Tutto può accadere a Broadway

She's Funny That Way

USA - 2014
4/5
Tutto può accadere a Broadway
Isabella "Izzy" Patterson è una giovane squillo che aspira a diventare attrice. O piuttosto una giovane attrice che si arrangia a sbarcare il lunario. Una notte s'imbatte in Arnold Albertson, affermato regista con passioni da filantropo. Arnold le offre 30.000 dollari per coltivare i suoi sogni e realizzare se stessa. Si innesca così una girandola di eventi inaspettati ed incredibili equivoci che cambieranno la vita di tutte le persone che Izzy conosce, dalla sua stralunata psicanalista fino a un misterioso detective.
  • Altri titoli:
    Squirrel to the Nuts
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: LAGNIAPPE FILMS IN ASSOCIAZIONE CON RED GRANITE INTERNATIONAL, VENTURE FORTH, THREE POINT CAPITAL, HOLLY WEIRSMA PRODUCTIONS
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2015)
  • Data uscita 29 Ottobre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Potrebbe essere anche un paragone riduttivo, ma per dare un'idea di massima si pensi al miglior Woody Allen alle prese con quei meccanismi di commedia "ad orologeria" che ne hanno caratterizzato le opere più riuscite. Parliamo di un altro "giovanissimo", il 75enne Peter Bogdanovich che torna al grande schermo con un film di una freschezza spumeggiante, una screwball comedy insieme classica e postmoderna, omaggio dichiarato a Lubitsch (attenzione agli "scoiattoli teste di rapa" di Fra le tue braccia), a Broadway e al cinema tutto, rispolverando in parte le atmosfere di ...e tutti risero, diretto dallo stesso Bogdanovich nel 1981.

A portarci dentro la storia è proprio la Buffa così com'è del titolo, la giovane Isabella/Izzy/Glo Stick (Imogen Poots), mentre si racconta ad una giornalista: regista di successo, Arnold Albertson (Owen Wilson) arriva a New York per mettere in scena la sua nuova piece teatrale. Protagonista dello spettacolo sua moglie (Kathryn Hahn) e accanto a lei il divo del cinema Seth Gilberg (Rhys Ifans). La prima sera che Arnold si trova a New York, chiede la compagnia di una escort: arriva una giovane e affascinante ragazza, Isabella. Al quale l'uomo regala 30.000 dollari, a patto che però abbandoni il suo lavoro e faccia di tutto per intraprendere la carriera dei suoi sogni, fare l'attrice...

Che cosa siamo realmente nella vita? E che cosa raccontiamo agli altri? Bogdanovich, autore anche della sceneggiatura insieme a Louise Stratten, mette a punto un congegno narrativo che tende a risolvere gli "equivoci" nel momento stesso in cui si presentano, alimentandone poi degli altri. Aiutato, e non poco, da un cast pressoché perfetto (da non dimenticare Jennifer Aniston nei panni della psicologa isterica e autoritaria...), il film sprizza divertimento e libertà da tutti i pori, si preoccupa poco del politically correct e riesce nella non facile impresa di coniugare la commedia sofisticata a quella dei nostri Montagnani e Banfi (verso il finale, quella girandola di personaggi nelle camere d'albergo...). Cammei anche per Michael Shannon e Quentin Tarantino. L'ultimo spettacolo? Speriamo davvero di no.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURANO ANCHE WES ANDERSON E NOAH BAUMBACH.

- FUORI CONCORSO ALLA 71. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2014).

CRITICA

"Una commedia romantica sul desiderio e i suoi labirinti, in cui perdersi può essere bello quanto pericoloso. Un omaggio al miglior cinema di una volta. Una pochade moderna e sfacciata. Ma soprattutto la resurrezione di un grande sfortunato e troppo spesso dimenticato come Peter Bogdanovich, il raffinato regista-critico-cinefilo che dopo aver intervistato tutti i miti del cinema classico (Welles, Ford, Hawks...) ha diretto film pensosi come 'L'ultimo spettacolo' e commedie irresistibili e malinconiche come 'Ma papà ti manda sola', 'Paper Moon', 'E tutti risero', per poi finire ai margini del sistema. (...) 'She's Funny That Way', un 'veicolo' perfetto per la grazia e il talento dell'inglese Imogen Poots, qui nei panni di una call girl di inossidabile innocenza che ricorda molto la Audrey Hepburn di 'Colazione da Tiffany'. Anche se l'invenzione più esilarante è quella del suo benefattore Owen Wilson, un regista teatrale e collezionista benefico di escort (...). E tutto con una leggerezza e una gratuità che sfiorano l'inconsistenza ma rendono ancora più irresistibile il gioco dei dialoghi e delle gag cesellate da regista e interpreti con una complicità che scalda il cuore. Charles Boyer, Jennifer Jones e il sommo Lubitsch sentitamente ringraziano. Ma per scoprire perché bisogna vedere il film." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 30 agosto 2014)

"Valeva la pena di aspettare tredici anni il ritorno sul set di Peter Bogdanovich: il suo «She's Funnt That Way», evento fuori concorso di ieri, è un gioiello di verve, di eleganza e di stile, una commedia sofisticata come non se ne vedono più, a metà strada tra Lubitsch, Woody Allen e Feydeau, ambientata nella romantica New York dei teatri di Broadway, nella magica metropoli che non dorme mai e sa assecondare sogni e desideri, dove è facile incontrare l'amore e liberarsi delle nevrosi. E infatti tutti si innamorano, o si illudono di farlo, in un fuoco di artificio di trovate che coinvolge un cast di prim'ordine, con Owen Wilson, Jennifer Aniston, Kathryn Hahn, Rhys Ifans e Imogen Poots." (Titta Fiore, 'Il Mattino', 30 agosto 2014)

"Si sentiva la mancanza di una commedia sofisticata come solo Bogdanovich sa confezionare. E si sentiva la mancanza proprio di lui, Peter Bogdanovich, l'autore dell'indimenticato 'Paper Moon', che per dodici anni era rimasto lontano dal grande schermo. Un ritorno festeggiato proprio alla Mostra di Venezia, con 'She's Funny That Way', un delizioso film fuori concorso in linea con il suo stile. Un consenso unanime ha accolto questa «sophisticated comedy» di raffinata fattura con dialoghi incalzanti e un continuo susseguirsi di eventi, affidato a una robusta sceneggiatura e a un cast stellare: Owen Wilson (...), Kathryn Hahn, Will Forte, Jennifer Aniston e Imogen Poots." (Michela Tamburrino, 'La Stampa', 30 agosto 2014)

"Peter Bogdanovich torna a Venezia trenta e passa anni dopo avervi vinto il Premio della Critica con 'Saint Jack' (1979) e averne inaugurato un'edizione con 'E tutti risero' (1981). (...) Il Festival ricambia questo attestato d'amore e fa di 'She's Funny That Way', presentato (...) alla Mostra fuori concorso, il film con più risate durante la proiezione e applausi calorosi alla fine. Un trionfo, tanto più gradito per chi era ormai considerato sì un classico, ma di quelli che avevano perso lo smalto e non avevano più nulla da dire. (...) 'She's Funny That Way' (È divertente così com'è) è un concentrato delle sue cose migliori. C'è il regista appassionato del proprio lavoro di 'Rumori fuori scena', l'investigatore più interessato ai sentimenti che ai colpevoli di 'E tutti risero', il mondo della prostituzione di 'Saint Jack', la strampalata follia femminile di 'Ma papà ti manda sola?', la passione per la vita vissuta al cinema o in teatro di 'L'ultimo spettacolo'. Tutto però è come nuovo, vecchie battute recuperate con la grazia sapiente di chi sa che nulla è più inedito del già detto, l'eterno aprirsi e chiudersi di porte d'albergo come tante entrate e uscite dalla realtà, le nevrosi, le ossessioni, i tic e i tabù di chi spera sempre che domani sarà un altro giorno, proprio come la fabbrica dei sogni cinematografici gli ha insegnato. Il risultato è questa commedia brillante, (...). Owen Wilson, Jennifer Aniston, Kathryn Hahn, Imogen Poots, Rhys Ifans e il resto del cast si prestano meravigliosamente a una ronda divertente quanto surreale dove i cinefili possono perdersi, tanti sono i rimandi e gli ammicchi e il pubblico normale bearsi tanto tutto suona naturalmente nuovo. Una festa." (Stenio Solinas, 'Il Giornale', 30 agosto 2014)

"E tutti risero, verrebbero da dire, parafrasando proprio il titolo di un film di Peter Bogdanovich che inaugurò la Mostra nel 1982. Un'ovazione ha accolto 'She's Funny That Way', che potremmo tradurre 'E divertente (o pazza) così com'è'. Capita spesso ai festival quando, in mezzo a disastri e desolazioni, spunta una commedia all'antica hollywoodiana. Di quelle ritmate e birichine, con un po' di sesso e New York come sfondo, più le strizzatine d'occhio giuste (...). Bogdanovich oggi ha 75 anni (...) questa storia, nata tre lustri fa per lo scomparso John Ritter col titolo bizzarro 'Squirrels to the Nuts', scoiattoli alle nocciole, ha continuato a ronzargli in testa, finché due produttori indipendenti non sono riusciti a chiudere il progetto. All'insegna del risparmio: 30 giorni di riprese in tutto, bisognerebbe dirlo a certi registi italiani. Il cast prestigioso ha fatto il resto. Owen Wilson, Imogen Poots, Jennifer Aniston, Rhys Ifans, Kathryn Hahn, Illeanna Douglas hanno subito risposto sì al regista newyorkese, il cui nome dirà poco al pubblico dei ragazzi, ma non a chi da giovani vide 'L'ultimo spettacolo', 'Paper Moon' o 'Saint Jack'. In questo clima di affettuoso revival all'insegna della Hollywood che fu, tra omaggi a Lana Turner e Audrey Hepburn, non sorprende l'apparizione a sorpresa di Quentin Tarantino, nel ruolo di se stesso. (...) la commedia (...), dietro la patina nostalgica, appunto cinefila e citazionista, sfodera un cuore malizioso e una scrittura brillante, dove tutto torna, sin troppo forse, in una chiave da pochade, tra porte che si aprono e si chiudono, coincidenze, equivoci. Per la serie: «Una bella storia non dovrebbe essere rovinata dalla realtà». Pensate a un film di Woody Allen, ma più frenetico e meno senile, soprattutto meno arancione nella fotografia. (...) La frase chiave del film è: «Ridere fa bruciare le calorie più di ogni altra cosa». La ripete Bogdanovich incontrando i giornalisti: forse gli hanno detto che in sala è stato un trionfo di risate." (Michele Anselmi, 'Il Secolo XIX', 30 agosto 2014)

"(...) un film magnifico e commuovente, da non perdere. (...) un omaggio alla screwball comedy di gag, equivoci, battute e battibecchi. A Hawks e a Ernest Lubistsch che attraversa il film, e lo chiude con alcuni fotogrammi «presi» da 'Cluny Brown' ('Fra le tue braccia'), e alla cinefilia amorosa come quella del regista (Buster Keaton, Renoir, 'Psycho' tra i suoi altri amori) con lo special guest a sorpresa nel finale. (...) una continua dichiarazione d'amore al cinema classico, al gioco di attori, a quell'epoca d'oro di Hollywood che per il regista de 'L'ultimo spettacolo' è stato il momento più alto nell'immaginario americano. (...) un intreccio di malintesi e di «sliding doors», di porte di albergo che si aprono e che si chiudono, di ascensori che salgono troppo in fretta, di vendette in scena (siamo pur sempre tra attori), di detective privati appostati tra i grattacieli di Manhattan e i ristoranti italiani dove se una coppia si da appuntamento tutti gli altri arriveranno là. E ancora di ritmo, musicalità delle battute (ovviamente perduta nel doppiaggio italiano), tempi comici irresistibili. La storia la conosciamo già ma poco importa perché senza supereroi né effetti speciali, Bogdanovich ci incolla alla sedie con riso, emozione, ironia raffinata, un gusto del cinema di pura messinscena, di perfezione lieve e irresistibile." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 28 ottobre 2015)

"Peter Bogdanovich (...) ritorna con una commedia irresistibile e divertentissima (...) che richiama i classici di Lubitsch (citato con una battuta tormentone da 'Fra le tue braccia') Wilder, Sturges e molto Woody Allen, nella fotografia, nella musica, nello stile yiddish. Sono i padri padroni di commedie sofisticate e di rotolanti screwball che l'autore aveva già miscelato genialmente in 'Ma papà ti manda sola?', quasi remake di 'Susanna': è guerra dei sessi. (...) Un gioco di equivoci nella commedia delle star di Hollywood dici, taxisti, finti rabbini, detective; e divi, mogli, amanti, con una citazione d'obbligo da 'Colazione da Tiffany'. La riuscita dello scatenato film che non ammette una pausa ma moltiplica ritmo e risate, storia «bigger than life», più grande della vita, è nella scintilla elettrica del magnifico complice cast: Owen Wilson e Jennifer Aniston («barbrastreisandeggiante»), Kathryn Hahn e Imogen Poots, Rhys Ifans e Will Forte, coppie che si prendono e si lasciano. E tutti risero, per citare Bogdanovich, ma dietro c'è una totale sfiducia per la costanza degli affetti, la vita di famiglia. Tra incontri scontri in hotel, teatri, ristoranti, grandi magazzini, New York diventa il set ideale di un regista che fa rivivere (scrivendola con Louise Stratten, l'ex moglie) l'età d'oro di un cinema da rimpiangere (è sempre 'L'ultimo spettacolo'), ma finendo con l'apparizione di un mito d'oggi. Super segreta sorpresa e questa non è vintage." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 ottobre 2015)

"Regista di culto negli anni 70, da un po' il settantaseienne Peter Bogdanovich era sparito, o lavoricchiava per la tv. Torna ora con una commedia gustosa, che potresti attribuire ad Allen e ha una trama simile al film di Woody 'Pallottole su Broadway'. (...) Niente di straordinario, intendiamoci: ma un film che ti fa ridere senza cadere nell'idiozia è già un regalo. Tutto il cast ha il ritmo giusto e gioca bene di squadra; con una menzione d'onore per Jennifer Aniston, in una parte di strizzacervelli mezza matta simile a quella in cui l'abbiamo vista nella serie 'Come ammazzare il capo'." (Roberto Nepoti, 'Il Messaggero', 29 ottobre 2015)

"Aleggia un dubbio esortando il pubblico a non perdere «Tutto può accadere a Broadway» e cioè quello che la passione cinefila possa avere portato al diapason il criterio di giudizio. Però anche riconoscendo che il doppiaggio toglie un pizzico di brio all'originale (...) ribadiamo la ferma convinzione che il ritorno alla «screwball comedy» di Bogdanovich non si accontenti di un pigro ricalco dei capolavori di Lubitsch («Fra le tue braccia» funziona peraltro come epigrafe), Wilder o Preston Sturges, bensì proponga un mix di ritmo, battute e personaggi dettati dal rinnovato piacere di sapere sceneggiare e mettere in scena una commedia newyorkese come il dio del cinema comanda. Una sensazione che dovrebbe farsi strada non solo tra i nostalgici dell'autore di «... e tutti risero» e «Ma papà ti manda sola?», tanto è vero che il vispo settantaseienne è riuscito a girare il film - scritto ben 25 anni orsono - grazie alla tutela d'amici odierni come Wes Anderson e Quentin Tarantino, nonché di giovani interpreti-complici come Wilson e Aniston. Dunque eccoci immersi nel gioco del caso, delle coincidenze asincrone e delle sliding doors dei sentimenti (...) scatenando una girandola debitamente illogica di quiproquo e siparietti che non hanno alcun bisogno di ricorrere alla zampata trash o al certificato del politicamente o sociologicamente corretto. (...) gag farsesche eppure di classe (...). Il tocco di Bogdanovich, infine, non si limita a praticare la profondità dissimulata tipica del migliore Woody Allen, ma sembra davvero credere con ingenuità - questa sì - vintage che in fondo all'animo dello spettatore tutto possa accadere come sullo schermo luminoso di una buia sala cinematografica." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 29 ottobre 2015)

"Nel puro stile classico hollywoodiano che da sempre ispira l'estro di Peter Bogdanovich, tutto può accadere a Broadway. (...) Sulla base di un copione scritto una quindicina di anni fa, Bogdanovich ha varato il film con un bel gruppo di attori in grado di conferire colore e verve a personaggi disegnati in chiave di nostalgia di un cinema di altri tempi. E tuttavia il vero modello qui è Woody Allen; e, pur in assenza degli irresistibili ritmi di 'Ma papà ti manda sola', la piccola commedia degli equivoci in una Manhattan dei sogni scorre spiritosa e piacevole." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 29 ottobre 2015)

"Chi si rivede, Peter Bogdanovich. A 13 anni dal suo ultimo film e a 35 dal suo ultimo successo, il regista di 'Paper Moon' ritorna alla ribalta con un confesso autoritratto. La storia di un regista che ama troppo le donne e il cinema, ma che non ama abbastanza il pubblico per rinunciare ad affliggerlo colle sue «scoperte» (...). Piacerà soprattutto ai fans da sempre di Bogdanovich, inopinatamente tornato in formissima. I ritmi sono da dio. E imbeccato da lui, anche un attore spesso irrilevante come Owen Wilson sembra volare alle altezze di Cary Grant." (Giorgio Carbone, 'Libero', 29 ottobre 2015)

"A settantasei anni resta un fuoriclasse Peter Bogdanovich. Questa frizzante commedia degli equivoci, lontana (ma non troppo) parente di certi film di Woody Allen, si gusta soprattutto nella prima parte. (...) Si ride molto, un po' meno nel secondo tempo." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 29 ottobre 2015)

"Peter Bogdanovich, dopo tanti drammi, festeggiati e spesso premiati, torna alla commedia, come ai tempi felici di «Ma papà ti manda sola» e di «PaperMoon». Per farlo, insieme alla sua ex moglie Louise Stratten, si è scritta una storia piuttosto amena (...) una vera e propria girandola che coinvolge una quantità di personaggi in situazioni molto comiche quasi sempre sul versante dell'amore e anche del sesso, con una serie di equivoci (...). Una girandola a dir poco perché (...)Bogdanovich, intervenendo sul testo anche come regista, ha affidato il tutto aritmi quasi frenetici, puntando molto sulla scoperta comicità delle varie situazioni e chiedendo il massimo di spigliatezza ai suoi attori." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 1 novembre 2015)

"Dopo anni di assenza dal grande schermo (...), il critico e saggista cinematografico, regista e sceneggiatore Peter Bogdanovich (...) vi ritorna (...) con «Tutto può accadere a Broadway», una spassosa commedia (imperdibili i titoli di coda), un intreccio di equivoci e di tradimenti, una girandola di espedienti e di colpi di scena esilaranti, di sorprendenti incroci sentimentali, di covate esplosioni di gelosia e di incredibili coincidenze. (...) Una galleria di personaggi affidati a un cast brillantemente assortito e ottimamente diretto in un film (...), sceneggiato da Bogdanovich (con la ex moglie), rimarchevole per la perfetta struttura a incastro in una calcolata baraonda di autentico divertimento. Un racconto dal sorprendente finale, senza vuoti e senza cadute né di ritmo né di gusto, scandito in tempi comici impeccabili, perfettamente dosati: un omaggio affettuoso e nostalgico alla commedia hollywoodiana, denominata sofisticata (anni '30,'40 e'50) quella degli Ernst Lubitsch, Preston Sturges, Howard Hawks e di altri, un omaggio, con svariate citazioni, da parte del regista di «L'ultimo spettacolo», «Ma papà ti manda sola?», «PaperMoon», «E tutti risero», il quale ne riprende, aggiornandoli, i temi e ne recupera i raffinati procedimenti stilistici." (Achille Frezzato, 'L'Eco di Bergamo', 3 novembre 2015)
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