Un'estate d'amore

Sommarlek

SVEZIA - 1951
Un'estate d'amore
Durante un intervallo nelle prove di alcuni balletti classici Maria si vede recapitare il diario di Henrik, l'uomo che ella amò intensamente. La lettura di quelle pagine, che la ragazza non sa come e perché le siano state inviate, provocano in lei un'acuta nostalgia, fatta di ricordi e di rimpianti. Dopo un brusco congedo dal suo amante, David, Maria torna a rivedere i luoghi che fecero da scenario al suo primo amore, intenso e violento, un amore che sarebbe certo durato tutta la vita se un incidente non avesse provocato la morte di Henrik e insieme, la rovina di tutti i sogni della fanciulla. Di quella sua profonda prostrazione aveva tratto profitto Erland, un anziano zio di Maria, invaghitosi della nipote. Ma dalla breve relazione, la fanciulla non ha tratto che disgusto ed una più profonda delusione. Abbandonato Erland, s'era quindi aggrappata al proprio lavoro come all'unica ancora di salvezza che le offriva la vita. Ora, il diario di Henrik, inviatole da Erland per una meschina vendetta, ha riaperto la piaga d'un tempo e rischia di costruire fra Maria e David, un ostacolo insormontabile. Per mettere alla prova il suo sentimento, Maria affida a David il diario. Se, dopo averlo letto egli l'amerà ancora, nulla potrà più separarli. Rimasta sola Maria s'accorge che il tempo ha rimarginato la ferita e che il dolore e l'amarezza si sono tramutati in un dolce ricordo. Al termine della "prima " del suo balletto Maria scorge tra le quinte David. L'uomo l'ama davvero, ed al suo fianco la ragazza potrà iniziare, con fiducia e serenità rinnovata, una nuova vita.
  • Durata: 97'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: SVENSK FILMINDUSTRI
  • Distribuzione: INDIPENDENTI REGIONALI (1961) - SAN PAOLO AUDIOVISIVI
  • Riedizione 1983

NOTE

- PRIMA PROIEZIONE 1-10-1951

CRITICA

"Soltanto nella parte finale del film si avverte la personalità inconfondibile del regista. Per il resto, l'opera, pur vantando qualche pregio formale puramente virtuosistico, appare lenta, discontinua e scarsa di autentica drammaticità." (Segnalazioni cinematografiche, vol 49, 1961)
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