Un giorno questo dolore ti sarà utile

ITALIA, USA - 2011
James, solitario e introverso, ha 17 anni e lavora presso la galleria d'arte della madre, dedita a collezionare mariti. Il padre ha continue relazioni con donne molto più giovani di lui e la sorella, al contrario, si innamora solo di persone molto più grandi di lei. Soltanto una nonna enigmatica e anticonformista riuscirà a comprendere lo spaesamento del suo inquieto nipote alla ricerca di un'identità.

CAST

NOTE

- DAHLIA HEYMAN FIGURA ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.

- FUORI CONCORSO ALLA VI EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2011).

- NASTRO D'ARGENTO 2012 PER LA MIGLIOR CANZONE ORIGINALE. IL FILM ERA CANDIDATO ANCHE PER IL MIGLIOR PRODUTTORE.

CRITICA

"Ispirato dal romanzo di Peter Cameron, Roberto Faenza ritorna a New York per il miglior film del secondo tempo della carriera. (...) Sguardo europeo su uno sky line americano, buona musica, un senso d'impotenza sul mondo che non subisce solo Toby Regbo, dallo sguardo inquietante, ma tutto l'eccellente cast. Saltando una generazione, l'amore è per la nonna Ellen Burstyn. Tutto da leggere sottopelle." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 24 febbraio 2012)

"Come tutti gli adolescenti, il giovane James sogna una vita migliore. Diversamente dalla grande maggioranza degli adolescenti di oggi, la sogna in un modo tutto suo. (...) Di personaggi (e di comportamenti) del genere ne abbiamo incontrati una tale quantità nel cinema Usa che ormai sono parte di noi, e si capisce che un eclettico giramondo come Faenza abbia scelto il denso e divertente romanzo di formazione di Peter Cameron, 'Un giorno questo dolore ti sarà utile' (Adelphi), per raccontare una condizione in cui può ritrovarsi chiunque sia uscito, più o meno ammaccato, da quello che un libro famoso battezzò «Il dramma del bambino dotato». Magari sarebbe più rischioso ed emozionante riscoprire tutto questo a Carpi, a Catanzaro o a Canicattì. Ma va bene anche così, New York è la capitale del mondo, la letteratura dispensa suggestioni senza confine. Garbato e illustrativo, il film di Faenza lascia il mondo com'è ma ha il merito di ricordarci che una storia così, tutta in Italia, oggi non la produrrebbe nessuno." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 febbraio 2012)

"Roberto Faenza ha quasi sempre la mano felice quando, per i suoi film, si rivolge a testi letterari. Basti ricordare 'Sostiene Pereira' da Antonio Tabucchi, 'Marianna Ucria' da Dacia Maraini, 'I Viceré' da De Roberto. Oggi è la volta dell'americano Peter Cameron e di un suo romanzo, 'Un giorno questo dolore ti sarà utile', andato incontro qui da noi alcuni anni fa a un buon successo editoriale. (...) Faenza ha rispettato il romanzo, le sue linee narrative, le sue intenzioni psicologiche e lo ha affidato a uno schema in cui tutti i personaggi, a cominciare dal protagonista, possono intervenire al momento giusto per dirci la loro, attraversando con vivacità, ma anche con raccoglimenti, le situazioni che li riportano avanti in cifre in cui il dramma, i molti drammi, si accompagnano senza fratture di stile alla commedia. Mentre sempre in primo piano - è lui che vede e giudica - c'è quel personaggio centrale che, dopo essersi dibattuto fra tanti dubbi, tende alla fine a proporsi in cifre quasi di speranza, e comunque positive. Gli dà volto un giovane attore inglese, Toby Regbo, non più però alle prime armi: con una espressività molto intensa specie nella chiave del dolore. I genitori sono Marcia Gay Harden e Peter Gallagher, Ellen Burstyn è la nonna. Non dimentico però la bella fotografia di Maurizio Calvesi, felicemente alle prese con persone e cornici americane, e le musiche, anche quelle di gusto americano, di Andrea Guerra. Una sua canzone la canta la nostra Elisa e dà al film un preciso sapore." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 24 febbraio 2012)

"Paragonato con eccesso di enfasi a un giovane Holden del Duemila, James è un personaggio molto «newyorkese ceto alto», e in quanto tale cartina di tornasole di una società vacua e autoreferenziale, dove le tragedie del mondo arrivano attutite. Anche se il libro di Cameron non ha chissà quale spessore, sulla pagina si intuisce che l'insofferenza di James nasce non solo dal nodo irrisolto di una inconfessata omosessualità, ma anche dal suo positivo attaccamento a valori culturali e affettivi a rischio di estinzione; e tiene conto della ferita inferta dall'11 settembre 2001. Tutto questo resta esangue nella trasposizione sullo schermo che, pur elegante, oggettiva la storia appiattendone le tematiche. In un cast ricco di bravi interpreti, da Marcia Gay Harden a Ellen Burstyn, l'anello debole è rappresentato proprio da Toby Regbo, attore troppo inesperto per sopperire alle lacune della sceneggiatura." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 24 febbraio 2012)

"Molti lo hanno paragonato a 'Il giovane Holden'. Scritto da Peter Cameron cinquantasei anni dopo il capolavoro di J.D. Salinger, 'Un giorno questo dolore ti sarà utile', arriva sullo schermo grazie a Roberto Faenza che a New York ha diretto questo romanzo di formazione garbato e stralunato come il suo protagonista." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 24 febbraio 2012)

"Sarà perché vediamo il giovane James che riesce a parlare solo con la nonna, proprio come Harold che metteva in scena variazioni di finti suicidi e frequentava solo Maude o perché per la parte della nonna è stata scelta Ellen Burstyn ('Alice non abita più qui') o per «l'impossibilità di essere normale», ma il nuovo film di Roberto Faenza ci riporta a un certo clima degli anni '70. In quegli anni lo sguardo sul mondo era totalmente affidato ai giovani, tutti solitari e tutti insieme cercavano di cambiarlo. Ma Faenza ci disillude: non c'è nessuna allusione, Ellen Burstyn, come anche gli altri attori li ha scelti la brava casting e in quanto a James (Toby Regbo, il giovane Silente di 'Harry Potter') non è emblematico di una generazione che vuole sentire silenzio intorno a sé per azzerare il frastuono di stupidità e ricostruire, simbolo di un'istanza politica. In fondo lui vuole solo andarsene a vivere in campagna e avere tempo per leggere." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 24 febbraio 2012)

"Spiacerà a chi magari ha amato il libro di Peter Cameron e s'aspettava un'adeguata trasposizione da Roberto Faenza (autore del non banale 'I giorni dell'abbandono'). Ma Faenza ha appiattito, banalizzato il testo (l'omosessualità sfumata sulla pagina è qui squadernata). O forse era già banale il libro e il cinema non ha fatto che mettere in evidenza una volgarità di fondo (l'esaltazione della psicanalisi) che già si celava tra le righe." (Giorgio Carbone, 'Libero', 24 febbraio 2012)

"Roberto Faenza porta sullo schermo il bel romanzo di Peter Cameron (pubblicato in Italia da Adelphi), cimentandosi nella sua seconda trasferta americana (la prima era stata 'Copkiller', con Harvey Keitel) e compie un miracolo di leggerezza, realizzando un film che si fa amare fin dalle prime immagini. Compagine di attori di rara sensibilità, su cui svetta Toby Regbo, magnifico protagonista, che esprime tutto il disagio e la sensibilità dell'adolescenza. Un film che scalda il cuore." (Erica Arioso, 'Gioia', 24 febbraio 2012)

"Produzione italoamericana e secondo set a NY per Roberto Faenza, è un buon giorno di cinema: interpreti azzeccati e affiatati, milieu a fuoco, regia illustrativa ma ariosa, sguardo senza complessi d'inferiorità (italico provincialismo) in terra straniera e il movimento da fermo (corre e suda solo nel finale) di James a guidarci tra identità e relazioni, famiglia e mondo là fuori, rovelli metropolitani e proto-indignazione. Perché il romanzo di Peter Cameron è di formazione e Faenza lo segue fedelmente, doppiandone pregi e difetti, ma preservando - rischio sensibile - il gap dalla fiction-tv. Se si vuol trovare un problema non è nella traduzione, ma nel tradotto: 'Un giorno questo dolore ti sarà utile' non è il nuovo giovane Holden, e i dolorini del giovane James non sono 'I dolori del giovane Werther'." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 23 febbraio 2012)
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