UN AMORE DI DONNA

ITALIA - 1988
Gabriella è la moglie giovanissima - e separata - dell'avvocato Bernasconi, ex amante della madre. Le due donne vivono nel lusso in una bella residenza, ma Gabriella non è certo felice: la morte del padre, avvenuta quando era una bimbetta, è stata una terribile realtà che ha inciso profondamente sulla sua personalità. Anche i rapporti con sua madre sono sempre rancorosi e tesi. L'amore arriva per la giovane donna con l'incontro di Franco Bassani, pilota collaudatore di aerei militari. Bernasconi non ha la minima intenzione di concedere il divorzio, paga debiti e capricci e sembra tenere praticamente in pugno moglie e suocera, ma lascia di fatto molto libera Gabriella, che ne approfitta per incontrarsi con l'amato sia in casa di lui, sia nella vecchia villa della nonna, sia in Svizzera. Un giorno lui è destinato a passare un lungo periodo a Pantelleria presso quella base aerea e una temporanea separazione si impone: Bassani avverte ormai il logorio determinato da una vita rischiosa e chiede alla donna di sposarlo; lei, rimasta incinta di Franco (era poi quanto essa desiderava di più) si nasconde e non si fa trovare, mettendosi anche a lavorare per vivere in maniera indipendente. Poi avviene l'evento risolutivo. La madre confessa alle autorità una sua antica colpa: è stata lei a uccidere il marito, stanca dei suoi troppo sfacciati tradimenti. Quella notte la piccola Gabriella ha assistito al delitto, che Bernasconi riuscì a far passare come un incidente, per aiutare la donna, farne la sua amante e sposarne, molti anni dopo, la figlia, tenendo così in pugno l'una e l'altra. Ancora più probabili a questo punto le nozze tra Franco e Gabriella, finalmente libera da terrori e rancori e decisa ad occuparsi del nascituro.

CAST

CRITICA

"Si tratta di un ritorno un po' in sordina, perché il film è di commissione, e soltanto di sfuggita nelle corde di Nelo Risi. Costruito sposando un ricorrente tema aviatorio di Liala al Moravia antiborghese degli 'Indifferenti', cotti l'uno e l'altra in salsa freudiana, tiene infatti più d'occhio il cinema gradevole di Lelouch che l'analisi introspettiva mentre trascorre, con un certo qual gusto del turismo culturale, da Milano ai laghi, da Tradate a Pantelleria, dai picchi alpini alla Svizzera, dalle fabbriche aeronautiche alle basi in cui si provano gli ultimi modelli. Ma è anche un film che compensa la facilità dell'aneddoto con la vivacità e la ricchezza delle immagini e delle svolte narrative, favorito dalla fotografia di Lamberto Caimi e dalle musiche di Morris Albert ma soprattutto dall'occhio limpido di Nelo Risi che sa trarre da paesaggi diversi, siano offerti dalle nevi immacolate, dal mare e dai laghi o siano cercati dallo scenografo Enrico Scampini nelle case di lusso e nelle officine spunti visivamente piacevoli. Con in più le fulminee impennate dei jet e i portenti della pattuglia acrobatica italiana che ricama il tricolore sull'azzurro. Di volta in volta uno spettacolo emozionante e una metafora dei rapporti fra i personaggi. dei vari comportamenti che, come i velivoli, uomini e donne tengono fra cielo e terra. Gli interpreti sono adeguati alla qualità del film: Laura Morante facendo Gabriella con la sua consueta asciuttezza e qualche sguardo intenso, Bruno Ganz rimediando a un certo spaesamento con la semplicità del tratto, Claudine Auger e Ivan Desny rispettano le norme del professionismo." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera', 7 Maggio 1988)

"Non posso però non riconoscere alla regìa di Nelo Risi, tornato al cinema dopo un lungo silenzio e dopo una nobilissima carriera di autore a pieno titolo, dei meriti nella rappresentazione che tentano di riscattare almeno in parte i difetti di un testo che non ha scritto e di cui non ha responsabilità. Il primo merito, anche se molto esteriore, è il ritorno, nel nostro cinema, al tema aeroplani, con pagine, sulle acrobazie delle nostre Frecce Tricolori, di ottimo ed insolito sapore documentario. Il secondo merito, più stretto, attorno alla vicenda, è il disegno del carattere della protagonista, sviscerato, anche nelle sue contraddizioni, con indubbia finezza: in cornici milanesi e lombarde cariche spesso di molta suggestione. Con il passato di Nelo Risi non è molto, ma una volta alle prese con una storia così datata e non certo nelle sue corde, non penso che potesse ricavarci di più. Altro segno (positivo) di regìa, gli interpreti. Gabriella è Laura Morante, tagliente e nello stesso tempo enigmatica, ora aggressiva ora prostrata, con una recitazione sottile fino al cesello, la madre è Claudine Auger, precisa e riservata, con vigore asciutto, il finanziere è con autorità e freddezza, un Ivan Desny che sembra tornato ai suoi momenti più saldi. Il meno plausibile, invece, nonostante le sue doti collaudate, è Bruno Ganz nelle vesti di Franco. Mi è sembrato smorto, a disagio e, soprattutto, poco convincente. Forse perché poco convinto anche lui." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 9 Luglio 1988)

"Passione e aviazione, come nei romanzi di Liala. Bruno Ganz (Franco), ancora sospeso tra la volta celeste e la terra come nel film di Wenders è un angelo collaudatore di aerei (da combattimento) e sorvola il cielo sopra Pantelleria. Laura Morante (Gabriella) è una ragazza fragile e spaventata il cui passato turbinoso vanta un matrimonio con l'anziano ex amante della madre. I due s'innamorano ma la relazione e costellata di difficoltà. Lei ha qualche problema (giustificato) con l'altro sesso e la mamma, responsabile e colpevole del non felice destino della figlia, non riesce ad aiutarla. Anzi, in qualche modo peggiora le cose, perché probabilmente ha qualcosa da nascondere. (...) Assente e distratto Bruno Ganz, troppo nervosa e incontrollata Laura Morante, 'Un amore di donna' irrita per il congelamento visivo privo di emotività. Ma non solo. Non funzionano neppure i riempitivi delle riprese aeree dall'alto di panorami incontaminati e meno che mai la poco celata (talvolta strafottente) sponsorizzazione dell'industria aerobellica italiana." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 16 Luglio 1988)
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