Un'avventura

ITALIA - 2019
Sulle note delle intramontabili canzoni scritte da Lucio Battisti e Mogol, Matteo e Francesca scoprono l'amore, si perdono, si ritrovano, si rincorrono, ognuno inseguendo il proprio sogno: lei vuole essere una donna libera, lui vuole diventare un musicista. Francesca gira il mondo per cinque anni, mentre Matteo rimane a scrivere canzoni d'amore. Quando Francesca ritorna porta con sé il vento di cambiamento degli anni '70, fatto di emancipazione, progresso ed evasione. I due si ritrovano e il loro amore rinasce più forte di prima, ma la loro storia seguirà sentieri inaspettati. Un omaggio agli autori delle canzoni: Battisti e Mogol.

CAST

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI: ANDREA OCCHIPINTI.

- COREOGRAFIE DI LUCA TOMMASSINI.

- CONSULENZA ARTISTICA DI CET SRL ‐ CENTRO EUROPEO DI TOSCOLANO E GIULIO RAPETTI IN ARTE MOGOL.

- PARTECIPAZIONE SPECIALE DI DIODATO.

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON BANCA SELLA, CON IL SOSTEGNO REGIONE LAZIO-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO, CON LA COLLABORAZIONE REGIONE PUGLIA-UNIONE EUROPEA - POR PUGLIA FESR-FSE 2014-2020, FONDAZIONE APULIA FILM COMMISSION.

CRITICA

"Matteo e Francesca, in quasi due ore, si amano, si lasciano, si ritrovano. Meno male che ci sono le canzoni di Mogol e Battisti a giustificare, in parte, il prezzo del biglietto. Per il resto, questo volonteroso musicarello che prova ad imbastire una trama intorno a intramontabili melodie come 'Acqua azzurra acqua chiara' o 'Non è Francesca', non appassiona mai. La Chiatti e Riondino si sforzano, il più delle volte invano, di rendere credibili dialoghi e situazioni che sfiorano il ridicolo. Merita un plauso l'intensa Valeria Bilello." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 14 febbraio 2019)

"Narrare una tormentata storia d' amore attraverso alcune delle più celebri canzoni di Lucio Battisti: è la scommessa di «Un' Avventura» (da oggi in sala), scritto da Isabella Aguilar e diretto da Marco Danieli, che aveva esordito nel 2016 con «La ragazza del mondo» (film che apriva uno squarcio sulla realtà esistenziale dei Testimoni di Geova). (...) Visti i nomi delle protagoniste femminili facile capire che tra le canzoni portanti del film ci siano «Non è Francesca» e «Balla Linda», anche se Mogol tiene a sottolineare che la «sua» Linda era decisamente diversa da quella più tormentata del film, essendo «dedicata a una ragazza americana molto allegra e molto libera». Il paroliere storico di Battisti non ha però dubbi sul fatto che «questo film sarebbe piaciuto a Lucio Battisti perché parla di una storia moderna e attuale e lui era un artista avanti, un uomo che passava la sua vita ad ascoltare il meglio di tutto il mondo».(...) Il modello della sceneggiatrice e del regista era dei più impegnativi: cercare di creare un musical italiano sulle canzoni di Battisti che, oltre agli inevitabili riferimenti a film come «Chicago» o «La La Land», avesse una struttura narrativa simile ad «Across the Universe», la cui sceneggiatura si basava sui testi delle canzoni dei Beatles. «Ci siamo imbarcati in quest' impresa con coraggio e pudore per affrontare canzoni che fanno parte della storia della cultura italiana», (...) Il lavoro di Pivio e Aldo De Scalzi è stato quello di arrangiare le canzoni di Battisti e creare ex-novo i buffi jingle pubblicitari composti da Matteo, anche se ovviamente la parte più difficile è stata mettere mano alle canzoni originali (...) Quel che è certo però è che Mogol e i produttori, se il film avesse successo, sono già pronti a continuare ad attingere nuovamente al ricco canzoniere di Battisti per allestire un sequel del film. (Oscar Cosulich, 'Il Mattino, 14 febbraio 2019)

"(...) L'idea alla base di 'Un'avventura' è chiara. Fare un musical vintage alla 'Mamma mia!' su parte del repertorio di Lucio Battisti, scrivendo scene "addosso" alle canzoni: ed ecco 'Non è Francesca', 'Balla Linda' e così via... Sarà vero ciò che dice un personaggio («Le canzoni d'amore sono quelle che non invecchiano»), però il film ha un problema d'identità. Non è un musical (Riondino e Chiatti se la cavano a cantare, ma le coreografie sono inesistenti); non è un musicarello come quelli che sceneggiavano le canzoni pop anni 60. Il filone cui si avvicina di più è lo "jukebox musical", definizione generica per gli spettacoli che utilizzano canzoni popolari." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 14 febbraio 2019)
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