Tutto il bene del mondo

Un mundo menos peor

ARGENTINA - 2004
Tutto il bene del mondo
Dopo vent'anni, una donna scopre che il marito, creduto morto, vive in un paesino dell'Argentina. Con la figlia che non ha mai conosciuto il padre, va in cerca di lui e del suo passato...
  • Altri titoli:
    A Less Bad World
    Un mondo meno peggiore
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35MM (1:1,85)
  • Produzione: ALEJANDRO AGRESTI PER RWA FILMS, PATAGONIK FILM GROUP, SURF FILM
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 19 Novembre 2004

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

L’argentina Isabel (Monica Galan), vissuta per vent’anni nella convinzione che il marito fosse rimasto vittima della dittatura militare, scopre invece che il suo Cholo (Carlos Roffe) è vivo e fa il fornaio in un paesino balneare: con Tutto il bene del mondo, la donna parte insieme alle due figlie alla ricerca dell’uomo. Presentato alla Mostra di Venezia nella sezione “Orizzonti”, l’ultimo lavoro del filmmaker argentino Alejandro Agresti si costruisce nel consueto minimalismo formale che lascia spazio all’esplorazione delle dinamiche relazionali: sullo schermo si anima la complessità del recupero memoriale-affettivo e il rapporto ondivago genitori-figli. La riflessione sul significato simbolico e pragmatico di un’unione sentimentale e sullo status etico della paternità si innestano vividi nel contesto socio-politico dell’Argentina contemporanea, riluttante e vergognoso – il titolo originale del film era appunto La vergogna – a confrontarsi con la sua storia più recente: i desaparecidos rischiano di essere tali anche nella memoria collettiva. Contro questo colpevole oblio, Agresti si scaglia con emergenza morale senza che il suo sguardo soffra la miopia della reificazione ideologica: il regista di Una notte con Sabrina Love, apre il diaframma poetico per infondere nelle immagini la linfa vitale di una umanità immediata e trasparente, ritratta in posizione di fiducioso surplace. Per chi lotta per un mondo meno peggiore.

NOTE

- PRESENTATO ALLA 61.MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004) NELLA SEZIONE "ORIZZONTI".

CRITICA

"A 43 anni e quasi 30 film alle spalle (ultimo il delizioso 'Valentin'), Agresti prosegue nella sua autobiografia collettiva. E' dura voltare pagina dopo orrori come quelli attraversati dall'Argentina, ma provare si deve. Naturalmente per guarire dal lutto questo ex-comunista torturato, metafora della parte migliore del paese, occorrono mezzi adeguati. Ed ecco una figlia mai vista di cui ci si innamora solo a guardarla, bambini terribili, gag infallibili, qualche violino di troppo. Ma anche attori perfetti e sentimenti disegnati a meraviglia. E poi l'Argentina non è nuova ai problemi di memoria, come provano le lettere ritrovate di un'ebrea tedesca... Violini a parte, si può anche piangere." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 novembre 2004)
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