Tutto torna

ITALIA - 2008
Tutto torna
Massimo ha vent'anni e da poco tempo ha lasciato il suo paese nel nord della Sardegna per trasferirsi a Cagliari. Vorrebbe diventare uno scrittore e sta cercando un editore per il suo primo romanzo, ma nel frattempo lavora nel locale di suo zio Giuseppe, con cui divide anche l'appartamento. L'amore per una danzatrice cubana, l'incontro con un gruppo di artisti e le difficoltà economiche di suo zio, porteranno Massimo ad affrontare il difficile percorso verso l'età adulta, che spesso costringe a rivedere i propri sogni e le priorità nella vita...
  • Durata: 86'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, SOCIALE
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: ANDREA FORNARI, GIANLUCA ARCOPINTO E ENRICO PITZIANTI PER ZAROFF FILM
  • Distribuzione: ZAROFF FILM
  • Data uscita 13 Giugno 2008

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Inizia e finisce con un viaggio Tutto torna. Dal paesino alla metropoli, da questa al continente. In mezzo un itinerario di formazione dalle tante soste e scarsa originalità. Passeggero è il ventenne Massimo, a Cagliari dal nord della Sardegna, con valigia carica di attese e un pc dove tiene parole e sogni da scrittore. La meta è lontana, il cammino disseminato di dossi alti come grattacieli. Il ragazzo pazienta, dà una mano nel locale dello zio razzista, conosce una ballerina cubana che si rivelerà un trans, osserva l'orizzonte multicolore e in movimento della grande città e scopre che non è il migliore dei mondi possibili. L'esordio nella fiction di Pitzianti resta a metà strada tra dramma e commedia, coralità e intimismo. Troppo chiaroscurale (fotografia di Mauro Falomi) per divertire, poco caratterizzata per interessare davvero. Lodevole il tentativo di raccontare una crescita innestandovi una riflessione più generale sullo sguardo e le sue occlusioni, noi e gli altri. Il risultato però lascia a desiderare e ad emergere è soprattutto lo stereotipo e la tendenza al bozzettismo. Inspiegabile poi l'amalgama di riprese documentaristiche e di inserti virati in verde. Meno ambizioni, e forse tutto sarebbe tornato.

CRITICA

"Il tono del film ha un che di commedia amara e si nota maggiormente man mano che il racconto si incattivisce. È un tono inedito nel nostro cinema così ridanciano e non ha niente a che fare con un tipo di cinema regionale." (Silvana Silvestri. 'Il Manifesto')

" 'Tutto torna' non regala una Cagliari da cartolina, ma racconta una società globalizzata: si va perchè si vuole andare, ci si apre ad altre esperienze, si portano nel cuore i ricordi, si torna arricchiti nell'anima." (Simonetta Robiony, 'La Stampa')

" 'Tutto torna' è il film d'autore sardo più normalizzato che ambisce alla popolarità della commedia - e riesce a strapparci spesso qualche risata ma traccia la mappa di un concetto di metropolitanità che non fa a pugni con lo stare alla periferia del mondo." (Gianni Olla, 'La Nuova Sardegna')

"Dal documentario al cinema di fiction doc per Enrico Pitzianti, di cui Gianluca Arcopinto aveva già fatto uscire in sala l'ottimo reportage sui pescatori sardi arrabbiati 'Piccola pesca' (2004). Questa opera prima splendidamente fotografata da Mauro Falomi è una novella di formazione fresca e intelligente che del documentario ha lo sguardo asciutto sui personaggi. Massimo è un piccolo idealista borghese. Lo zio un povero diavolo disponibile alla redenzione. Le facce, le strade e gli intrighi di Cagliari sono molto accattivanti.
Nel nuovo millennio, ottimo cinema dalla Sardegna: da 'Un delitto impossibile' (2001) di Antonello Grimaldi a 'Sonetàula' (2008) di Mereu passando per 'La destinazione' (2003) del carabiniere Sanna e 'Jimmy della collina' (2006) di Pau. Il rinascimento del cinema italiano parla anche sardo." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 13 giugno 2008)

"Cagliari come L'Havana in 'Tutto torna' di Enrico Pitzianti. Ma ogni isola è uguale alle altre? Per Pitzianti sì, quindi riversa nel Mediterraneo situazioni da cinema cubano, quello che prepara il passaggio dal castrismo all'hollywoodismo. Nel segno della multietnicità, in 'Tutto torna' troviamo rari sardi e vari stranieri; fra i primi, l'alter ego del regista, un giovane scrittore (Antonio Careddu), e lo zio (Piero Marcialis), xenofobo e sfruttatore, ma anche sfruttato. Tutto è un po' schematico nel film, incluso il legame del giovane col trans cubano (Yonaiki Broch montano). I quadretti locali sono migliori di quelli globalizzati; se ci sarà un seguito, si spera che sia 'tutto resta'." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 13 giugno 2008)

"Nel solco sardo indipendente, ecco un piccolo film riuscito e sensibile dedicato a chi parte, resta o torna. Il giovane Massimo aspirante scrittore va nella city a convivere con uno zio che vorrebbe essere Briatore. Ma è tutto marcio, la bellona che lo corteggia è un trans, ma qui il nostro ha una reazione ottocentesca. Questa educazione sentimental sociale è ben recitata, ricca di particolari di riporto per l'identikit di un paese i cui vizi antichi restano radicati: ma pure gli scrittori di fama non scherzano. Al sax Gavino Murgia, il trans è miss Cuba, l'autore Pitzianti è pronto a fare un bel salto per la passione che mette nell'inquadrare umiliati e offesi con sincera presa documentario surreale." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 13 giugno 2008)

"Saldamente legato alla sua Sardegna, Enrico Pitzianti. Dopo una serie di documentari sociali ('Un anno sottoterra' e 'Piccola pesca', dedicati alle lotte dei minatori di Monteponi e dei pescatori di Capo Teulada), filma il primo lungometraggio di finzione. Ambientato nel multiculturale quartiere cagliaritano della Marina, interpretato da un cast quasi interamente locale e non professionista, accompagnato dal musicista Gavino Murgia, 'dedicato a chi parte, chi arriva e chi ritorna' con un pensiero sia a quanti approdano da altri paesi in cerca di un futuro migliore che all'emigrazione inversa dei nativi dall'isola. Nonostante le radici caratterizzanti, il contesto di 'Tutto torna' potrebbe essere ambientato ovunque. La vicenda, di formazione e umorismo leggero, Pitzianti voleva portarla sul grande schermo da almeno 10 anni, e l'ha co-prodotta insieme a Gianluca Arcopinto e all'indipendente Zaroff Film, co-sceneggiata e diretta." (Federico Raponi, 'Liberazione', 13 giugno 2008)
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