Tutta colpa di Freud

ITALIA - 2013
2/5
Tutta colpa di Freud
L'analista Francesco Taramelli, barba "freudiana" e un bello studio nel centro di Roma, si trova alle prese con tre pazienti speciali, ovvero le sue adorate figlie, e ognuna di loro è un caso disperato. Sara, la maggiore delle tre, è una ragazza omosessuale che vive a New York e che dopo essere stata lasciata dalla sua compagna, il giorno in cui le chiede di sposarla, torna a Roma e vorrebbe diventare etero; per questo chiede al padre lumi sull'universo maschile, a lei sconosciuto, e prova a uscire con vari uomini fino a quando crederà di aver incontrato quello perfetto, Luca. Marta, romantica e dolce libraia, è innamorata di Fabio, un ladro di libri sordomuto, ma la loro relazione è alquanto condizionata dalle difficoltà di comunicazione. La 18enne Emma, che ama follemente suo padre e vorrebbe somigliare alle sue sorelle, ma che ha perso la testa per Alessandro, un uomo di cinquant'anni. Mentre cerca di conciliare il suo ruolo di padre/analista, Francesco prende una sbandata per Claudia, una donna misteriosa, elegante, sofisticata e glaciale che lui incontra e segue nel suo quartiere senza avere mai il coraggio di avvicinarla, che però scopre essere la moglie dell'attempato fidanzato della figlia minore. Si troverà così di fronte a un bel dilemma: aiutare la coppia a superare la crisi per preservare sua figlia oppure indirizzarla verso una separazione e vivere così la sua storia d'amore?
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: MEDUSA FILM, REALIZZATO DA MARCO BELARDI PER LOTUS PRODUCTION, IN COLLABORAZIONE CON MEDIASET PREMIUM
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 23 Gennaio 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Non basta il padre della psicanalisi nel titolo, e un padre psicanalista nel soggetto, per fare una commedia alla Allen. Tutta colpa di Freud, nono tassello in regia di Paolo Genovese (autore anche del romanzo omonimo, suo debutto editoriale), è invece una commedia romantica fatta e finita, con un canovaccio solo un po' più movimentato (ugualmente stereotipato) rispetto al classico passo a due.
Tre piccole donne, tre sorelle, vivono sotto lo stesso tetto insieme al papà (Marco Giallini) che alla bisogna è anche il loro terapeuta. Le figlie non disdegnano, il bisogno c'è, l'opportunità (leggi deontologia) meno: Marta (Vittoria Puccini) è una libraia che si innamora di un “cleptomane per giunta sordo” (Vinicio Marchioni); Sara (Anna Foglietta) una lesbica che, dopo l'ennesimo rapporto fallito con una donna, decide di tornare etero; Emma (Laura Adriana), una maturanda che ha perso la testa per un uomo (Alessandro Gassmann) che ha la stessa età del padre. Pane quotidiano per l'analista, amaro calice per un genitore, che si trova anche nella spiacevole situazione di aver preso una cotta per una bella signora (Claudia Gerini), maritata proprio con l'amante della figlia più piccola.
Una matassa potenziale di gag ed equivoci, sbrogliata però senza troppa convinzione. Più frivola che comica, l'operazione vuol ricalcare la commedia rosa sofisticata, ma il decalco funziona soprattutto sul colore. Piccola annotazione sociopolitica: il sentimentalismo è un lusso da classi agiate e un sogno a buon mercato per tutti gli altri, come ai tempi dei Telefoni Bianchi. La presenza della psicanalisi resta sulla carta, sullo schermo è il trionfo dei cliché e dei dialoghi della marmellata.
Sei milioni di euro di budget (producono Mudusa e Lotus) investiti sull'internazionalità del brand. Tradotto: qualche esterno a New York, una Roma fichetta (tra via dei Coronari e Piazza Navona), un decor da catalogo Ikea, una colonna sonora ultrapop e very english (ma c'è anche un inedito di Daniele Silvestri). A proposito, l'uso delle canzoni è talmente smodato che Tutta colpa di Freud somiglia a un lungo videoclip interrotto ogni tanto dal film. Off il suono dell'Italia più vera, inquieta, arrabbiata.
Bene Giallini (simpatia e contegno) e Marchioni (muto e delicato), ma è un po' tutta la storia tra quest'ultimo e la Puccini che funziona. Rivedibile il metraggio: dura due ore, scorre in 120 minuti.

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE DAL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA.

- CANDIDATO AI DAVID DI DONATELLO 2014 PER: MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA (CLAUDIA GERINI) E DAVID GIOVANI.

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2014 PER: MIGLIOR COMMEDIA, ATTRICE NON PROTAGONISTA (CLAUDIA GERINI È STATA CANDIDATA ANCHE PER "MALDAMORE" DI ANGELO LONGONI) E CANZONE ORIGINALE ("TUTTA COLPA DI FREUD").

CRITICA

"Nel finale di 'Domenica maledetta domenica' Peter Finch, dopo una delusione d'amore, la paragonava a un colpo di tosse. Paolo Genovese nel nuovo film 'Tutta colpa di Freud', titolo anche del suo libro Mondadori, parla invece di raffreddore, qualcosa legato comunque alle vie respiratorie. L'arte della commedia trova in Genovese un autore attento, non banale né volgare, archistar di storie sentimentali complesse, a più voci, lamenti, affanni. Dopo l'ottimo 'Una famiglia perfetta', che non faceva sconti e infatti ha pagato scotto, ecco un altro interno inferno ma più glamour, quello del padre single analista con tre figlie carenti d'affetto a volte sdraiate realmente sul suo lettino. (...) ne uscirà un racconto carino (troppo carino), con molta musica (troppa), la voglia di smussare gli angoli e far andare tutte le palle in buca, prolungando i limiti ideali dei 100 minuti. Pur con questi limiti il film riscatta i dilaganti orridi cinepanettoni. Il soggetto di Genovese inizia con un coraggio che poi un po' sacrifica a convenzioni, restando però sempre una spanna sopra il comune senso del pudore della commedia italiana. L'unico che tace è proprio Freud: l'analista prende anch'egli il raffreddore, l'amore è un male contagioso e non c'è mai a una vera pace dei sensi (un armistizio?). Cast sciolto, andante con brio, dal pensoso Giallini alla De Niro a Claudia Gerini che tiene in equilibrio due famiglie con classe, dal Gassmann in cliché deduttivo, alle tre fanciulle quasi in fiore, la luminosa Vittoria Puccini e le brave Anna Foglietta e Laura Adriani." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 gennaio 2014)

"Paolo Genovese esce contemporaneamente con romanzo e film, nati evidentemente insieme. Parliamo del film. Le potenzialità della commedia romantico-brillante ci sono tutte. (...) La storia gira e anche i piccoli ruoli funzionano (in particolare Vinicio Marchioni). Ma chi sa spiegare perché tante note stridono e stonano? Dipende solo da orecchio pigro, dall'abitudine a un altro Dna della commedia made in Italy?" (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 23 gennaio 2014)

"Al pari di Luca Miniero e Fausto Brizzi, Claudio Genovese è un regista di commedie che il pubblico (come si deduce dall'ottimo botteghino di 'Un boss in salotto') predilige. In quest'ottica dovrebbe funzionare bene anche 'Tutta colpa di Freud', dove il barbuto psicoanalista Marco Giallini si trova alle prese con tre figlie adorate e i loro problemi di cuore: Vittoria Puccini che si invaghisce sempre dell'uomo sbagliato, l'omosessuale Anna Foglietta che decide di riciclarsi con i maschi e la diciottenne Laura Adriani innamorata del cinquantenne Alessandro Gassman, marito della bella Claudia Gerini sui cui, guarda caso, Giallini ha messo gli occhi. Piccoli equivoci, alcune gag riuscite, interpreti accattivanti, ma la drammaturgia è televisiva e i personaggi restano abbozzati." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 23 gennaio 2014)

"Dopo gli irritanti 'Immaturi' Genovese cresce confezionando una commedia tra Verdone ed Allen con un sottilissimo Giallini dalla barba coltivata che non t'aspetti (di solito gli affidano ruoli più brutali e rock) e una Foglietta irresistibilmente vispa come una giovane Emma Thompson (col capello corto, è identica alla star inglese). Cinema stracommerciale e anodino che, però, sa essere anche vero. Vedere per credere lo scorbutico sordomuto di Vinicio Marchioni (bravissimo a terrorizzarci quando prova a parlare) di cui si innamora la libraia timida. Tratto dall'omonimo romanzo del regista. Bravo Genovese. Finalmente maturo." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 23 gennaio 2014)

"Piacerà a chi segue volentieri i film di Genovese che non sarà Risi o Monicelli ma le immaturità (qualunque sia l'anagrafe) sa metterle bene sullo schermo. E a chi da secoli reclamava un ruolo di protagonista assoluto per il bravissimo Giallini." (Giorgio Carbone, 'Libero', 23 gennaio 2014)

"Spiritosa, intelligente commedia, per di più priva di volgarità. Unico difetto: un po' troppo lunga. (...) Dialoghi brillanti e attori intonati. Che volere di più di questi tempi?" (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 24 gennaio 2014)
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