Un altro mondo

Un autre monde

FRANCIA - 2021
3/5
Un altro mondo
Philippe Lemesle e sua moglie si separano, un amore danneggiato dalla pressione del lavoro. Dirigente di successo in un gruppo industriale, Philippe non sa più come rispondere agli ordini incoerenti dei suoi superiori. Ieri volevano che fosse un leader, oggi vogliono che sia un esecutore. È questo il momento in cui deve dare un senso alla propria vita.
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SCOPE
  • Produzione: CHRISTOPHE ROSSIGNON, PHILIP BOËFFARD PER NORD-OUEST FILMS, IN COPRODUZIONE CON FRANCE 3 CINÉMA, STÉPHANE BRIZÉ E VINCENT LINDON, IN ASSOCIAZIONE CON DIAPHANA, WILD BUNCH INTERNATIONAL
  • Distribuzione: MOVIES INSPIRED

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Dopo La legge del mercato (2015) e In guerra (2018), il regista francese Stéphane Brizé conclude la trilogia sul mondo del lavoro con protagonista Vincent Lindon: se i primi due sono passati in Concorso a Cannes, Un autre monde trova la competizione a Venezia 78.

A parte la collocazione, il terzo capitolo muta la prospettiva, ovvero inquadra il lato padronale della barricata: guardia giurata nel primo, sindacalista nel secondo, stavolta Lindon è un dirigente d’azienda, ossia il direttore di stabilimento Philippe Lemesle.

Philippe non se la passa bene, il lavoro ben remunerato se non prestigioso gli ha tolto più che dato: si sta separando dolorosamente dalla moglie (Sandrine Kiberlain), il figlio autistico richiede attenzione, la proprietà preme per nuovi tagli, l’organico già ridotto all’osso e vessato freme, e lui in mezzo, non più manager ma esecutore, insieme vittima e carnefice.
Dai colletti blu ai colletti bianchi, dai povericristi agli happy few, Brizé non cambia né il protagonista, un superbo Lindon, né muta l’ottica sociologica, se non politica: che cosa muove oggi il mercato del lavoro, chi sono gli schiavi e chi i padroni, il fallimento e il successo, e come si declina l’odierno homo homini lupus?

Senza dire troppo del film, la parabola di Philippe, al soldo della multinazionale e alla mercé di sé stesso, ha una curvatura ambigua e progressivamente consolatoria, perfino ottimistica: tra le due, meglio l’ambiguità, sebbene si tratti forse più di irresolutezza ideologica. Il problema di ogni caduta è l’atterraggio, e cadere in piedi cui prodest?

Strepitosamente recitato (anche la Kiberlain è ottima), tagliato da musiche stranianti e contrappuntato da sequenze pletoricamente metaforiche, Un autre monde è intenzionalmente per il grande pubblico: loda la dignità dell’uomo, che ha costi, ma non prezzo. Ma cinematograficamente non va al di là di una robusta sufficienza.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 78. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2021).

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI CANAL +, CINÉ +, FRANCE TÉLÉVISIONS; IN ASSOCIAZIONE CON SOFITVCINÉ 7, LA BANQUE POSTALE IMAGE 13, CINEVENTURE 5, MANON 10; CON IL SOSTEGNO DI REGIONE ÎLE-DE-FRANCE, REGIONE NOUVELLE-AQUITAINE E DIPARTIMENTO DI LOT-ET-GARONNE; IN PARTNERSHIP CON IL CNC.
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