Tropa de elite - Gli squadroni della morte

Tropa de elite

BRASILE, ARGENTINA - 2007
Rio de Janeiro, 1997. Il capitano Nascimento, comandante di una squadra speciale della polizia brasiliana, il Batalhão de Operações Especiais (Bope) si vede assegnata la missione di riportare l'ordine in una favela governata dagli spacciatori di droga. Il poliziotto vorrebbe essere dispensato dal pericoloso incarico, anche perché sua moglie sta per dare alla luce il loro primogenito, ma non riesce a trovare un collega all'altezza del compito. Un giorno, però, Nascimento si imbatte in Neto e Matias, due poliziotti coinvolti in una sparatoria che, dopo aver visto i suoi metodi di lavoro, decidono di farsi assegnare alla sua squadra speciale, mettendosi subito in evidenza uno per il coraggio e l'altro per l'intelligenza. Certo che se Nascimento riuscisse a combinare entrambe le qualità in un solo uomo avrebbe finalmente trovato il suo successore.

CAST

NOTE

- ORSO D'ORO AL 58MO FESTIVAL DI BERLINO (2008).

CRITICA

"'Tropa de Elite', che segna il debutto alla regia di finzione di José Padilha, senza 'brave persone' di mezzo, arrotolati come si è tra poliziotti corrotti, studenti spacciatori e boss di quartiere; fatto che ha suscitato grandi controversie in patria del film per la propaganda con cui si può leggere l'eroismo fanatico delle teste di cuoio. Se poi i sanguinosi scontri vengono alimentati da una retorica urlata di immagini e da un punto di vista narrativo che aderisce simbioticamente alla mentalità 'fascista' dei suoi protagonisti senza conferire alla storia nessun tipo di distanza prospettica, l'effetto ambiguo complessivo partorisce logiche e visioni irritanti." (Lorenzo Buccella, 'L'Unità', 12 febbraio 2008)

"A rendere il film una leggenda ancora prima di vedere la luce ha contribuito inoltre lo sceneggiatore Rodrigo Pimentel, ex.integrante del corpo di polizia che due anni fa, insieme a un collega e al sociologo Luiz Eduardo Soares, ha pubblicato un best-seller che raccontava i crudi retroscena della corporazione." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 12 febbraio 2008)

"Il brasiliano esordiente, ex documentarista, José Padilha, entra con la cinepresa in una favela di Rio de Janeiro e pedina un superpoliziotto che, tentando di mettere ordine nella generale corruzione dei trafficanti di droga, come dei colleghi, incontra, o provoca, sparatorie, omicidi, duelli all'ultimo sangue, un ritmo da action movie che colloca 'Tropa de Elite' in un contesto realistico che non ammette reticenze." (Silvio Danese,
'Quotidiano Nazionale', 12 febbraio 2008)

"Accolto freddamente dalla stampa, in 'Truppa d'Elite' avvilisce la troppa violenza." (Salvatore Trapani, 'Il Giornale', 12 febbraio 2008)

"Neanche de Hadeln avrebbe mai inserito un noioso e volgare film brasiliano come la bufala fascio-dark
'Tropa de elite', tsunami ideologico a luci caravaggesche ma inneggiante alla tortura, alla tolleranza sotto zero, all'uomo della provvidenza e allo sbeffeggiamento di ogni atteggiamento umanitario liberal-democratico dalle favelas di Rio." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 12 febbraio 2008)

"' Tropa de Elite', scritto dallo sceneggiatore di 'City of God' (Braulio Mantovani), è un film spettacolare, dinamico, dalla palese analisi sociale e con le fattezze del racconto storico, visto che i fatti narrati sono datati 1997. Undici anni fa e sembra ieri. (...) I giornalisti brasiliani presenti a Berlino, al seguito di 'Tropa de Elite', giurano che la realtà raccontata non è per niente inventata. Nessuna invidia per il cast e la troupe del film che hanno rischiato la pelle (e qualche auto e macchinario della produzione rubato ci sono stati) per portare a termine una controversa e durissima opera di denuncia, che ha lasciato la Berlinale senza fiato." (Davide Turrini, 'Liberazione', 12 febbraio 2008)

"Ciò che fa di La tropa d'Elite una vera sorpresa è la sua capacità di coniugare i modi del cinema d'azione a un'ambizione tematica più alta e non mancheranno di certo le polemiche sulla violenza delle scene e la dolorosa veridicità dell'ambientazione. Cineasta formatosi nel documentario, produttore del suo lavoro, Padilha ha mano ferma e credibilità nella messa in scena. Ma beneficia soprattutto di fare oggi da inatteso capofila a un movimento cinematografico assai variegato e originale. Sono molti i film brasiliani che si annunciano per i prossimi mesi e si avverte ovunque la curiosità per un nuovo cinema in grado di conquistare un'attenzione pari all'importanza della nazione." (L'Unione Sarda.it, 17 febbraio 2008)
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