UN AFFARE DI DONNE

UNE AFFAIRE DE FEMMES

UN AFFARE DI DONNE
Nella Francia occupata dai tedeschi Marie Latour, il cui marito Paul è prigioniero in Germania, si mette a praticare aborti: vuole che i suoi bambini Pierrot e Mouche mangino più e meglio degli altri e le piace avere abiti decenti e molti soldi. Poiché ha conosciuto Lucie - una prostituta - le affitta una stanza per i suoi affari, facendo lo stesso con una sua amica. Rientrato in città dopo uno scambio di prigionieri Paul, semplice e puro ma affezionato alla moglie e ai bambini, è costantemente respinto e non sembra rendersi conto di ciò che accade sotto il suo tetto. Quando Marie si prende come amante un collaborazionista, Paul, furente e disgustato, denuncia la moglie ed il suo operato. Arrestata, accusata di vari aborti e di sfruttamento della prostituzione, Marie viene giudicata dal Tribunale speciale dello Stato. Condotta a Parigi, a fatica difesa da un avvocato. Marie, pur dichiarandosi pentita, il 30 luglio '43 è condannata alla ghigliottina. E' una delle ultime donne francesi a subire la pena capitale.
  • Altri titoli:
    STORY OF WOMEN
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICO, EASTMANCOLOR
  • Tratto da: LIBERAMENTE TRATTO DA "UN AFFAIRE DE FEMMES" DI FRANCIS SZPINER
  • Produzione: MK2 PRODUCTION, FILMS A2, FILM DU CAMELIA, LA SEPT,SOFINERGIE
  • Distribuzione: ACADEMY (1988) - DOMOVIDEO
  • Vietato 14

NOTE

- COPPA VOLPI COME MIGLIOR INTERPRETE FEMMINILE ALLA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (1988) A ISABELLE HUPPERT.

CRITICA

"Come si è mosso in tale oscuro universo il prolifico Chabrol (questo dovrebbe essere il suo quarantesimo film)? Lo dicemmo già quando 'Un affare di donne' fu presentato a Venezia: col professionismo ormai senza sorprese mediante il quale egli si compiace di esprimere le complicazioni e le contraddizioni della vita sociale, di frugare tra le pieghe più segrete dell'animo umano (secondo l'antica tradizione letteraria francese), di conferire lividi colori alla rappresentazione della provincia. A dieci anni da 'Violette Nozière' - là si tratta d'una giovane avvelenatrice - Chabrol torna al truce, ma senza cavare dal caso di Marie tutti i succhi che forse poteva trame nell'ordine del simbolico. Ha peraltro buon fiuto nel chiamarne interprete, come nel film del '78, Isabelle Huppert. L'attrice è infatti ineccepibile nel trasmettere, con la sua maschera fredda e le sue vibrazioni sottopelle, la crudezza di quei tempi verminosi e il cinismo del personaggio: supporto d'una regia realistica che sa dosare i rintocchi più dolenti in quel triste oratorio di nausea e pietà." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 9 Dicembre 1988)

"Dicevamo da Venezia: come sapeva esser forte coi deboli la Francia di Vichy. Il governo petainista decise di trovarsi dei nemici interni e mandò Isabelle davanti ai giudici del tribunale speciale per una condanna esemplare. Così Isabelle fu una delle ultime donne a salire il patibolo in Francia: un crudele privilegio che la Bovary di Pétain affrontò con l'animo di pece (qui cade la preghiera-bestemmia). Pare che sempre gli Stati inetti abbiano sfogato nella disciplina interna, nella ricerca di capri espiatori il peso della sconfitta. Leggevamo nella documentazione di corredo al film, una predica di quegli anni 'Se Dio non ci ha concesso la vittoria che imploriamo significa che ci riserva un dono migliore: il ritorno verso di Lui del nostro caro e bel paese, benediciamo l'amore che ci farà risorgere, scontando salutari sofferenze...'. Magari sulla pelle della Huppert (ma tutto è detto, senza che Chabrol faccia del moralismo sui moralisti)." (Stefano Reggiani, 'La Stampa', 11 Novembre 1988)

"Il valore del film uno Chabrol d'annata senza colpi d'ala, ma nemmeno cadute - non risiede nell'epilogo processuale, conciso e rapido, ma non senza turgore oratorio (qui è posta quella preghiera blasfema sulla quale si cercò vanamente di costruire uno scandalo subordinato a quello del Cristo scorsesiano). Conta, in 'Un affare di donne', il ritratto della protagonista, né eroina né criminale, e nella sagace descrizione della sua vita familiare e sociale in una cittadina normanna.
Grazie a una sceneggiatura in cui si avvertono, senza forzature polemiche, la sensibilità e l'ottica di una donna, Isabelle Huppert rende benissimo l'ambiguità e le sfumature del personaggio e la sua metamorfosi nell'arco dei due anni in cui si svolge la vicenda. Senz'assumere posizione sull'aborto, Chabrol preme le distanze dalla storia e dai personaggi con una narrazione apparentemente fredda, oggettiva. E' un linguaggio asciutto, una prosa con pochi aggettivi. Non giudica: mostra. Non scandaglia: espone. Chabrol ha dedicato il film a tutti i suoi attori. Anche nell'edizione italiana si vede che davanti alla cinepresa hanno, contraccambiato il suo affetto. La storia vera di Marie-Louise Girard è stata raccontata in un libro (ed. Balland) di Francis Szpiner che ha lo stesso titolo. Non fu l'ultima francese che salì sul palco della ghigliottina. Dopo di lei, l'esecuzione capitale colpì Lucienne Fournier nel 1947 e Germaine Laloy il 21 aprile 1949, ad Angers." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 6 Dicembre 1988)
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