Un matrimonio all'inglese - Easy Virtue

Easy Virtue

GRAN BRETAGNA - 2008
4/5
Un matrimonio all'inglese - Easy Virtue
Anni '20. Durante un viaggio in Francia, John Whittaker, rampollo di una famiglia dell'alta società inglese, si innamora perdutamente di Larita, una ragazza americana divorziata, emancipata, sexy ed affascinante. I due si sposano in fretta e furia e si trasferiscono in Inghilterra, dove vivono i genitori del ragazzo. Tuttavia, sin dal primo incontro con la madre e le sorelle di John, la neo-sposa avverte sentimenti ostili nei suoi confronti, e mentre Larita cerca di fare del suo meglio per tentare di adattarsi, la signora Whittaker mette in atto una serie di tranelli per mettere in cattiva luce la nuora. Le uniche persone in casa solidali con Larita sembrano essere il padre di John e il maggiordomo di casa Whittaker. Una serie di rocambolesche situazioni e un segreto svelato porteranno John e Larita a rendersi conto che il loro amore è stato messo a dura prova.
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, ROMANTICO
  • Tratto da: opera teatrale "Virtù facile" (1924) di Noel Coward
  • Produzione: EALING STUDIOS, ENDGAME ENTERTAINMENT, ODYSSEY ENTERTAINMENT, BBC FILMS, FRAGILE FILM, JOE ABRAMS PRODUCTIONS, PRESCIENCE PRODUCTION PARTNERSHIPS
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES (2009)
  • Data uscita 9 Gennaio 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Quanto è sofisticata l'Easy Virtue di Elliott. Dieci anni d'esilio dai set non hanno arruginito l'effervescenza del regista australiano (suo il cult Priscilla, la regina del deserto), che toglie la polvere alla pièce di Noel Coward, dimentica la versione "muta" realizzata da Hitchcock, e realizza una scoppiettante commedia che entra di diritto nella grande tradizione brillante, quella di Cukor, Hawks e Wilder. Averli riesumati è di per sè un piccolo miracolo. Siamo all'inizio degli anni'30, negli States tramonta la Jazz Age, in Inghilterra resiste la calma piatta della vita di campagna, la countryside life. Ma la routine della severa Mrs Whittaker (Kristin Scott Thomas) e quella della sua bislacca famiglia è destinata a durare poco: dall'estero fa ritorno a casa il primogenito John (Ben Barnes) accompagnato dall'affascinante Larita (Jessica Biel), un'americana sexy e stravagante che è divenuta nel frattempo sua moglie. Elliott, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Sheridan Jobbins, rivitalizza l'opera del grande commediografo inglese, affilandone gli artigli e volgendo l'originario dramma in una farsa in grande stile. L'amarezza di Coward nei confronti della società vittoriana diventa qui arguto sberleffo contro ogni forma d'ipocrisia, mentre le stoccate ai rituali della rinomata tradizione inglese e alle sue buone maniere sono il frutto di una partitura dal ritmo travolgente, dove le gag, le battutte e i dialoghi sanno sempre come colpire e affondare. Intelligente, frenetico, moderno nella messa in scena e nelle musiche (i grandi classici del jazz, il can can, il tango e il sapiente lavoro di Marius de Vries, compositore già per Moulin Rouge!, che ha remixato alcune canzoni contemporanee col "sound" dell'epoca), Un matrimonio all'inglese è un piacere per gli occhi e una delizia per le orecchie. Grande la prova d'attori. Non delude nessuno, dal navigato Firth al più inesperto Barnes (che canta pure bene!), anche se ovviamente i riflettori sono tutti puntati sul duello tutto al femminile Scott Thomas-Biel. Se la suddita di Sua Maestà vince per stile, alla yankee (qui in una reincarnazione di Jean Harlow) va tutta la nostra simpatia. Non ce ne voglia la prima: "Possiede tutte le virtù che detesto e nessuno dei vizi che adoro". Non l'aveva detto un inglese?

NOTE

- ANTEPRIMA, IN CONCORSO, AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (III EDIZIONE, 2008).

CRITICA

"Ci spostiamo in Inghilterra per scoprire la diva hollywoodiana di domani: Jessica Biel. Che bomba. E che brava. Non deve essere stato facile per lei precipitare in mezzo a un gruppo di grandi attori inglesi (Colin Firth e Kristin Scott Thomas tra i leader) e vincere la caccia alla volpe. Jessica splende come yankee sciupamaschi che sposa giovane rampollo inglese. Ma il suo soggiorno anglosassone sarà un incubo per via della suocera. E' 'Easy Virtue' da Noel Coward ma riletto in chiave rock da una regia vivace di Stephen Elliot. Battute a raffica, humour anglosassone di prima qualità e la Biel che sembra una nuova Katharine Hepburn. Solo più sexy. Scarlett Johansson? Jessica se la mangia a colazione." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 28 ottobre 2008)

"Il delizioso 'Easy Virtue' è diretto da Stephan Elliott sulla base della commedia di Noel Coward già messa in scena dal giovane Hitchcock nel '28. Impagabile scorcio d'inglesità anni Venti, sottoposto al vaglio sardonico delle battute e del ritmo perfetti, il film mette a duro confronto la spumeggiante americana Larita con il microcosmo familiare del fresco maritino John: tra equivoci e contrattempi davvero esilaranti, l'iniziale disagio sottopelle finisce per esplodere nella lussuosa (ma indebitata) magione di campagna, non prima di avere demolito l'intera impalcatura delle differenze di classe, umori, tabù, abitudini, repressioni e complessi. Gli 80 anni di vita del testo sono, insomma, scavalcati in raffinata scioltezza grazie anche agli interpreti, tra cui spiccano la meravigliosa non-oca bionda Jessica Biel, il giovane & innocente Ben Barnes ex principe Caspian di 'Le cronache di Narnia' e Kristin Scott Thomas nel ruolo della suocera più ridicola e isterica della storia del cinema." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 28 ottobre 2008)

"Spira l'aria della commedia - e che commedia! - in 'Easy Virtue'. Il gancio è di quelli irresistibili, scovato in un lavoro di Noel Coward per il quale passò Hitchcock quando il cinema era ancora muto. (...) Un duello a base di battute velenose, trappole e dispetti, che via via fa affiorare tutto quello che il coperchio delle buone apparenze nasconde." (Guido Barlozzetti, 'E Polis Roma', 28 ottobre 2008)

"'Easy Virtue' non è solo una prova di abilità registica. Elliott scommette su raffinatezza, gusto e spettacolarità, dissemina note eccentriche, e molto contemporanee, e usa il cinema con un bel senso di libertà. Cosa oggi assai rara." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 30 ottobre 2008)

"Brillante e ottimamente interpretata invece la commedia 'Matrimonio all'inglese' di Stephen Eiliot in cui una giovane americana appena divorziata, sposa un ragazzo inglese e incontra la famiglia super snob del marito. Tratto dalla pièce teatrale di Noel Coward, che nel 1927 aveva ispirato anche 'Fragile virtù' di Alfred Hitchcock, il film ironizza su tabù e desideri repressi della middle class inglese, ma il tema dell'eutanasia che si insinua attraverso l'oscuro passato della bella americana viene affrontato con superficialità." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 9 gennaio 2009)

"Grazie a Stephen Elliot, è nata una stella. Il suo 'Matrimonio all'inglese' (in originale 'Easy Virtue') impone infatti Jessica Biel, che esce alla pari dal temibile confronto con la cinquantenne Kristin ScottThomas. Eppure la Biel parte con lo svantaggio del personaggio positivo, quindi meno interessante: è la buona, americana e spregiudicata, contro la suocera, inglese e arcigna, che ha però le battute migliori. (...) 'Un matrimonio all'inglese' invece regge: perfino un ventenne si diverte con questa vicenda ideata per adulti. E i risvolti gay, a cominciare dalla misoginia, saranno colti solo da chi li sa cogliere; gli altri arriveranno comunque alla fine senza guardare l'orologio. Quanto allo scivolamento in avanti della storia dal 1923 aI 1929, se non ci sono motivi dichiarati, ce n'è uno non dichiarato: esibire da ogni angolazione possibile la spider di un'industria tedesca che comincia costruire auto solo nel 1929!" (Maurizio Cabona, "Il Giornale', 9 gennaio 2009)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy