Umano, non umano

ITALIA - 1969
Giovanni, dopo avere assistito alla proiezione di un film di Godard e di alcune sequenze tratte da altri suoi film, si avvicina allo schermo e lo lacera. Il critico cinematografico Adriano Aprà espone alcune sue idee sulle funzioni del cinema nella società. Al centro di Roma, in piazza Colonna, sono raggruppati degli operai dell'Apollon in manifestazione; uno di essi, fuori campo racconta il perché e le difficoltà della lunga occupazione della loro fabbrica. In ambiente borghese si sta svolgendo un banalissimo party; ma non si odono le voci dei partecipanti. Lo scrittore Moravia passeggia solitario in riva al mare; quindi pronuncia parole inglesi incomprensibili per la massa. Di nuovo si assiste alla pacifica manifestazione degli operai dell'Apollon e si ascoltano altri particolari sulle difficoltà dell'occupazione e sulle manovre compiute dal padrone per volgere a proprio interesse una situazione fallimentare. Un ragazzo cerca di stringere a sé la propria innamorata; questa rifiuta e lui la picchia; riprendono il cammino senza che si sia ascoltato il perché della loro lite e se sia avvenuta la riconciliazione. Immagini confuse del Vietnam rompono la sequenza di questo materiale a noi quotidiano. Due amanti si voltolano banalmente in un letto. Il poeta Sandro Penna viene intervistato e, tra una lamentela e l'altra sui suoi acciacchi, legge brani meno noti delle sue poesie. Una ragazza abbondantemente discinta si dimena sullo schermo e si sovrappone idealmente a se stessa più volte. Un contadino dipinge falce e martello sul suo campo vuoto. A Piazza San Giovanni, per uno sciopero di solidarietà con gli operai dell'Apollon, si raccolgono migliaia di manifestanti ai quali parlano - non uditi e non ascoltati - oratori dei sindacati e dei partiti.

CAST

NOTE

- PRESENTATO AL XXX FESTIVAL DI VENEZIA (1969).

- IL FILM E' STATO RESTAURATO NEL 2009 DA CSC - CINETECA NAZIONALE.

- PRESENTATO ALLA 66. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009) NELLA SEZIONE "QUESTI FANTASMI 2".

CRITICA

"Di fronte al 'non umano' della chiacchiera culturale occidentale (Calvesi che parla d'arte, Aprà che parla di cinema, Moravia che parla di civiltà dei consumi, dei miti e dei riti della mondanità borghese (...) dello spettacolo come vanità (...) o della cultura come solitudine, sta l''umano' della resistenza vietnamita, della rivoluzione cinese, del popolo sorridente (...)". (Lino Micciché, 'Il cinema italiano degli anni '60, Marsilio Editore).

"Il film è privo di trama e unisce, mescola, sovrappone, immagini di repertorio e ricostruite. Con il voluto guazzabuglio sembra che l'autore voglia simboleggiare sia l'incomunicabilità come condizione generale nel mondo d'oggi, sia il netto distacco tra i problemi reali (quelli degli operai) e quelli fittizi (dei pensatori, dei cineasti, dei politici, dei borghesi). Ermetico e stravagante, indigesto come spettacolo, tale film può essere una dimostrazione dello sforzo di comunicare qualcosa e di non riuscirvi. ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 73, 1972)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy