Un amore a Roma

ITALIA - 1960
Un amore a Roma
Marcello, un giovane scrittore appartenente ad una famiglia nobile ma ormai impoverita, dopo aver bruscamente interrotto un lungo e arido fidanzamento con Fulvia, diviene l'amante di Anna, un'attricetta alla vana ricerca di notorietà conosciuta per caso. Marcello è di natura gelosa e tormentata, incline al sospetto, mentre Anna è pigramente amorale, sensibile solo ad una sorta di corrotta curiosità che la spinge da un'avventura all'altra, pur sapendo in anticipo che ne rimarrà delusa e disgustata. E' inevitabile che la diversità di carattere conduca i due amanti verso un continuo alternarsi di litigi e di riappacificazioni, ritmate dalle periodiche infedeltà della ragazza che, a modo suo, ama con sincerità Marcello. Per sottrarsi alla situazione, per lui insostenibile, il giovane si propone di abbandonare definitivamente Anna e, come antidoto all'infelice passione, cerca di distrarsi con un nuovo fidanzamento che questa volta lo lega con un'amica della non del tutto dimenticata Fulvia. Il rimedio non serve, un incontro casuale fa divampare di nuovo la passione tra Anna e Marcello. Promesse e propositi non durano molto. La ragazza si prepara ad una nuova sordida avventura. La misura è colma. Marcello scaccia di casa la ragazza, accompagnandola di persona nello squallido ambiente d'un teatro di varietà di terz'ordine dove la ragazza è finita. Ed il suo addio, preludio ad una aspra solitudine, parrebbe definitivo.
  • Altri titoli:
    L'inassouvie
    Liebesnächte in Rom
    Love in Rome
  • Durata: 105'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICO, 35 MM (1:1.37)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Ercole Patti (ed. Bompiani)
  • Produzione: MARIO CECCHI GORI PER FAIR FILM (ROMA); LES FILMS COCINOR, LAETITIA FILM (PARIGI); ALPHA FILM (BERLINO)
  • Distribuzione: CEI-INCOM

NOTE

- REVISIONE MINISTERO SETTEMBRE 1997.

- PRESENTATO ALLA 66. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009) NELLA SEZIONE "QUESTI FANTASMI 2".

CRITICA

"La trasposizione [...] non si presentava facile: oltre che per l'interiorità della vicenda e la qualità poco cinematografica di certi passaggi, anche perchè qualche suo episodio il nostro cinema se lo era già assimilato. [...] Questo "schiavo d'amore" [...] è a tratti [...] autenticamente delineato [...]. Peter Baldwin si porta complessivamente bene [...] Mylene Demongeot ne ha tolto la sua bella interpretazione. Si imbruttisce persino per darle vita e verità [...]". (Luigi Pestelli, "La Stampa", 25 novembre 1960).

"Non esente da qualche felice intuizione e da un acuto senso dell'ambiente e della psicologia dei personaggi, il ilm rivela però una sensibile disocntinuità di ritmo e qualche cedimento di gusto. Tecnicamente pregevole la fotografia e di misurata eficacia l'interpretazione". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 49, 1961).
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