Un paradiso di bugie

ITALIA - 1997
Un paradiso di bugie
Su un'isoletta, Anna, giovane madre, gestisce una trattoria con la suocera Carmela e la figlia quindicenne Nanà. Quando Carmela muore, Anna accetta l'offerta di un ricco tedesco, vende il locale per un miliardo e si trasferisce a Milano con l'intento di cambiare vita. Compra una bella casa e poi, decisa ad entrare nel giro della gente che conta, si affida agli amici che d'estate frequentavano la sua trattoria, in primo luogo Stefano, bello e simpatico affarista, al quale affida i suoi soldi. Tutta presa dall'organizzazione della propria vita mondana, Anna non si accorge che Sergio, il portiere dello stabile, la guarda e l'aiuta con grande affetto. Lo capisce invece Nanà che diventa amica di Sergio e lo fa passare per il padre in occasioni di riunioni scolastiche. Anna è presa da Stefano, il quale, per tutta risposta, si dilegua con i soldi, lasciandola sul lastrico. Milano allora diventa ostile, tutto si fa difficile, Sergio potrebbe essere un punto sicuro, Anna lo accetta, ma poi ricompare Stefano. Sergio gli impedisce di rivedere Anna che ha una reazione rabbiosa. Anche Sergio allora si allontana. Ora Anna è davvero sola con la figlia. Così può finalmente ricominciare daccapo, senza più fantasie nella testa.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI
  • Produzione: GIUSEPPE AURIEMMA, EUROSTAR '95
  • Distribuzione: MEDUSA (1997) - 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT

NOTE

- REVISIONE MINISTERO NOVEMBRE 1996

CRITICA

"Esordiente nell'83 con "Lontano da dove", realizzato a quattro mani con Francesca Marciano, Stefania Casini torna alla regia con una commedia sentimentale di piccolo respiro, vagamente ispirata al modello hollywoodiano: dove, immancabilmente, a vincere sui valori fasulli del denaro e del successo sono le mozioni degli affetti e della fantasia." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 13 aprile 1997)

"Con 'Un paradiso di bugie', la regista-scrittrice si cimenta con la cosiddetta commedia sofisticata, che non è quella americana di Howard Hawks bensì una variante della nostra. La ricetta? Poca volgarità, ritmi se possibile veloci, personaggi un po' sopra le righe, un occhio ai riti cretini di certa borghesia (carina la scena delle ricche "siure" che bruciano in piazza le loro pellicce) e l'altro al gioco universale dei sentimenti. Ma il soufflé purtroppo non si gonfia, pur partendo dall'idea, simpatica, di raccontare un rapporto madre-figlia a ruoli ribaltati: con la genitrice "eterna adolescente" (anzi tendente all'oca giuliva) e la ragazza assennata e politicamente agguerrita." (Michele Anselmi, 'L'Unità', 16a prile 1997)
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