Un marito per Cinzia

Houseboat

USA - 1958
Dopo la morte della moglie, dalla quale da qualche anno viveva separato, Tom Winters, brillante diplomatico di Washington, va a riprendersi i suoi tre bambini che vivevano con i nonni. Ma i piccoli Robert, Elizabeth e David, che sono sempre vissuti lontano dal padre, lo considerano quasi un estraneo, e si trovano a disagio nella grande città. Una sera Robert, eludendo la sorveglianza paterna, esce per fare un giro ed incontra Cinzia, una ragazza italiana, figlia di un celebre direttore d'orchestra in tournèe negli Stati Uniti. Cinzia, che è stanca della vita che fa col padre, prova simpatia per il bambino che s'affeziona a lei, ed insieme ai fratellini convince Tom a prenderla come loro governante. Siccome l'abitazione del diplomatico non è adatta per la famigliola, questa si trasferisce su una specie di casa galleggiante sul fiume. Cinzia non è pratica di faccende domestiche e si trova spesso in difficoltà, ma riesce a conquistarsi l'affetto di tutti. A poco, a poco ella s'innamora di Tom, il quale, benché abbia quasi promesso alla cognata, da poco divorziata, di sposarla, sente di non poter più fare a meno di Cinzia. Quando i tre bambini si accorgono dell'affetto che unisce il loro padre alla governante, si ribellano, perché non vogliono che Cinzia prenda il posto della mamma. La ragazza, convinta che non potrà più riconquistare l'affetto dei bambini, lascia la casa sul fiume e torna da suo padre. Mentre sta per partire per l'Italia, Tom la raggiunge e le chiede ancora una volta di sposarlo. Cinzia acconsente: ormai anche i bambini l'hanno accettata come la loro nuova mamma.
  • Durata: 111'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM, VISTAVISION, TECHNICOLOR
  • Produzione: PARAMOUNT PICTURES
  • Distribuzione: PARAMOUNT - CIC VIDEO

CRITICA

"E' un film realizzato con cura. Regia scorrevole ed agile; interpretazione dignitosa e di buon mestiere." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 46, 1959)

"Sdolcinata commediola sul modello che furoreggiava negli anni Cinquanta: dialoghi briosi e qualche gag azzeccata in un mare di melassa. Quinto film americano per la non esportabile Sophia nostra extralarge, che tuttavia se la cava meno peggio del previsto, grazie anche ad un misericordioso doppiaggio. L'impeccabile, sempre elegantissimo, Cary Grant recita in assoluta souplesse per non farla sfigurare troppo". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 11 agosto 2000)
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