Tron Legacy

USA - 2010
Tron Legacy
Il 27enne Sam Flynn, esperto di tecnologia, decide di indagare sulla scomparsa del padre Kevin. Insieme alla sua amica Quorra, Sam si ritroverà catapultato in uno spettacolare universo cibernetico estremamente avanzato e pericoloso, fatto di crudeli programmi e giochi di gladiatori, in cui suo padre ha vissuto per 25 anni.
  • Durata: 127'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA, THRILLER
  • Specifiche tecniche: SONY CINEALTA F35, HDCAM SR (1080P)
  • Produzione: STEVEN LISBERGER, SEAN BAILEY, JEFFREY SILVER E JULIEN LEMAITRE PER LIVEPLANET, WALT DISNEY PRODUCTIONS
  • Distribuzione: WALT DISNEY STUDIOS MOTION PICTURES, ITALIA
  • Data uscita 29 Dicembre 2010

TRAILER

NOTE

- SEQUEL (REALIZZATO A 28 ANNI DI DISTANZA) DEL FILM "TRON" (1982) DI STEVEN LISBERGER.

- GWENDOLYN YATES WHITTLE, ADDISON TEAGUE SONO STATI CANDIDATI ALL'OSCAR 2011 PER IL MIGLIOR MONTAGGIO SONORO.

CRITICA

"All'epoca, 'Tron' fu il primo lungometraggio a parlare di realtà virtuale, ora è uno dei molti esempi di come spesso il cinema anticipi il futuro. (...) Gli omaggi a 'Tron', nel corso degli anni, sono stati tantissimi. Dagli Strokes (che gli hanno dedicato il loro videclip '12:51') a Caparezza ('Abiura di me'), dai Simpson ai Griffin, passando per tanti videogiochi che, a volte anche solo con un dettaglio, si rifanno a quelle scenografie di linee perpendicolari blu fosforescenti su sfondo nero che caratterizzavano la parte animata del film. Dietro quella parte creativa e tecnica del film c'era poi un ragazzo di 24 anni che già si era fatto notare dalla Disney: Tim Burton. (...) II sequel sarà un successo? Nel corso di questi anni, non solo sono cambiati gli effetti speciali e le conseguenti aspettative del pubblico (...), ma anche il modo di intendere il computer. (...) Le paure del terzo millennio si focalizzano invece sull'eccessivo utilizzo che facciamo del computer ai danni della natura (...). Non è il pc che soffoca l'uomo, ma l'uomo e la macchina che assieme uccidono il mondo intorno. Ecco quindi i tanti film apocalittici del momento, i ghiacciai scongelati e così via. Sperando che anche qui nulla di ciò possa accadere e che un giorno non ci si debba ridurre a scegliere la pillola azzurra pur di non vedere cosa ne abbiamo fatto del nostro pianeta, con l'aiuto del computer." (a.d'a., 'Liberal', 29 ottobre 2010)

"Oggi il film è un kolossal da centinaia di milioni, rigorosamente in 3D, con scenografie sontuose, effetti mirabolanti, grafica impeccabile, azione adrenalinica, colonna sonora ad hoc affidata a star della dance elettronica come i francesi Daft Punk. La confezione rasenta la perfezione, insomma. Certo, gli anni passati dal prototipo si sentono. Un trentennio di progresso tecnologico, l'arrivo di Internet, lo sviluppo dei videogiochi, la diffusione del cinema digitale non sono passati inutilmente. Difficile farsi sorprendere come accadde ai fan del tecno-cinema con quel film costruito da pionieri come il regista Steven Lisberger che oggi figura come produttore. (...) Per chi ama il genere, il divertimento è assicurato." (Aldo Lastella, 'La Repubblica', 29 ottobre 2010)

"Dai tempi del primo 'Tron' (28 anni fa) nel cyberspazio c'è stata una grande rivoluzione, sebbene il 'Tron' del 1982 fosse un film di azione e fantasia con il merito di aver aperto il filone cyberpunk e senza il quale non ci sarebbe stato 'Matrix'. Di nuovo si riaffaccia l'odio per i creativi, con le stesse moto e simili intercettatori avvinghiati dalla passione per i videogiochi. Allora, si raccontava un mondo che pochi conoscevano, dominato da programmi informatici, codici, sistemi di controllo software, hardware e periferiche. Ora, 'Tron: Legacy', realizzato con 250 milioni di dollari e diretto dall'esordiente Joseph Kosinski in 3D (effetto che appare solo quando si cambia mondo, come accade con il colore ne 'Il mago di Oz'), trasporta lo spettatore in un universo violento, cyberdark, offrendo un'esperienza emotiva, tecnologica e visiva difficile da dimenticare. La tecnologia nell'ultimo decennio non è più lontana e contrapposta alla cultura umanistica, ma è capace di comprenderla esaltarla e liberarla dalla schiavitù della materia. (...) Rispetto ad anni fa, la tecnologia è oggi strumento di ogni giorno e di ognuno, non è minaccia per la cultura umanistica, ma nuovo veicolo di conoscenza, libertà e spiritualità." (Dina D'Isa, 'Il Tempo' 28 dicembre 2010)

"Come un pianeta parallelo che è allo stesso tempo retro e futuribile, hippie e high tech, 'Silly Simphonies' e 'Metropolis', spericolata avventura lisergica e calcolatissima operazione promozionale, 'Tron: Legacy' arriva in sala ventotto anni dopo da quando la Disney segnò una tappa miliare dell'evoluzione del cinema digitale con un film che il pubblico non amò nemmeno lontanamente quanto 'ET' e a cui la critica preferì il più verboso e intellettualmente pretenzioso 'Blade Runner'. (...) Il suo sequel è un oggetto meno straordinariamente alieno dell'originale, ma comunque un'allucinazione affascinante. (...) Alle prese con un immaginario visivamente già connotato come quello di Tron, ma forte di un arsenale tecnologico che un quarto di secolo fa si poteva solo immaginare, Kosinski fa la scelta intelligente di attenersi all'elegante, quasi austera, semplicità del suo precedente, lavorando più che altro di variazioni cromatiche, décor e dettaglio. (...) Il mondo virtuale di Tron non è (ancora) completo, o riuscito, come quello di 'Avatar'. E sicuramente meno invitante, più dark. Ma, nei suoi momenti migliori (grazie anche alla colonna sonora di Daft Punk), più sperimentali, 'Tron: Legacy' insegue il volo altissimo di 'Fantasia'." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 29 dicembre 2010)

"Uno dei tre grandi Roth della letteratura, l'austroungarico Joseph, scrive nel saggio 'L'Anticristo', uscito da Editori Riuniti in un'imperdibile nuova collana, qualcosa che serve come prefazione al sequel di 'Tron', nell'82 il primo film dell'età virtual-elettronica. Dice l'autore della 'Cripta dei Cappuccini' che l'Ade del mondo moderno è Hollywood, qui gli uomini hanno venduto la propria ombra. E immagina, profetizza un mondo separato con proiezioni, diviso dalla realtà cui offre quel plus valore economico che è l'Anti Cristo concreto. La divisione fra realtà ed ombre anticipa il senso del serial disneyano 3D, dove il soggetto è sempre un inseguimento tra il padre scomparso nell'elettronica di un maxi video gioco, e il figlio che oggi lo ricerca. Tutto improntato sul design dell'era virtuale post 'Avatar', da elettro caleidoscopio, il film del grafico tridimensionale Joseph Kocinski tenta di vendicare il fiasco, di culto ma sempre fiasco, del film d'allora che anticipò 'Matrix'. (...) Ma tutti gli effetti speciali dell'Anticristo Hollywood non tolgono monotonia alla storia dove s'inserisce una citazione del Ziggy Stardust di Bowie, opera del barista Castor, Michael Sheen, l'abituale sosia di Blair colto in un momento senza Tony." ('Corriere della Sera', 31 dicembre 2010)

"Momento fantastico per Jeff Bridges. Meno di un anno fa vinceva uno strameritato Oscar per il cantante country beone di 'Crazy Heart'. Da meno di due giorni, invece, recita in un dittico dai grandi incassi nel periodo natalizio Usa: l'omaggio western a John Wayne firmato Fratelli Coen 'Il Grinta' e 'Tron: Legacy', remake attesissimo di un avveniristico film Disney degli '80 che per primo ci parlò di realtà virtuale e cyberspazio. (...) La sceneggiatura non è il punto forte di 'Tron: Legacy'. Anche se siete freschi dell'originale di Steven Lisberger (qui in uno sfizioso cammeo), troverete poca coerenza e logica nelle avventure informatiche di padre e figlio. Ma l'eleganza non manca. Pianure nero cobalto tagliate da linee fosforescenti battute da moto supercompatte e soffuse note techno-chic dei francesi 'Daft Punk' (attori come dj in un locale) sono le chicche che creano un'atmosfera anche se il 3D soffre perché ottenebrato da un mondo troppo tenebroso. Bridges? Vecchia volpe che sa di non essere il centro dell'attenzione di 'Tron', meno avvincente dell'originale ma molto più elegante. Non un film tronista, per intenderci." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 31 dicembre 2010)

"In principio fu 'Tron', che nel 1982 sdoganò sullo schermo la realtà virtuale, con elettroniche geometrie variabili, brividi uomo-macchina e una pletora di omaggi ed epigoni, dagli Strokes ai Simpson. 28 anni dopo il regista Steven Lisberger torna da produttore e soggettista, mentre Jeff Bridges è ancora Kevin Flynn/Clu, ma in versione 2.0, ovvero Cocoon. (...) Non si salva quasi nulla, a partire dal 3D ¿ stitico, se non invisibile ¿ e dagli attori: Olivia Wilde (Quorra) è bella ma non balla, Garrett Hedlund è stinto nella tutina di Sean Flynn, il figliolo che cerca il padre prodigo (Bridges) nell'universo cibernetico. Insomma, a voler essere buoni 'Tron Legacy' è un appena discreto videoclip al servizio della elettro-dance dei Daft Punk, il duo parigino che firma la colonna sonora. Ma se gli orecchi ridono, gli occhi piangono: perché il mondo là fuori sta troppo avanti." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 6 gennaio 2011)


"Uscito con poco successo ventotto anni fa, il primo 'Tron' s'è trasformato col tempo in un cult-sleeper. (...) Nell'era del web 2.0 il soggetto, all'epoca della prima volta d'avanguardia, è inflazionato: e il film lo ammette, in fondo, citando 'Matrix'. Più interessanti stavolta paiono gli effetti grafici: costumi con linee fluorescenti lanciati nello spazio come geroglifici, veicoli digitali. Tutto questo comporta scenografie dark, rese ancor più scure dall'effetto degli occhiali 3D." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 8 gennaio 2011)
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