Tropa de Elite 2 - Il nemico è un altro

Tropa de Elite 2 - O Inimigo Agora É Outro

BRASILE - 2010
La forza speciale del Capitano Nascimento torna ancora una volta a usare tutti i mezzi ammissibili - e talvolta inammissibili - a sua disposizione per combattere il crimine dilagante nelle favelas e nei quartieri della classe media di Rio de Janeiro. Il Capitano deve anche fare i conti con un altro avversario: la polizia corrotta. La criminalità organizzata è riuscita a ottenere un punto d'appoggio tale nelle favelas che nemmeno i funzionari di polizia, una volta incorruttibili, sono caduti preda della sua influenza. Ma questo non è il suo unico problema , ci sono anche i bisogni del figlio adolescente da considerare. Quando la sua sfera privata e professionale entrano in contatto, il risultato è esplosivo.

CAST

NOTE

- SEQUEL DEL FILM "TROPA DE ELITE - GLI SQUADRONI DELLA MORTE", DIRETTO DALLO STESSO REGISTA NEL 2007 E VINCITORE DELL'ORSO D'ORO AL 58MO FESTIVAL DI BERLINO (2008).

- PRESENTATO AL 61. FESTIVAL DI BERLINO (2011) NELLA SEZIONE 'PANORAMA SPECIAL'.

CRITICA

"Sfruttando anche Braùlio Mantovani, sceneggiatore ormai storico del nuovo cinema brasiliano, il cineasta carioca affonda il dito nella piaga più dolorosa del Brasile. Quel concentrato di droga, miseria, criminalità e corruzione che inonda di sangue le strade delle favelas, quella mafia che tiene nelle sue file poliziotti, boss, uomini di comunicazione e trafficanti che il BOPE (...) voleva soffocare senza fare prigionieri. Padilha ci stupisce, perché non si accontenta di turbarci con le armi, con le esecuzioni di strada di poliziotti che vogliono 'eliminare il problema alla radice', mettendoci nella condizione di scegliere tra i cattivi con la divisa e quelli senza. No, qui ci mette dentro la politica, le logiche elettorali di uomini di potere pronti a tutto. Se in 'Tropa de Elite' ci mostrava i burattini di un Brasile allo sbando, nel sequel ci svela i burattinai che cercano di coprire i propri loschi traffici con una Missione Iraq. Lo fa con la stessa semplice linearità narrativa e visiva con cui sorprese la capitale tedesca tre anni fa e con una trovata di sceneggiatura intelligente. (...) E se qualcuno spera in un lieto fine, il barlume di luce viene spento dalla voce fuori campo di Moura, fredda e ironica nel dire che il cancro brasiliano - così simile, peraltro, a quello italiano - è un'Idra le cui teste non smettono di ricrescere. E lo fa su una splendida panoramica della fredda Brasilia."(Boris Sollazzo, 'Liberazione', 15 febbraio 2011)
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