Tre tocchi

ITALIA - 2013
Le vicende di sei attori in cerca di lavoro, che tra un'attività e l'altra due volte a settimana si ritrovano per giocare a pallone in un campetto di periferia. Il giovane attore di soap Gilles è bello e amato e apparentemente spavaldo, è in realtà così insicuro e debole da finire in un brutto giro che lo condurrà nel tunnel della cocaina. Vincenzo, cupo e silenzioso, passa le sue giornate ad accudire il padre in ospedale e per mantenersi canta in un ristorante; visto il suo talento e la sua bellezza, però, Vincenzo potrebbe aspirare a qualcosa di meglio e la forte frustrazione lo porteranno a sfogarsi nel sesso e nella violenza fisica. Leandro decide di tornare nella sua Napoli per chiudere i conti con un passato ingombrante e oscuro sotto le smentite spoglie di Jennifer, il trans che interpreta a teatro; rimetterà così in discussione la propria intera esistenza. Max, originario della Basilicata, si era illuso di poter fare una vera carriera, ma si ritrova costretto a prendere una difficile decisione: cedere o no alla proposta di sposarsi con la figlia di un ricco albergatore. Antonio è un attore di teatro che si fa mantenere da una donna che ha trent'anni più di lui; deciso a riprendere in mano il proprio destino affronterà il provino che gli permetterà di fare il protagonista della sua vita, contro chi non credeva in lui, contro chi non lo considerava all'altezza, anche contro se stesso. Emiliano, invece, si è arreso alle sue insicurezze e ha perso la determinazione e la voglia di farcela; il lavoro da facchino e il passatempo da doppiatore hanno rubato tempo alla recitazione e lo hanno portato a rinchiudersi in un mondo fatto solo di sogni.

CAST

NOTE

- FINANZIATO DA: AMBI PICTURES DI ANDREA IERVOLINO E MONIKA BACARDI.

- CO PRODUTTORE: MONIKA BACARDI.

- PRODUTTORE ESECUTIVO: ANTONIO DE FEO.

- SELEZIONE UFFICIALE ALLA IX EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2014) NELLA SEZIONE 'GALA'.

CRITICA

"Curioso, sperimentale, autobiografia di una generazione di attori che non riesce a lavorare e quindi a esprimersi come vorrebbe (...) un viaggio all'interno dei sogni di chi attende audizioni e scritture, tra molte chiacchiere virili spesso spoglie e spogliate, e un memorabile essere o non essere in doccia. Tra fotoromanzi, illusioni d'autore e scorciatoie di sesso, questi ormai quasi giovani vivono in realtà le stesse delusioni che caratterizzano il made in Italy. A smentire Risi si tratta di ottimi attori: Massimiliano Benvenuto, Leandro Amato, Emiliano Ragno, Vincenzo de Michele più alcune stelle in cameo (Luca Argentero, Marco Giallini, Claudio Santamaria, Francesca Inaudi) che fanno corona intorno a sei intimissimi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 13 novembre 2014)

"Strano film, 'Tre tocchi'. Qua e là sfiora l'elegia (il ritorno al paesello) o la rivelazione di una verità amara ma vera, ma subito la contraddice con una pennellata di grottesco. E alla fine invece di avvicinarci a questi personaggi, alle loro storie, ai loro legittimi sentimenti e risentimenti, finisce per allontanarli in una cornice di marginalità a cui manca sempre lo scatto della rivelazione. Con un tuffo al cuore nel finale per l'apparizione di Giacomo Losi, mitico capitano della Roma anni '60." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 13 novembre 2014)

"Risulta evidente che Marco Risi, sempre sorprendente nel suo eclettismo e nella sua curiosità, volesse realizzare un film se non proprio di sperimentazione, libero e agile. A partire dagli appuntamenti in campo con la squadra di calcio degli attori, a un certo punto il regista ha selezionato alcune storie. Ne ha messe in scena sei con uno stile nervoso e frammentato, alternando l'impegno sportivo, goliardico e vitalistico, ai rispettivi percorsi di vita, più o meno fortunati. Ciascuno insegue la compatibilità tra passione per la recitazione, con il riconoscimento e con la soddisfazione materiale. Che potrebbe non arrivare mai. Persone determinate fino alla maniacalità ma anche fragili, qua e là opportuniste, vanitose, concentrate su se stesse e bisognose di conferma dell'autostima, pronte a crollare, a cedere allo sconforto o alla rabbia. Su tutto il desiderio di indagare il mistero di questa figura, di chi assume una personalità che non è la sua. Apprezzabile, davvero, ma è come assistere a qualcosa di propedeutico a qualcos'altro." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 13 novembre 2014)

"Pur apprezzabile per l'idea che ha generato un soggetto interessante, il film sconta la divisione episodica che ovviamente coincide con il racconto di ciascun personaggio: un assetto strutturale che indebolisce la narrazione, considerando inoltre che non tutti gli attori esprimono la medesima forza scenica sullo schermo." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 13 novembre 2014)

"Piacerà a chi non ha mai smesso di credere in Risi nonostante le non poche bufale della sua filmografia. Qui ha tentato il «commedione» un pugno di storie a descrivere le nevrosi del momento. Missione compiuta nonostante la premeditata sgradevolezza dei personaggi." (Giorgio Carbone, 'Libero', 13 novembre 2014)
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