Un matrimonio

A Wedding

USA - 1978
Un matrimonio
Dino Corelli e Meringa Brenner celebrano il matrimonio alla presenza del decrepito mons. Martin, prozio dello sposo. Luigi Corelli, padre di Dino, era cameriere in un locale caratteristico di Trastevere e, sposando Regina Sloan, si era impegnato con la di lei miliardaria madre Nettie a dimenticare origini e famiglia. Meringa, la sposina, è figlia dell'ex camionista Snook Brenner detto "Chicco", che ha fatto fortuna grazie alla mancanza di scrupoli. Durante il ricevimento, organizzato minuziosamente da Rita Billingsley, sotto l'impietoso sguardo delle cineprese e nonostante la squadra di sorveglianza, diretta da Jeff Kuykendall, succedono molti imprevisti. I numerosi invitati della società-bene non si presentano, ad eccezione del consigliere delegato William Williamson e gli inservienti debbono improvvisarsi ospiti. La vecchia Nettie Sloan muore e la figlia, con la collaborazione del dr. Jules Meecham, tenta di nascondere il lutto ai familiari vecchi e acquisiti. Berlinga, sorella di Meringa, rivela di essere incinta per opera del cognato Dino che si difende dicendo che la stessa ragazza si è concessa a quasi tutti i suoi compagni di Accademia. Dall'Italia giunge il fratello minore di Luigi Corelli che, non sapendo ancora della morte di Nettie, sente vacillare la propria posizione. Quando la Mercedes nuova fiammante degli sposini viene trovata bruciata per uno scontro con una autobotte, si piange la morte di Dino e Meringa sino a che non si scopre che sulla macchina si trovavano Tracy, ex fidanzata di Dino, e Wilson, ex fidanzato di Meringa. Stanco e disgustato, Luigi decide di tornare a Roma insieme al fratello.
  • Durata: 125'
  • Colore: C
  • Genere: SATIRICO
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35 MM ()1:2.35, CINEMASCOPE - DE LUXE
  • Produzione: ROBERT ALTMAN PER LIONS GATE FILMS, 20TH CENTURY FOX
  • Distribuzione: FOX (1979)

NOTE

- FILM D'ESORDIO DI JOHN MALKOVICH DOVE APPARE COME COMPARSA.

CRITICA

"[...] Nel film, che Altman definisce un dramma-documentario, la normalità dei partecipanti si disvela in tutta la sua follia. [...] Tutti i partecipanti diventano, sotto l'obiettivo di Altman, spettacolari. Basterebbe, a dimostrare l'abilità del regista nel trarre colpi di scena dalle situazioni più banali, la sequenza iniziale in cui la sposa viene presentata. [...]. La selva dei personaggi però non è fine a se stessa, da essa emergono alcuni temi precisi. Il razzismo, ad esempio: il servitore negro, amante di una delle figlie aristocratiche, viene richiesto di non posare lo sguardo per tutta la durata della festa, sulla sua campagna di giochi erotici, mentre dell'italiano si chiacchiera che, in quanto ricco, non può che appartenere alla mafia. E poi l'insicurezza di questi ricchi borghesi: basta l'avvisaglia di un temporale a scuotere i loro nervi con una ventata di panico. E il loro stesso benessere che diventa una trappola: i poliziotti privati di cui si circondano che finiscono per schiavizzarli, la troupe cinematografica che dovrebbe immortalare il loro successo che in realtà spia la loro mediocrità. E ancora il loro cinismo mortale che ha modo di mostrarsi con tutta la sua nevrotica meschinità in un finale a sorpresa, in cui si vedrà Gassman disgustato ritornare sui suoi passi e tagliare allegramente i ponti con la ricca e aristocratica famiglia. L'interpretazione di Gassman, spalleggiato da Gigi Proietti, merita un discorso a parte. I due infatti nel film hanno un ruolo importante, rappresentano la rivincita di un sano vitalismo, vengono idealizzati in qualche modo, forse perché bisognava pure immaginarsi qualcuno ancora in grado di trovare scampo. Ma i due attori stanno al gioco senza fantasia e interpretano, rispolverando qualche vecchia commedia all'italiana, una coppia di italioti troppo uguali a come solitamente gli americani se li immaginano. E, dal momento che Altman lascia ai suoi attori una libertà quasi senza limiti, bisogna supporre che la colpa di questa tarantella sia tutta dei due. Ma tornando ai temi altmaniani bisogna, in sintonia col film, avviarci a un finale a sorpresa. Il film di Altman, anche per tutta una serie di incontri sessuali [...] che si verificano nel corso dei festeggiamenti, parrebbe un film rivolto a decretare l'ipocrisia dell'istituzione matrimoniale [...]. E' questa quella che qualcuno chiama l'ambiguità di Altman e che ha permesso a un suo film, "M.A.S.H.", di esser considerato, soprattutto in Europa una tremenda satira antimilitarista, mentre invece negli Usa, visto come una farsa goliardica, veniva acquistato dall'esercito e programmato nelle caserme. Altman dice: "Non ho nessun messaggio da proporre". Il suo sembra essere l'occhio più critico, ma in realtà lui guarda con affetto alla società americana. Come un altro grande regista, Steven Spielberg, che durante un'intervista mi disse cose durissimamente critiche sugli Stati Uniti per poi concludere, quando già cominciavo a scambiarlo per un rivoluzionario, che l'America è pur sempre il migliore dei paesi possibili. E anche nei film di Spielberg (per esempio in "Duel") abbiamo trovato dei messaggi che lui non si era proposto di trasmettere. Ma è proprio la forza di questi mostri del cinema americano: loro hanno niente da dire e tutto il mondo li ascolta." (Claudio Lazzaro, 'Il Settimanale')
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