Un povero ricco

ITALIA - 1983
Eugenio è un industriale quarantenne ossessionato dall'incubo del crack finanziario. Poiché i suoi incubi gli impediscono di essere sereno, ricorre ad uno psicologo, il quale gli consiglia di "allenarsi" a fare il povero, per riuscire a ritrovare se stesso o, nella peggiore delle ipotesi, per essere pronto a tutto. Così, lasciata la sua lussuosa villa ed affidato il suo impero economico ai suoi amministratori, Eugenio si fa assumere come usciere in una delle sue fabbriche, ma non appena si rende conto che sta per fare carriera, si fa licenziare. Intanto conosce Marta, una ragazza sola costretta a fare i salti mortali per sbarcare il lunario, e se ne innamora; ma è sempre senza lavoro, e, rifiutandosi di tornare nei sui veri panni, riesce a sopravvivere solo grazie ai consigli "professionali" di Stanislao, vecchio barbone esperto di mille trucchi. Un giorno, mentre Marta è quasi ridotta alla disperazione, ritorna nei suoi panni di industriale; lascia la moglie che ha da tempo un amante, liquida i suoi affari e, ricco e felice, va a vivere con Marta sulla chiatta di Stanislao.
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Produzione: ACHILLE MANZOTTI PER FASO FILM SRL
  • Distribuzione: CIDIF - DOMOVIDEO, MANZOTTI HOME VIDEO, RICORDI VIDEO, BMG VIDEO (PARADE)

CRITICA

"Sul tema del ricco che diventa, volutamente, povero sono stati scritti innumerevoli romanzi e girati decine di film; questo di Festa Campanile non resta negli annali cinematografici come un capolavoro, girato com'è in fretta e con approssimazione. La storia cammina scontata, affidata in pratica unicamente alle ormai risapute smorfie buffonesche del protagonista, per cui alla fine l'unico sprazzo valido del film è il personaggio di Stanislao, interpretato molto bene e in modo molto convincente sul piano umano. Ma anche questa nota positiva, viene irrimediabilmente soffocata dalla complessiva sciatteria del lavoro." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 95, 1983)

"Pozzetto che è anche lo sceneggiatore, si è messo sulla strada di un sentimentalismo sdolcinato e di una volgarità pecoreccia con risvolti di quel barbonismo poetico che gli è caro. La Milano dei navigli è colta con affetto." (Laura e Morando Morandini, 'Telesette')

"Commedia con pretese sociali? No, soltanto commedia. E neanche delle più originali, nonostante qualche azzeccato personaggio di contorno. Ma l'accoppiata Pozzetto/Muti non è in grado di riservare alcuna sorpresa." (Francesco Mininni, 'Magazine italiano tv')
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