Un nuovo giorno

ITALIA - 2016
2/5
Un nuovo giorno
Giulio fin dalla tenera età si sente di appartenere a un corpo sbagliato: guarda le bambine e si sente una di loro. A 27 anni decide di operarsi e intraprende un viaggio a Bangkok, in Tailandia, per cambiare sesso e diventare 'finalmente' donna fisicamente e fisiologicamente. Un percorso che porterà la protagonista a rivalutare i propri rapporti con la famiglia e gli amici e a ricominciare una nuova vita in un corpo che la farà sentire finalmente a proprio agio nel mondo. Tratto da una storia vera.
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: STEFANO CALVAGNA PER POKER ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: POKER ENTERTAINMENT
  • Vietato 14
  • Data uscita 10 Marzo 2016

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
Fin dagli anni della scuola materna, Giulio vuole essere chiamato Giulia.  Avverte di trovarsi in un corpo sbagliato con la necessità sempre più pressante di diventare donna. A 27 anni Giulio decide finalmente di operarsi in una clinica di Bangkok in Thailandia. Cambia sesso, diventa una donna a tutti gli effetti e comincia una nuova vita…
Stefano Calvagna è regista imprevedibile. Dal 2000 ha diretto una dozzina di film che hanno svariato dal pulp al gangster movie al film d’azione con non nascoste ambizioni sull’attualità sociale e la cronaca.
Come in questo caso, dove gli evidenti limiti del low budget lo inducono a raccontare una storia dal respiro secco e ordinato eppure sempre alla ricerca del giusto baricentro narrativo. Calvagna infatti sa come proporre gli argomenti, come guardare con occhio critico al tema delicato della crisi di identità, ai risvolti che azioni di questo tipo lasciano nella mente e nel cuore dei protagonisti.
Il suo approccio aperto, aggressivo sa tramutarsi in pagine di accorata difficoltà e di richiesta di sostegno. Luca Filippi, il Giulio che diventa Giulia, è bravo a essere attento, quasi nascosto, timido e vulnerabile. E’ il prototipo di un cast misto, imprevedibile e inafferrabile (Franco Oppini, Sveva Cardinale, Paola Lavini…) oltre all’immancabile Niccolò/figlio di Stefano, che subisce con bravura gli strali dell’avversa fortuna.

CRITICA

"Ci sono film di cui percepisci le buone intenzioni, ma che non riescono a trovare la via giusta per trasmetterle. E' il caso di 'Un nuovo giorno', che inizia in modo interessante poi sembra trasformarsi non in uno, ma in due film diversi: curiosamente lo rivela la locandina, dove il volto del protagonista è rappresentato in tre momenti della vita, come sotto l'effetto del 'morphing'. L'uso di due attori per il personaggio centrale non contribuisce all'illusione di realtà." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 10 marzo 2016)

"Ispirato alla vera storia della trans Sveva Cardinale (che recita se stessa), 'Un nuovo giorno' presenta il coraggio dell'autonomia produttiva da parte di un autore totalmente e intimamente indie. II pregio, però, è anche un difetto perché tante sono le carenze di un film più interessante per quello che dice che per come lo dice." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 10 marzo 2016)

"Mentre tutti oggi parlano dell'identità transgender (...) Calvagna ci spiazza con 'Un nuovo giorno', suo dodicesimo film. Il regista antagonista de 'Il lupo' (picco registico), recentemente abile a ritrarre un Califano crepuscolare in 'Non escludo il ritorno', trova in Filippi corpo e cuore di un'opera aggraziata nonostante tema scabroso e zero budget. Nella camminata delicata, ipnotica e a tratti struggente di questo malinconico Zac Efron nostrano, tutto il senso di un film su amore e libertà, diretto da un cineasta sempre più indecifrabile e instancabile nella sua marcia solitaria da cocciuto outsider." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 10 marzo 2016)

"La pellicola si concentra sul tema del dissidio di identità (femminile/maschile) come «peso» sempre più difficile da portare, sulla pressione da sopportare e sulla spinta a cambiare sesso. Il film si muove, giocando la carta ora della cronaca ora della diminuzione della libertà." (Carlo Antini, 'Il Tempo', 10 marzo 2016)

"Spiacerà a chi ha da anni una qualche simpatia per Calvagna per il suo cinema rozzo, ma non banale (abbiamo imparato qualcosa dal suo 'L'ultimo ultras'). Ma il tema dei trans è totalmente fuori della portata delle sue manacce. E della musica ridondante di Paolo Vivaldi." (Giorgio Carbone, 'Libero', 10 marzo 2016)

"Peccato per una eccessiva lunghezza che penalizza il film, ma complimenti al piccolo Calvagna." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 10 marzo 2016)
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