Tutti gli anni una volta l'anno

ITALIA - 1993
Tutti gli anni una volta l'anno
E' una tradizione, per un gruppo di amici, quella di riunirsi per una cena annuale in un ristorante cittadino. L'organizzatore è un ex-prefetto in pensione, Lorenzo. Ma c'è una novità: di Filippo, improvvisamente morto da poco, si legge una lettera, quando tutti (tranne Giuseppe, sempre in ritardo) sono seduti a tavola. La missiva viene letta dal notaio Romano: essa contiene una proposta assolutamente insolita. Al defunto piacerebbe infatti che tutti gli amici sessantenni andassero a vivere in totale armonia in un antico convento in Umbria, che ha comprato e stava restaurando. Ma i convitati non accettano l'idea di quella specie di comunità sodale: Francesco e soprattutto sua moglie Laura hanno problemi personali; Anna Maria, nubile, è molto impegnata nel suo lavoro e trova assurda la proposta; Mario ha a Roma una giovanissima amante (per caso la vede nel ristorante con un giovane); Ginevra non è tipo da eremo. Quanto a Raffaele, egli è un eccentrico burlone con preoccupazioni cardiovascolari ed un figlio, Davide, che si occupa delle bizzarrie paterne. Messa ai voti, la proposta trova un solo favorevole: da qui sospetti e allusioni. Poi si scopre che la lettera di Filippo non è affatto del morto: è stato il pigro e sornione notaio a scriverla, poiché in realtà il convento appartiene proprio a lui. All'arrivo di Giuseppe, un'altra sorpresa: egli si trova agli arresti domiciliari come indiziato per tangenti e l'idea di un trasferimento in Umbria sembra sollecitarlo molto. A notte fonda, il goliardico Raffaele ha un grave malore: viene chiamata un'ambulanza, ma questi si riprende. Poco dopo gli infermieri porteranno via un infartuato: è il vecchio e simpatico proprietario del ristorante.
  • Durata: 87'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Produzione: D.D.S. CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: ACADEMY PICTURES E SACIS (1994) - VIDEO CLUB LUCE, DELTAVIDEO, RCS FILMS & TV

CRITICA

"Ecco: scene madri, copione attento, battute azzeccate. E' un film, ma sembra teatro, secondo gli schemi e perfino i modi delle vecchie commedie di costume, con quello che fa ridere, quello che avrebbe diritto di piangere e tutti, sempre, autorizzati a venire al proscenio per illustrare alti e forti i loro casi. (...) Lo si deve molto, naturalmente, anche agli interpreti che Lazotti ha scelto tra le fila più prestigiose e agguerrite del nostro teatro e del nostro cinema: da Giorgio Albertazzi, il prefetto, a Vittorio Gassman, il 'tangentaro', a Paolo Ferrari e Giovanna Ralli, i coniugi in disarmo, a Carla Cassola, I'intellettuale, e Lando Buzzanca, il fisico; con l'aggiunta di uno straniero di fama, Jean Rochefort, l'allegrone, cui fa da controcanto, immusonito e saccente, il figlio Giammarco Tognazzi, l'unico giovane della brigata. Visto, curiosamente, senza complicità." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 18 ottobre 1994)

"Il film di Gianfrancesco Lazotti, prima prova di ampio respiro di questo regista che aveva esordito nel collettivo 'Piazza Navona', ha tutte le carte per incontrare il favore di un pubblico che cerchi un passatempo garbato e intelligente, ben confezionato, non eccessivamente impegnativo. Perché un lavoro di spirito molto tradizionale, per non dire all'antica, comunque privo di ambizioni innovative. Non è un giudizio negativo, solo una constatazione. Diventa un'annotazione molto positiva se l'esistenza di film come questo, o come quello di Paolo Virzì, denota una rinnovata e salutare diversificazione nel panorama creativo e produttivo di casa nostra." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 16 ottobre 1994)
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