Un'altra vita

ITALIA - 1992
Saverio, dentista ancora giovane, è separato dalla moglie e vive solo, esercitando svogliatamente la sua professione. A rompere la monotonia delle sue giornate ripetitive, capita un giorno alla porta dello studio Alia, una giovane straniera agitata e dolorante, per farsi curare un dente. Lui le fa notare che sono necessarie alcune sedute ma lei insiste perché la curi subito. Saverio inizia il lavoro e le mette a disposizione una stanza perché riposi un poco fra un intervento e l'altro, ma quando va a chiamarla, la donna è scomparsa senza pagare, lasciandolo sorpreso e dubbioso. Alia si ripresenta dopo qualche giorno per proseguire la cura. Graziosa e un po' misteriosa, Saverio inizia timidamente a corteggiarla, trovandola disponibile, ma a un tratto la ragazza scompare di nuovo. Incuriosito e attratto, Saverio si mette a cercarla. le sue ricerche lo portano a conoscere Mauro, un ragazzo che finisce con l'indurre il demotivato dentista a seguirlo sera dopo sera da un bar a un locale equivoco, da una discoteca a una casa di appuntamenti. Una sera Saverio nota che, dopo una discussione animata con un ragazzino, Mauro corre via eccitatissimo. Insospettito lo segue e giunge a una baraccopoli in riva al mare, dove vivono rifugiati d'ogni provenienza, giusto in tempo per tentare di salvare Alia, che ha tentato di uscire dal giro di Mauro, facendolo infuriare. Mentre Saverio sta per soccombere in una rissa impari con Mauro, la ragazza, impacciata ed esitante, si impadronisce della pistola caduta al malavitoso e spara.

CAST

NOTE

- DAVID DI DONATELLO 1993 PER MIGLIORE ATTORE NON PROTAGONISTA A CLAUDIO AMENDOLA.

CRITICA

"Narrativamente discontinuo, il film risulta a volte faticoso e ripetitivo, con un protagonista che arranca dietro una cliente sconosciuta; segue senza un minimo di autonomia un tipo losco, che si muove come a casa sua nell'ambiente squallido della prostituzione senza che lui sembri rendersene conto, anzi divenendone amico; si lascia trasportare da lui da un locale all'altro, annoiato e assente, senza partecipare e senza rifiutare, e senza che quella miserabile "altra vita" susciti in lui attrazione o sorpresa, complicità o rifiuto. Privo di umanità e di pathos, tutto tasselli in cerca di collocazione logica, il film non coinvolge, non denuncia, non si pronuncia: descrive situazioni e ambienti presentandoli come realtà curiose, certamente esistenti, ma guardate con indifferenza, e personaggi tragici visti come fenomeni del parossistico quotidiano." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 114, 1992)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy