ULTIMO TANGO A ZAGAROL

ITALIA - 1973
Stanco della dieta della fame a cui lo obbliga sua moglie Margherita (che si preoccupa invece, di nutrire l'amante che tiene nascosto in soffitta), Franco abbandona lei e il suo alberghetto per andarsene a vivere da solo. Nell'appartamento preso in affitto incontra una giovane donna che preferisce non rivelargli il proprio nome. Condivisa con lei la squallida abitazione, Franco diviene oggetto dei suoi sadici "giochi" mentre a sua fame resta insaziata. Raggiunto dalla notizia che Margherita è morta, egli esulta contando di ereditare il suo albergo e di poter finalmente mangiare a sazietà. Quando scopre però che la moglie è viva e vegeta (si è trattato solo di un trucco per farlo tornare a casa), Franco si rifugia di nuovo nel suo appartamento che la stravagante inquilina ha, nel frattempo, abbandonato. Quando si mette alla ricerca della ragazza, la ritrova ai bordi di una strada in attesa di "clienti". Amareggiato, la respinge, peraltro senza successo, ed è costretto - avendo deciso di tornare da Margherita - a tenersi, consenziente la moglie, anche lei. Da quel momento, però, se vorranno averlo come loro compagno le due donne dovranno pensare soprattutto a nutrirlo.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: COMICO, COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANAVISION EASTMANCOLOR
  • Produzione: MARIANO MARIANO PER CINEMAR
  • Distribuzione: EURO - AVO FILM
  • Vietato 14

CRITICA

"Stanca parodia del film "Ultimo tango a Parigi", il lavoro ha poche trovate riuscite. Nei panni di un pover'uomo umiliato e offeso, Franco Franchi lascia piuttosto intendere che sono sprecate le sue doti espressive in opere di nessun conto." (Segnalazioni cinematografiche, vol. 76, 1974)

"Stracchissima parodia di 'Ultimo tango a Parigi', il celebre, contestato e sopravvalutato film scandalo di Bernando Bertolucci, di cui il collega Nando Cicero mette in burla le sequenze più ardite, con in primo piano, manco a dirlo, quella, famigerata, del burro. Franco Franchi,senza il partner fisso Ciccio Ingrassia, si agita come un ossesso, moltiplicando smorfie e battutacce". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 3 febbraio 2001)
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