Tre vite e una sola morte

Trois vies & une seule mort

FRANCIA - 1995
PRIMO EPISODIO - Matteo Strano parte da Parigi per un viaggio presumibilmente breve. Torna e va ad abitare proprio di fronte a casa sua (c'è rimasta la moglie Maria) e ci passa venti anni. Un operaio, con cui Matteo beve tre bottiglie di champagne, è da tempo diventato il nuovo marito della donna. SECONDO EPISODIO - George Vichers, ricco e celebre, professore alla Sorbona (che vive con la madre anziana e malata) si trasforma all'improvviso in clochard e mendicante. " felice di dare tutto il denaro agli altri, nessuno escluso. E intanto si innamora di Tania una prostituta. Finché un giorno torna alla Sorbona: la madre è morta e le lezioni riprendono dopo la "svolta". TERZO EPISODIO - Una giovanissima coppia di amanti (insaziabili, ma anche squattrinati) Martin e Cécile viene misteriosamente nominata erede di uno splendido castello vicino alla Loira e gratificata di una rendita in franchi, puntualmente inviata ogni mese. Unica condizione: mantenere in servizio il vecchio maggiordomo (il quale non è che lo sconosciuto benefattore). QUARTO EPISODIO - Un ricchissimo uomo di affari, Luc Allamand, si "inventa" una famiglia (di origine italiana) tanto per giustificare certe operazioni finanziarie. Un giorno apprende che quella stessa famiglia sta per atterrare all'aeroporto di Parigi. "Se il personaggio principale di questi episodi "vive" "alcune" vite, tuttavia come chiunque altro non può avere che una sola morte.

CAST

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO AL 49. FESTIVAL DI CANNES (1996).

CRITICA

"Ruiz coltivò una narrativa eccentrica fin dai suoi inizi. Tres tristes tigres (1968), il film dell'esordio alla regia, lo mostrò. E, pur pagando il debito di uno scampato alle stragi del Cile di Pinochet (vedi: Dialoghi degli esiliati, 1974, girato come gli altri suoi film in Europa), cercò sempre di ubbidire alla propria vocazione. Qui, in Tre vite e una sola morte, essa trova una favorevole occasione che potrebbe rivelare questo dotatissimo autore al pubblico internazionale." (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 24 maggio 1996).
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