ULTIMO RESPIRO

ITALIA - 1992
Alfonso, un ragazzotto palermitano dedito a scippi e furtarelli, si introduce di notte in un villino disabitato di Mondello. Ma egli ignora che esso è il rifugio di due amanti: Tony, medico di famiglia ed assessore comunale già avviato in politica, e la venticinquenne Margherita, ragazza madre (con bambino abbandonato a Ferrara). Colto sul fatto da Tony, Alfonso viene bloccato e la donna, intanto sopraggiunta e impaurita, con un grosso vaso gli dà un tale colpo sulla testa, da far svenire il ragazzo. Interessati ovviamente ambedue al silenzio, Tony non avverte la Polizia e conduce Alfonso all'ospedale, mentre Margherita lo rivede per caso in strada e non può impedirsi di fargli un saluto. Quel saluto - nulla più che un semplice ciao - sembra lusingare l'incursore e toccargli il cuore. Egli, già tornato in una notte successiva al villino per spiare gli slanci del due amanti, comincia i suoi appostamenti, aspetta Margherita per la strada, riesce a parlarle, finchè fra i due giovani si stabilisce un curioso rapporto, senza che nulla di concreto avvenga. Ora Alfonso, grazie all'intervento di Tony, viene assunto come spazzino comunale, lavora di notte insieme ad alcuni profughi albanesi e con ciò si distacca dalla sua piccola brigata di amici scioperati che vivono alla giornata. Gli amici però vogliono vendicarsi di quel loro compagno di scippi e bravate, invidiosi come sono della sua misteriosa donna. Essi penetrano nel villino di Mondello, decisi non solo a rubare, ma a violentare Margherita, che nel frattempo ha rivelato ad Alfonso l'esistenza del figlio lasciato al Nord. Alfonso piomba sul posto e sbaraglia il gruppetto che si dà alla fuga. Pochi giorni dopo, quando finalmente corre con il suo motorino verso la donna con la quale potrà avere l'incontro più desiderato, Alfonso cade e muore sull'asfalto. Il colpo alla testa ricevuto da Margherita ha smosso un aneurisma congenito e la fine è immediata. Perduta ogni illusione e tra l'altro malinconicamente spentasi la relazione con Tony, non resta a Margherita che partire per Ferrara, a riprendersi quel bambino avuto a soli 17 anni.

CAST

CRITICA

La vicenda, tutto sommato, è prevedibile e non brilla per originalità. La "mala" palermitana, anche se qui ridotta a quella dedita al piccolo furto, si affida al cliché ormai abusato dei soliti ragazzi più scioperati e sbruffoni, che autenticamente malvagi. Il rischio della imitazione (niente a che vedere, comunque con la genuinità, la incisività e le implicazioni psicologiche e sociali di personaggi di altri film) è più che evidente. Forse anche per colpa di una sceneggiatura fragile, la vicenda una piccola storia privata che il dramma umano lo sfiora appena, non può essere validamente inquadrata nella sia pure notissima cornice ambientale e sociale. Cosicchè anche il conflitto generazionale e di classe acquistano lo spessore cui probabilmente soggetto e regia aspiravano, spingendo Alfonso verso il riscatto personale. Non manca il solito profluvio di espressioni e situazioni scabrose con pesanti cadute di gusto. D'altro canto, l'interpretazione non contribuisce certo a dare spicco ai personaggi. A parte, in fatti, l'Alfonso di Francesco Benigno qui meno grezzo e dunque in possesso di qualche apprezzabile sfumatura, Massimo Dapporto non convince e si adagia nella piattezza, mentre assolutamente atona appare Federica Moro nel ruolo di Margherita. (Segnalazioni Cinematografiche)
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