Un'anima divisa in due

ITALIA, FRANCIA, SVIZZERA - 1993
Un'anima divisa in due
Pietro Di Leo, trentasette anni, vive e lavora a Milano. E' impiegato nella sicurezza interna di un grande magazzino del centro. E' separato dalla moglie, con un figlio di cinque anni che può vedere solo il fine settimana, e la sua vita va avanti per inerzia. E' solo, insoddisfatto, perso. L'incontro con Pabe, una ragazza nomade colta in flagranza di reato, si trasforma dall'iniziale solita diffidenza in un desiderio di entrare in contatto con quella "diversità", per scoprire quanto inconciliabili siano due mondi così distanti tra loro, non solo in apparenza. Insieme con Pabe, Pietro concepisce la fuga. Viaggiano verso sud, lungo la costa italiana fuori stagione. Pabe deve lentamente adattarsi, cambiare aspetto, mentre inizia una storia d'amore che li porterà entrambi ad inventarsi un nuovo possibile modo di vita...
  • Durata: 124'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35MM, PANORAMICA A COLORI
  • Tratto da: un'idea di Umberto Marino
  • Produzione: ROBERTO SESSA PER ARAN S.R.L., IN COLLABORAZIONE CON P.I.C. FILM, MOD FILMS, RETE ITALIA, TSR-RTSI, CON IL CONTRIBUTO DI EURIMAGES DEL CONSIGLIO D'EUROPA E DEL DIPARTIMENTO FEDERALE DEGLI INTERNI DI BERNA
  • Distribuzione: DARC (ITALIA) INTRA FILM (DIST. INT.) - 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT - DVD: DOLMEN HOME VIDEO (2009)

NOTE

- COPPA VOLPI A FABRIZIO BENTIVOGLIO PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE MASCHILE ALLA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (1993).

- PER TROVARE LA PROTAGONISTA, IL REGISTA HA FATTO UNA RICERCA NEI PAESI DELL'EST DURATA QUATTRO MESI. ALLA FINE IL VOLTO GIUSTO E' RIUSCITO A TROVARLO IN UN COLLEGIO DI BUDAPEST, MARIA BAKO', UNA RAGAZZA SENZA ALCUNA ESPERIENZA CINEMATOGRAFICA, NATA NEL 1975 DA PADRE ROM E MADRE UNGHERESE.

- REVISIONE MINISTERO AGOSTO 1993.

CRITICA

"Ecco un film italiano che riesce a scrollarsi di dosso quell'etichetta di 'carino' che ormai sembra l'aggettivo inevitabile per definire il giovane cinema di casa nostra. (...) Sorretto da un intelligente uso di macchina da presa e montaggio, in un film dove il sole è quasi sempre soffocato dal grigio del cielo invernale e dallo smog della città, Soldini racconta con rigore il confronto tra una normalità (quella di Pietro) e una diversità (quella di Pabe, respinta sempre dal mondo, una volta scoperta la sua orgine zingara), che finisce inevitabilmente con il perdere la propria identità; bellissimo, dopo un leggero stallo della vicenda, il ritorno di Pabe al campo nomadi che non c'è più. Un finale amaro e folgorante." (V.G. [Vito Guslandi], 'Ciak', ottobre 1993)
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