Un'ottima annata - A Good Year

A Good Year

USA - 2006
Un'ottima annata - A Good Year
Alla morte dello zio Henry, l'inglese Max Skinner, uomo d'affari di successo, viene chiamato da un notaio a recarsi in Provenza per la lettura del testamento. Sono passati tanti anni da quando Max passava le sue estati in Francia a la Siroque, la tenuta dello zio che gli ha dato tanti insegnamenti di vita. Tuttavia, per anni Max non è più ritornato in quei luoghi e ha completamente interrotto ogni rapporto con l'anziano parente, ed ora, giunto sul posto, i ricordi riaffiorano alla mente così come tornano ad affacciarsi i volti noti. A turbare il suo soggiorno in Francia intervengono una serie di imprevisti tra cui un'indagine sui suoi affari in Inghilterra e l'arrivo di Christie Roberts, una ragazza di Napa Valley che si dichiara figlia illegittima dello zio Henry...
  • Altri titoli:
    Un amore per caso
  • Durata: 118'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRICAM LT, 35 MM, SUPER 35 (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo "Un'ottima annata" di Peter Mayle (Ed. Garzanti - Narratori Moderni Brossura)
  • Produzione: SCOTT FREE PRODUCTIONS
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 15 Dicembre 2006

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Il testo completo sul numero di dicembre della Rivista del Cinematografo


Ridley Scott e Russell Crowe di nuovo insieme, a sei anni dal Gladiatore. Non più sul campo di battaglia, ma sotto il sole della Provenza, a degustare calici importanti e ritmi di vita placidi. Il titolo originale è eloquente, A Good Year: un buon anno, e Un'ottima annata. Gettata l'armatura di Massimo, Crowe non ha tuttavia perso in tempra, determinazione e cinismo nei panni del broker Max Skinner ("scuoiatore"), signore incontrastato della Borsa londinese. Ma il successo non gli ha portato felicità: è egoista, arido, auto-recluso in una gabbia dorata e asettica. Per fortuna, si riaffaccia il passato: lo zio Henry (il veterano Albert Finney, chapeau), un bon vivant da cui era stato educato alla Vita, muore, lasciandogli in eredità il castello con annessa vigna in Provenza. E' questo l'incipit di Un'ottima annata, che non è una commedia sentimentale, ma di formazione o, meglio, di seconda formazione. Liberamente tratto dal romanzo d'atmosfera di Peter Mayle,Un'ottima annata è film d'occasione, quella per Scott e Crowe di tornare a lavorare insieme. Ma non è strumentale: entrambi si trovano a proprio agio sui registri della commedia, si destreggiano tra i tempi comici e si prendono qualche soddisfazione in nome dei trascorsi guerreschi. Anche la fisicità di Crowe non è sacrificata, ma riadattata in chiave slapstick contemporanea. Gli attori devono essersi divertiti, e analogo destino attende gli spettatori, sbattuti con sagacia tra i palazzi di vetro e le stanze dei bottoni finanziari di Londra e le mura scrostate-chic della dimora provenzale, che qui il grande schermo sa proporre quali dolori e gioie di ogni media esistenza. Un buon anno, se non una buona vita, è alla portata di tutti - questo il messaggio ottimista e insieme ricattatorio del film - basta prendere lezioni. Che di fronte a un buon rosso pare una prospettiva allettante e pure più accessibile, Max/Russell docet. E pazienza se non tutti hanno una segretaria affidabile e fedele quale Gemma (Archie Panjabi), uno zio saggio e ricco, un amico scaltro immobiliarista (Tom Hollander) e la possibilità di regalare alla donna amata (la solare Marion Cotillard) una tela inestimabile, Puntando sulla semplicità e sull'otium, si sconfessa lo spettro della parabola per happy few, a uso e consumo del mercato globale. Dunque, l'uscita in sala è sotto Natale e il successo quasi ipotecato. E non demeritato: Crowe funziona, la regia di Scott è fresca e disinvolta, il contesto ameno e il lascito morale. Qualità non facilmente riscontrabili in analoghe produzioni mainstream, ma il sodalizio tra l'attore pluricandidato agli Oscar e il regista di Blade Runner è profondo e indifferente al genere cinematografico. In ogni caso, garanzia di "A Good Movie".

CRITICA

"Ancora Russel Crowe con Ridley Scott. Questa volta, però, non combatte nelle arene sotto l'armatura del gladiatore, ma nella City londinese, nelle vesti di un finanziere pronto a sconfiggere i concorrenti con spericolatissimi colpi in borsa, ai limiti della illegalità. (...) Sembra, specie al momento di concludere, una storia un po' facile, sulle orme di un romanzetto riscritto per lo schermo da Marc Klein, l'autore di 'Serendipity'. Ridley Scott, però, dividendola in due momenti precisi, ne ha ricavato uno spettacolo che riesce a tener desta l'azione, con simpatia, dal principio alla fine. Divertendo spesso, con i modi della commedia. Il primo movimento si stringe attorno al protagonista nella City e, subito dopo, al suo spostamento frettoloso e distaccato in Provenza. In cornici nebbiose e metalliche fino ad essere spettrali, si lasciano predominare dei ritmi sempre in corsa in cui le gesta del finanziere nell'impresa di cui è a capo e in borsa sono rappresentate senza mai una sosta, incisive, martellanti, spesso addirittura mozzafiato. E così nelle prime pagine in Provenza quando il protagonista, sempre trascinato dai suoi modi fulminei, si comporta lì esattamente come il cinico squalo che era nella City. Il secondo movimento muta tutto gradualmente: per l'infanzia, lo zio, i giochi, quindi per il fascino di quelle vigne e di quella produzione del vino cui lo zio aveva dedicato la vita e che adesso, nelle cornici affascinanti e dorate del sud della Francia, tutte panorami quasi incantati, provocano nel protagonista, anche a causa di un incontro sentimentale, un capovolgimento totale di atteggiamenti. Che gli darà ragioni nuove di vita. Con sentimento, appunto, ma anche qua e là, con umorismo sottile, mentre, grazie al tocco molto sensibile della regia di Scott, i ricordi di infanzia, sempre indicativi, si inseriscono nell'azione al presente senza mai una frattura. Con equilibri sicuri. La sostiene, non più in cifre drammatiche, Russel Crowe, con un intimismo molto fine. Lo zio, colorito con pacate misure, è Albert Finney, saldo come sempre." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 14 dicembre 2006)

"Piacerà a chi sostiene che la vita è fatta di piccole cose e quindi andrà in brodo di giuggiole vedendo le piccole apprezzate anche da uno squalo della finanza londinese." (Giorgio Carbone, 'Libero', 15 dicembre 2006)

"Non è facile per uno che usa il bazooka colpire di fioretto. La commedia sentimentale non è pane per i denti di Sir Ridley Scott, stilista dell'immagine potente alla 'Alien', 'Blade Runner' e 'Il gladiatore', considerato un tempo il fratello più bravo di Tony. Attenzione Ridley perché 'Un'ottima annata' potrebbe togliere il titolo. Il film è simpatico ma ammorbante tanto è pieno di elefanti in un solo negozio di cristalleria. I pachidermi sono Scott e il protagonista Russel Crowe, broker londinese cinico e solo che finisce al sole cocente delle vigne francesi per un'improvvisa eredità. (...) Scott prova a inquadrare le emozioni ma perde la testa per una partita di tennis che trasforma in guerra (la scena migliore). Lasciamolo distrarsi un po'. L'anno prossimo arriverà l'epico 'American Gangster' con Crowe superpoliziotto contro lo spacciatore Denzel Washington. Fratello Tony, torna al tuo posto." ('Il Messaggero', 15 dicembre 2006)

"Brutto 'Sotto il sole della Toscana' di Audrey Wells (2003)? Più brutto l'analogo 'Un'ottima annata' di Ridley Scott, che potrebbe intitolarsi 'Sotto il sole della Provenza', tanto vi torna il tema dell'anglosassone che ri-scopre se stesso, a contatto con la natura su uno sfondo latino. Quello di Ridley Scott ('I duellanti', 'Alien', 'Blade Runner') avrebbe potuto essere un vero film, perché è stato realizzato con ben più ampi mezzi del film della Wells. Ma subito si capisce che 'Un'ottima annata' è un superspot per la regione Rodano-Provenza. Operazione lecita, quando fa girare denaro col turismo, operazione meno lecita quando fa girare qualcos'altro allo spettatore che gli affidi il suo svago natalizio. (...) 'Un'ottima annata' ha solo rari momenti suggestivi, come quando a Crowe vengono i ricordi d'infanzia, evocati dalla casa dello zio (Albert Finney) che ha ereditato. Ma la caratterizzazione del vignaiolo locale (Jacques Herlin) è uno stereotipo del campagnolo francese, baschetto e baguette in meno. E gli altri attori sono uguali o peggiori." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 16 dicembre 2006)
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