Un figlio all'improvviso

Momo

FRANCIA - 2017
2/5
Un figlio all'improvviso
Tornando a casa, i coniugi Prioux scoprono che un certo Patrick si è trasferito nella loro abitazione. Patrick sostiene di essere loro figlio e di essere tornato per presentargli la fidanzata ma i Prioux non hanno mai avuto alcun figlio. Ma chi è davvero Patrick? Un bugiardo? Un manipolatore? I Prioux hanno dimenticato di avere un figlio?
  • Altri titoli:
    Nicht ohne Eltern
  • Durata: 85'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: SCOPE, DCP (1:2.39)
  • Tratto da: opera teatrale di Sébastien Thiery
  • Produzione: OLIVIER DELBOSC PER CURIOSA FILMS, IN COPRODUZIONE CON TF1 DROITS AUDIOVISUELS, TF1 FILMS PRODUCTION, VERSUS PRODUCTION, IN ASSOCIAZIONE CON À L'ORIGINE PRODUCTIONS, GABRIEL INC.
  • Distribuzione: CINEMA DI VALERIO DE PAOLIS (2018)
  • Data uscita 20 Settembre 2018

TRAILER

RECENSIONE

di Costanza Morabito

André (Christian Clavier) e Laurence (Catherine Frot) sono una coppia borghese di mezza età che vive di routine e rispettabilità: la spesa del finesettimana, la casa impeccabilmente arredata con piscina, niente perdite di tempo né imprevisti, grazie.

Quando Patrick (Sébastien Thiery), un uomo sulla quarantina, piomba nella loro vita pare quasi un’invasione aliena, tanto più che il giovane sembra parlare una lingua astrusa e inizialmente le sue intenzioni appaiono impenetrabili. Il tornado si abbatte sui due quando si scopre che Patrick è convinto di essere il loro figlio e che le sue difficoltà nel comunicare sono dovute alla sua sordità: routine frantumata, nuova vita forzata, che piaccia (a Laurence) o meno (ad André).

Se, come da cliché, il marito vorrebbe istantaneamente voltare pagina e liquidare l’intruso come l’impostore che crede che sia, la moglie accoglie prontamente il nuovo arrivato, pazzamente felice di quest’impossibile chance di scoprirsi per la prima volta “mamma” a sessant’anni. L’eccitazione di una nuova vita dà il largo a pensieri al di là di ogni ragionevolezza (“magari è nato così tanto tempo fa che nemmeno ce lo ricordiamo…”), sospettosi tuffi nel passato, illusioni e disillusioni, nonché a una “nuora” (cieca) e a un pastore tedesco (veramente tedesco).

Con Un figlio all’improvviso Sébastien Thiery porta al cinema (affiancato nella regia da Vincent Lobelle) la sua pièce teatrale Momo, in cui egli stesso interpreta, come nel film, il tenero Patrick. Come coprotagonisti sceglie i comicamente credibili Clavier e Frot nei panni dei “genitori”, sorprendentemente morbida lei e nevroticamente esasperato lui, e Pascale Arbillot a interpretare (con delicata ironia) la sua dolce metà.

 

Dopo il successo riscosso in teatro, Thiery punta su una commedia che offre qualche spunto di riflessione e non ha paura di ridere delle situazioni sopra le righe generate dal rapporto con l’handicap, ma si affida fin troppo a gag più scontate che scorrette.

La disabilità infatti non è più destabilizzante dell’arrivo di un figlio sconosciuto, semmai è proprio la vulnerabilità di Patrick ciò che rende plausibile lo svolgimento della vicenda in tutta la sua assurdità.

Se nel corso del film ci è concesso dubitare della sincerità e del passato dei personaggi, la risoluzione è fin troppo semplicistica e banalizza, nella durata di un sospiro di sollievo, quella che avrebbe potuto essere una più incisiva storia di maternità come sinonimo di umanità: accoglienza indiscriminata dei bisognosi e dei “diversi”, e al diavolo le affinità genetiche.

CRITICA

"C'è un'inflazione (cui corrisponde spesso una deflazione al botteghino) di quelle commedie alla francese dove sono protagonisti ancora le corna e le pochade con equivoci, sulla scia del maestro De Funès. (...) non esaltante, di maniera, dei qui pro quo, compresi i nemici vicini di casa. Attori dediti al boulevardier con Christian Clavier, specialista nei tic della piccola borghesia, qui sposato con Catherine Frot che ha al suo attivo tre exploit: 'Marguerite', 'La cuoca del presidente' e 'La voltapagine'." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 20 settembre 2018)

"(...) L'idea dell'incursione inaspettata del diverso - a dinamitare una situazione consolidata e statica - non è nuova, ma ha sempre un certo fascino; lo prova il successo della commedia di Sébastien Thiery (qui co-regista), rappresentata due anni fa a Parigi. Però scherzare con gli handicap è assai rischioso. Pur senza dosi eccessive di 'incorrectness', come la presenza di Clavier poteva far temere, la commedia abusa di gag (cfr. la scena di Prioux che guida la cieca) prevedibili e un po' goffe." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 20 settembre 2018)

"Simpatica commedia francese che si interroga sulla presunta «diversità», sul concetto di famiglia e sulla borghesia transalpina. Punto di forza è l'affiatata coppia Clavier-Frot, con carta di identità francese. Evitiamo, perciò, brutte figure con eventuale remake italiano." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 21 settembre 2018)
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