANDS FILM FUND, NETHERL ANDS FILM PRODUCTION INCENTIVE, EURIMAGES, BULGARIAN NATIONAL FILM CENTER, CENTRE DU CINEMA ET DE L'AUDIOVISUEL DE LA FEDERATION WALLONIE-BRUXELLES, SCREEN FLANDERS, BELGIAN FEDERAL GOVERNMENT TAX SHELTER, CASA KAFKA PICTURES, CASA KAFKA PICTURES MOVIE TAX SHELTER, EMPOWERED BY BELFIUS, MEDIA PROGRAMME OF THE EUROPEAN UNION.

- IN CONCORSO ALLA 73. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2016) NELLA SEZIONE 'ORIZZONTI'.

CRITICA

"(...) esilarante finto documentario scoperto a Venezia (più commedia 'on the road' che mockumentary) (...) è inutile attribuire significati precisi a questo film inclassificabile che non smette di sfruttare il gioco di specchi offerto dal malizioso documentario del (finto) regista inglese. Diretto da Peter Brosens e Jessica Woodworth, due autentici giramondo esperti in spaesamento geografico e concettuale (...) 'Un re allo sbando' è un'opera apertissima che sarebbe piaciuta a Eco, un film a maglie larghe costruito davvero strada facendo e destinato ad accogliere proiezioni e fantasmi di ogni tipo. Purché lo si guardi con l'occhio incantato del viaggiatore disposto a farsi stupire anche senza sapere nulla dei kukeri, inquietanti yeti del folklore bulgaro, o del folle monolito comunista di Buzludzha, oggi in rovina, che si staglia in cima a una montagna bulgara, filmato di straforo dai due globetrotter. L'Europa è ancora un sogno, o forse un'allucinazione. Ma vale la visita." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 9 febbraio 2017)

"A prima vista 'Un re allo sbando' (...) è soltanto una stravaganza pura e semplice. (...) ma nelle pieghe contiene innumerevoli richiami a temi caldi della nostra vita contemporanea. L'autoritarismo turco, l'instabilità balcanica, il recente e sanguinoso passato della ex Iugoslavia, l'ombra delle migrazioni, quella della sicurezza continentale messa in pericolo dagli attentati, e su tutto, con disincanto parodistico ma anche semiseri spunti di riflessione, la fragilità della costruzione europea e al suo interno la macchinosa fonte di veti incrociati che è il minuscolo regno belga. Interpreti lasciati liberi di improvvisare. Protagonista che con la sua impassibilità sa dare corpo tanto alla comicità delle situazioni che allo struggimento della dignità riscattata." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 9 febbraio 2017)

"Il punto di vista è nella cinepresa del documentario che sta girando un fotografo. Alla giusta distanza seguiamo la regalità che scarta la confezione e scopre la vita, la libertà oltre il cerimoniale, gli ostacoli quotidiani, lo sbandamento dei popoli, l'Europa violenta. Non irrilevante come i collaboratori sterzano nella 'rivelazione'. Frank Capra ridotto da Beckett, rivisto da Kaurismaki e affidato all'incredulità dei personaggi davanti al disfacimento di protocolli e ipocrisie. Fantapolitica di poesia. Spiazzante." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 9 febbraio 2017)

"Più che di un re, è il caso di parlare di un film allo sbando. II nuovo lavoro dei pur bravi Woodworf e Brosens nasce da un'idea appetitosa concretizzata purtroppo in un'operetta alquanto approssimativa, densa di stereotipi benché alcuni indubbiamente comici. Ilarità e autoironia non mancano, anche rispetto alle sempre più incerte sorti della Ue, ma una maggiore attenzione in sceneggiatura e regia avrebbe probabilmente sortito un film migliore." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 9 febbraio 2017)

"Piacerà a chi piacciono le commedie quando sono suscettibili di doppia lettura. 'Un re allo sbando' è gradevole spesso e volentieri perché la lunga strada verso il trono è costellata di accadimenti decisamente divertenti. E perché è interpretabile non arbitrariamente come una metafora sull'Europa in crisi d'identità." (Giorgio Carbone, 'Libero', 9 febbraio 2017)

"Osannato a Venezia, il titolo, in realtà, risente della zoppicante sceneggiatura e di un doppiaggio, a volte, irritante." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 9 febbraio 2017)

"Peter Brosens e Jessica Woodworth dirigono con mano leggerissima e piacevole ironia." (Luca Pellegrini, 'Avvenire', 10 febbraio 2017)
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